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Agricoltura di montagna: grande opportunità da cogliere e valorizzare. Risorsa economica, territoriale e turistica: si metta in campo una regia pubblica attenta e partecipata

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Non se ne parla purtroppo molto né spesso ma l’agricoltura di montagna, ossia l’attività agricola praticata in area montuosa e collinare, riveste un importante valore strategico, culturale e ambientale, anche se rappresenta solo una parte minoritaria sul totale dell’agricoltura.

Per capire l’importanza delle produzioni montane, basta tenere presente che il territorio italiano è per il 41,6% in collina e per il 35,2% in montagna e fra i grandi Paesi europei, è quello che ha la più elevata percentuale di superficie agricola in montagna. Se poi si restringe lo sguardo a realtà come quella della provincia di Trento, l’importanza dell’agricoltura in montagna diviene ancora più chiara.

Anche perché, come molti esperti non mancano di segnalare, l’agricoltura risulta la principale forma di salvaguardia e valorizzazione del vasto territorio montano italiano. È caratterizzata da produzioni di qualità con un grande potenziale economico, tanto che 123 produzioni DOP e 60 IGP risultano attualmente riconducibili ad aree di montagna.

L’agricoltura di montagna ben risponde, così, al concetto di vera sostenibilità che tiene conto dell’ambiente, delle esigenze delle comunità locali, dei risultati economici e sociali degli imprenditori agricoli e loro attività connesse. Come se non bastasse, questa agricoltura è anche un volano per altri settori dell’economia: turismo, artigianato e commercio.

Per dire dell’importanza dell’agricoltura di montagna in Italia, si può rammentare come quella montana alpina interessi circa 500.000 piccole aziende; ebbene, la metà di queste è situata in Italia.

Ciò nonostante, anche se le superfici attualmente vengono sfruttate con maggiore intensità, non si può non notare un fatto: si restringe la superficie destinata all’agricoltura e scompaiono società un tempo ricche e varie, vicine alla natura ma deboli dal punto di vista economico. Chiara, dunque la necessità di un intervento istituzionale in questo settore anche perché le piccole aziende operanti in zone svantaggiate, quali montane, necessitano di aiuti specifici e di semplificazioni burocratiche, soprattutto con riferimento alla condizionalità e alla normativa relativa al trasporto degli animali.

Di qui la necessità, nella consapevolezza che non si tratta tanto e solo di sostenere un settore specifico né tanto meno di promuoverne uno come tanti, bensì di tenere in vita un ambito economico prezioso e strettamente connesso a quello turistico e storico, che l’Amministrazione provinciale individui uno specifico capitolo di spesa mediante in quale, nel breve termine, stanziare aiuti specifici all’agricoltura di montagna presente in Trentino, non travasando fondi diversamente impegnati per l’agricoltura in generale,ma con un vero e proprio progetto che giovare al rilancio di questo comparto tanto strategico quanto, specie negli ultimi anni, poco considerato a dispetto dalla sua innegabile ed evidente valenza.

Di più, va anche sottolineato come i giovani stiano scoprendo, per scelta o loro malgrado, nuove opportunità specifiche da cogliere, con specializzazioni di colture o allevamenti importanti e che possono essere un traino al sistema dell’occupazione ma anche e soprattutto di quella economia che, se ben seguita, può determinare una vera e propria opportunità rivolta a giovani che in più, hanno di base una formazione culturale che ben risponde al concetto di una agricoltura tradizionale ma moderna con piani strategici da loro stessi confezionati ,vissuti e realizzati.

Tutto ciò premesso,

il Consiglio Provinciale  impegna la Giunta provinciale:

  • a riconoscere in modo puntuale e specifico l’importanza e il ruolo che l’agricoltura di montagna può esprimere e coniugare, generando un vero e proprio progetto con gli addetti ai lavori, dove, attraverso step di crescita da gestire e incentivare, si possa dare concretamente vita a nuove opportunità da gestire e cogliere, a vantaggio delle nuove generazioni che si cimentano in tali progetti, così incentivando l’avvio a nuove professioni;
  • a valutare attentamente che la parte che norma l’attuazione della “banca della terra” approvata dal Consiglio provinciale con la L.p. 4 agosto 2015, n. 15 (art. 116) – conformemente a quanto chiedeva già la Proposta di mozione 162/XV del luglio 2014, presentata da Civica Trentina «al fine di valorizzare il patrimonio agricolo-forestale, di promuovere i processi di ricomposizione e riordino fondiario, di recuperare ad uso produttivo le superfici agricole e forestali abbandonate, incolte o sottoutilizzate, anche per incentivare l’insediamento dell’imprenditoria agricola e, in particolare dei giovani imprenditori, nonché al fine di favorire la salvaguardia del territorio e del paesaggio» istituisce «la Banca della terra» (comma 1) – tenga conto delle esigenze attuative anche in alta montagna a disposizione di quelle colture o allevamenti possibili e sostenibili, a favore dei giovani agricoltori o allevatori;
  • ad individuare uno specifico capitolo di spesa – senza travasi da altri fondi destinati al mondo agricolo – mediante il quale, nel breve termine, dar corso alla realizzazione di un progetto specifico da cogliere e sostenere con aiuti specifici all’agricoltura di montagna presente in Trentino, anche attuando un piano di semplificazione burocratica che,oggi,gravita sul sistema agricolo, mirando, in qualche misura giovare al rilancio di questo comparto spesso vituperato ma che potrebbe svelarsi strategico.

Cons. Claudio Civettini