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Arco e Alto Garda: centri di riabilitazione a rischio? Scandalosa la delibera di indirizzo della Giunta provinciale, il Basso Sarca alzi la testa!

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I Sindaci, nel loro fragoroso silenzio, nulla attivano per la difesa dei centri riabilitativi del Basso Sarca, oggetto di scippo politico, con la delibera 1117 del 7 luglio 2017?

Quali le giustificazioni di tanta assenza politica su un tema tanto importante?

Il Basso Sarca come noto, dopo essere stato un centro di rigenerazione con i sanatori, nel recente passato si è specializzato attraverso presenze -professionalmente parlando- estremamente qualificate nei centri di riabilitazione cardiologica, neurologica e motoria.

Utile ricordare, a questo proposito, la presenza dell’Eremo ma anche di Villa Regina, centri di riabilitazione che attraggono da tutta Italia, pazienti di tutti i livelli, in un clima dove l’efficienza e l’efficacia, trovano una coniugazione di alto livello.

Centri che accolgono trentini e persone di regioni diverse e dove, per dettato della Provincia, devono fare una odiosa discriminazione, voluta da protocolli indefinibili e confliggenti-sui tempi delle terapie-con tutto il resto d’Italia-penalizzando pesantemente i residenti.

Una capacità di attrarre pazienti a fronte del know how, delle conoscenze, della capacità di generare un percorso riabilitativo estremamente qualificato.

Ora, la Deliberazione giuntale (n° 1117 del 7/7/2017) che definisce Centro primario di riabilitazione, Villa Rosa di Pergine per giustificare incredibili investimenti, sembrerebbe una presa in giro a quanto già esiste e opera.

Infatti, dimenticandosi maliziosamente la mission che aveva al tempo giustificato detti investimenti pubblici per la creazione a Villa Rosa, di un polo dedicato a tetraplegici gravi, con alta valenza specialistica a disposizione di tutta Italia, è inacettabile, poiché i danni per quanto già esiste sono gravvissimi, anche per le casse pubbliche.

Questo- a prescindere, dai campanilismi – è verosimilmente frutto di una politica centralista che dimostra come l’Assessore, sia ostaggio politicamente di una piccola serie di burocrati che probabilmente sanno mettere in campo solo scelte ideologiche, nella totale incapacità di valutare progetti, economicità degli stessi ed efficienza erogata.

Progetti già in campo, che, sono efficaci ed efficienti, nonché-alcuni- certificate dalla Corte dei Conti quale erogazione di servizio sanitario, seppur privato, estremamente vantaggioso rispetto al costo del pubblico.

A fronte di ciò, fragoroso e inspiegabile il silenzio di alcuni Sindaci della Busa, che mentre si trastullano sulle dichiarazione di antifascismo per le società di volontariato sociale, dall’atra, con la loro inerzia operativa, si renderebbero correi dello scippo che si sta avverando nel confronti dell’alto Garda, proprio sulle Case di Cura e riabilitazione presenti sul territorio.

Un silenzio inspiegabile, che sarebbe frutto della recente massiccia operazione di comunicazione  e presenza dell’Assessore provinciale in busa, che con l’attuazione della politica del fenomeno, sta mettendo i Sindaci di Riva e Arco, nel torpore dello stupore e nella incapacità di evidenziare quanto invece si sta attuando, per mano di quel Funzionario, che avrebbe tanto in odio la politica della sanità privata, tanto da essere al limite del vendicativo, che per chi governa, è una aberrazione inaccettabile.

Infatti, crediamo che i sindaci della Busa dopo aver taciuto per troppo tempo per quanto riguarda la viabilità, su questo tema –invece-dovrebbero alzare la testa insieme a tutti i Consigli comunali poiché pensiamo che buttare alle ortiche questa grande capacità e opportunità per il Basso Sarca,significhi,perdere una specificità irrinunciabile, generare disoccupazione, abbandonare irresponsabilmente percorsi di alta qualificazione sanitaria, ma soprattutto sprecare una ingente quantità di quattrini poiché sono accertati – e se ne chiede all’Assessore provinciale la smentita – i costi esorbitanti che per le stesse funzioni vengono imputate alla struttura pubblica, che si vorrebbe riempire quasi come una scatola.

Ma di più, va sottolineato che Arco e l’Alto Garda – attraverso l’impegno dei due Enti privati che erogano questi servizi – hanno saputo, oltre che guadagnare credibilità, anche formare persone estremamente qualificate: dai massaggiatori, ai fisioterapisti, a centri di eccellenza.

Concretezza operativa, oggidì del tutto assente in quel contenitore, destinato inizialmente ai tetraplegici ma che, fallito il progetto, cerca di fagocitare quanto di buono già esiste, con costi quasi doppio di quelli oggi praticati.

A fronte di questo, pare doveroso interrogare l’Amministrazione provinciale per sapere quali siano le ragioni che hanno portato a definire Villa Rosa il centro primario di riabilitazione dimenticandosi la mission per cui si è strutturalmente recuperata, oggi, a danno di strutture operative, che, così trattate, andranno evidentemente in piena crisi operativa e di sostenibilità.

Tutto ciò, violando in modo palese e inacettabile, la libertà di scelta riabilitativa del paziente, fatto questo grave e contro ogni regola di sana concorrenza positiva per la qualità dei servizi erogati.

Tutto ciò premesso  il sottoscritto Consigliere

interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente

  • se si conferma o si smentisca che le argomentazione degli investimenti sul recupero di Villa Rosa, erano giustificati inizialmente dalla mission di essere centro specializzato nazionale per tetraplegici anche gravi e nel caso, quali le origini di tale fallimento e se, con la Deliberazione giuntale n° 1117 del 7/7/2017, che ne ridefinisce il ruolo, si sia voluto semplicemente correggere e giustificare questo fallimento, andando a fagocitare gli ospiti, ad oggi inviati con successo ad Arco, nei centri di cura Eremo e Villa Regine;
  • quali siano le tipologie riabilitative previste nel centro di Villa Rosa, quali i costi alberghieri e di terapia giornalieri, imputati per ogni percorso riabilitativo e quali i criteri adottati per dette terapie, in termini di rapporto operatore/pazienti, ore giornaliere di riabilitazione;
  • quanti siano per convenzione, i letti disponibili per Villa Rosa, quanti per le Casa di Cura Eremo e Villa Regina di Arco e, in contemporanea, quanti per l’Ospedale San Pancrazio;
  • quali siano i costi riconosciuti per la riabilitazione motoria per un paziente che abbia subito un intervento di osteotomia valgizzante con placca, per ognuno dei su richiamati centri riabilitativi e quale siano i confronti sulla gestione alberghiera e di terapia ma di più, a Villa Rosa, quanti siano i fisiatri e i fisioterapisti oggi presenti ed operativi;
  • nelle terapie riabilitative, per ogni centro richiamato nel punto precedente, quali terapie giornaliere sono programmate per ogni paziente, se vi sia il rapporto cosiddetto 1 a 1 nel percorso riabilitativo o se invece, come è successo allo scrivente al San Pancrazio, vi siano percorsi individualizzati ma di gruppo;
  • quali i risparmi o addirittura i guadagni preventivati, dall’evidente volontà di travaso di pazienti verso Villa Rosa di Pergine, attraverso questa centralizzazione voluta dalla soprarichiamata delibera e quali le conseguenze del blocco, che nei fatti, il comparto strutturato di riabilitazione del basso Sarca sarà destinato a subire e quali siano gli effetti immediati concreto;
  • a quanti ammonti il turismo sanitario della riabilitazione in Trentino e come sia diviso tra i vari Istituti e quanto, per ognuno, il gettito e le valutazioni sull’indotto locale accertato;
  • se, attraverso questa scelta centralista della riabilitazione in generale, non si violi, nel fatti, la libertà di scelta nelle cure dei pazienti.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini