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A proposito di fusioni e gestioni associate

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Per come è stata impostata quella su fusioni e gestioni associate è una polemica che è larga parte frutto di una soltanto parziale conoscenza della situazione.  Civica Trentina, che per occuparsi delle autonomie comunali non ha atteso l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale, sostiene da sempre che sarebbe profondamente sbagliato schierarsi in curva a fare aprioristicamente il tifo pro o contro le fusioni, pro o contro le gestioni associate. Una fusione non è a priori giusta o sbagliata.
Dipende dalle peculiari condizioni delle comunità interessate. D’altra parta la legge (regionale) che stimola le fusioni con corposi incentivi finanziari risale agli anni ’50 e, secondo quanto ci risulta, non ha mai dato luogo a virulente polemiche. E lo stesso vale per le gestioni associate, che peraltro di fatto non di rado erano già volontariamente in corso limitatamente ad alcuni servizi.
Il problema vero è costituito dalle modalità con cui la Giunta provinciale ha voluto imporre alle autonomie comunali la propria volontà dirigista ed accentratrice. Di fatto un inaccettabile ricatto imposto ai comuni sotto i 5.000 abitanti, costretti a scegliere tra fusioni o gestioni associate in ambiti disegnati a Trento a tavolino sulla base di parametri che poco o nulla avevano a che fare con le reali esigenze del territori.
Eguali per tutti e con aggregazioni che in alcuni casi facevano a pugni con la storia delle comunità interessate. E con l’aggravante per gli aggiustamenti richiesti da qualche Sindaco “amico” sono stati concessi, mentre ad analoghe richieste  non sufficientemente “sponsorizzate” la Provincia ha fatto orecchie da mercante.
Nessuno mette in discussione – non certamente Civica Trentina – che la gestione associata di servizi e funzioni tra più Comuni possa essere utile. Anzi, in alcuni casi lo è senz’altro. Il processo non può però essere imposto dall’alto sulla base di parametri uniformi, ma deve crescere dal basso, se necessario opportunamente stimolato, così da poter rappresentare le reali esigenze delle comunità interessate.
Gestioni associate non uniformi, ma a geometria variabile, individuate sulla situazione dei singoli Comuni interessati. E tali da poter effettivamente raggiungere gli obbiettivi di efficienza e di risparmio tanto sbandierati. Proprio in tale senso andava un a proposta legislativa di Civica Trentina, che la maggioranza di centrosinistra ha puntualmente bocciato.
Ora i risultati della pasticciata riforma imposta dalla Giunta provinciale si vedono. I risparmi non ci sono. Anzi al risparmio delle indennità degli amministratori “eliminati” con le fusioni, dopo, essere stati vergognosamente esposti al pubblico ludibrio, sono corrisposti costi superiori di ben 10 volte sotto forma di contributi. I soli risparmi sono, infatti, quelli conseguenti alla drastica riduzione del turn over dei dipendenti comunali, che ha interessato tutti i Comuni trentini.
 Quanto all’efficienza, crediamo sia sufficiente chiedere un parere ad amministratori, dirigenti e funzionari comunali per avere il quadro della situazione. Nessuna posizione aprioristica, pertanto, ma un’analisi puntuale e ragionata, così come è nel costume di Civica Trentina. E non è quindi un caso se alle prossime elezioni con Civica Trentina si schiereranno sia Sindaci (come Rumo e Lona Lases) che alla fusione si sono opposti, che Sindaci (come Romeno, con i colleghi che lo sostengono) che ad una fusione ragionevole stanno lavorando da tempo.