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Portela: ora la Questura consiglia di restarsene a casa per lasciar spazio a spacciatori e anarchici! Possiamo ancora affermare di essere a Trento?

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La stampa riferisce che martedì 29 marzo scorso la Questura ha chiesto ai responsabili del comitato “Presenza Civile in Portela” di sospendere, non si sa se temporaneamente, le ronde programmate in quello che, a ragione, il giornalista definisce il quadrilatero del degrado.

Come noto, l’iniziativa nasce da un nutrito gruppo di residenti, esasperati sia per il degrado che da lungo tempo caratterizza la zona, che, riteniamo, per l’incapacità di coloro che dovrebbero garantire ordine e sicurezza di dare risposte concrete alle loro legittime esigenze e comprensibili preoccupazioni.

Rammentiamo che le cc.dd. ronde altro non sono che delle passeggiate serali, cui partecipano numerosi residenti, il cui fine è quello di disturbare in qualche misura l’operato degli spacciatori di droga che infestano la zona, che forse potrebbero così alla lunga essere indotti ad una nuova emigrazione.

Crediamo, peraltro, che l’iniziativa abbia anche il condivisibile intento di denunciare, con modalità del tutto pacifiche e civili, l’incapacità delle autorità competenti di ripristinare la legalità in un’ampia zona della città capoluogo.

Peraltro la situazione non soltanto è nota, ma diffusa anche al di fuori del “quadrilatero”.

Capita, infatti, abitualmente a chi frequenta, anche in pieno giorno, la zona che da piazza Dante si estende verso piazza santa Maria Maggiore e verso via Gazzoletti di assistere ad episodi di spaccio di droga che avvengono alla luce del sole.

Ciò premesso, merita di essere sottolineata la motivazione della richiesta della Questura, che sembrerebbe essere stata determinata da due circostanze.

Da un lato la presenza in loco di un nutrito gruppo di spacciatori di droga non conosciuti alle forze dell’ordine, le cui reazioni di fronte alla passeggiata serale dei residenti non sarebbe stata prevedibile.

Dall’altro la possibile presenza di anarchici, distintisi per aver imbrattato gli edifici della zona con scritte e volantini contrari all’iniziativa dei residenti (trattandosi dei consueti sproloqui, non si ritiene necessario richiamarne i contenuti).

Il tutto in carenza di personale di polizia sufficiente a garantire la sicurezza dei cittadini.

In buona sostanza pare che ad un gruppo di pacifici cittadini sia stato consigliato di non passeggiare per il proprio quartiere, non essendo le forze dell’ordine in grado di assicurare al loro sicurezza a fronte delle possibili violenze da parte di spacciatori di droga e anarchici.

Crediamo che a nessuno sfugga l’assoluta gravità della motivazione fornita dalla Questura, che certamente un tale “consiglio” non avrebbe dato se non avesse ritenuto che effettivamente i cittadini, in assenza di congrua “scorta”, avrebbero corso il rischio di essere aggrediti.

Ciò che di fatto la Questura ci dice è che a Trento dei cittadini esasperati dal degrado in cui da tempo versa il loro quartiere non sono neppure liberi di manifestare pacificamente, con la sola loro presenza, il loro disagio, in quanto, se non adeguatamente protetti, rischiano, a casa loro, di essere aggrediti dai delinquenti abituali che infestano il quartiere, supportati nell’occasione da personaggi noti alle cronache per i ripetuti atti di violenza di cui si sono responsabili nell’indifferenza di chi dovrebbe garantire ordine e legalità (circa il clima di omertosa connivenza di cui costoro godono a Trento si vedano le recenti, ed in verità singolari, dichiarazioni di Commissario del Governo e Questore).

Sappiamo bene quali sono i problemi che incontrano le forze dell’ordine nel compiere il loro dovere; a partire da una legislazione criminogena – voluta al dichiarato fine di svuotare le italiche carceri anche dai parlamentari dei partiti che poi invocano ipocritamente ordine e sicurezza – che certamente non agevola l’operato di chi ogni giorno deve fare i conti con delinquenti di fatto liberi di operare impunemente.

Sappiamo anche che la Provincia non è titolare di competenze dirette in materia di sicurezza, che spettano a quel poco che resta dello Stato italiano e del Comune di Trento.

Ciò non significa però che la Provincia non possa fare nulla; può (recte deve) ad esempio, fare quanto è nella sue possibilità per scardinare il clima omertoso cui Commissario del Governo e Questore hanno fatto riferimento (singolarmente, attese le competenze che dovrebbero esercitare), che ha ben precise ragioni d’ordine politico.

Basti pensare, a solo titolo d’esempio, all’occupazione di una sala dell’Università di Trento ad opera degli anarchici, di cui nessuna autorità ha chiesto lo sgombero.

Si ritiene, pertanto, che la Provincia debba far sentire tutto il suo peso politico, ponendo il tema come prioritario.

Di fronte alla situazione che si è creata, le consuete dichiarazioni di rito non sono sufficienti.

Ritengo non sfugga a nessuno che l’eventuale sospensione dell’iniziativa per ragioni di sicurezza costituirebbe una chiara vittoria per delinquenti e violenti, che di fatto verrebbero riconosciuti come i padroni del quartiere.

In tale caso non si tratta di un “comune” caso di degrado, ma di ristabilire chiaramente le regole del vivere civile, dimostrando che a Trento non sono tollerate zone franche e che le autorità competenti non cedono alla minaccia ed alla violenza.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

 

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere

  1.  se è a conoscenza della richiesta formulata dalla Questura al comitato “Presenza Civile in Portela” di cui in premessa e delle relative motivazioni;
  2.  se, a fronte di quanto accaduto, non ritenga opportuno intervenire immediatamente e pubblicamente a sostegno del comitato e delle ragioni dei cittadini che rappresenta, anche per chiedere che essi possano liberamente manifestare il loro disagio per la situazione di degrado con cui sono costretti a convivere;
  3.  se non ritiene che l’eventuale forzata rinuncia, motivata da ragioni di tutela della sicurezza personale dei partecipanti, all’iniziativa organizzata dal comitato “Presenza Civile in Portela” costituirebbe una vittoria per i delinquenti ed i violenti che infestano la zona ed una sconfitta per le istituzioni chiamate a diverso titolo a garantire l’ordine e la sicurezza;
  4.  se non ritiene opportuno convocare un incontro con Questore, Commissario del Governo e Sindaco di Trento, per porre a tema la questione sicurezza e richiedere che il clima di omertosa tolleranza recentemente rilevato anche da Questore e Commissario del Governo sia definitivamente archiviato.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

cons. Rodolfo Borga