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Ormai da un paio d’anni politici, giornalisti, commentatori, politologi, intellettuali (e sedicenti tali), che proprio non riescono a capacitarsi del fatto che un gran numero di cittadini/elettori non si adegua alle direttive del pensiero unico imposte dal politicamente corretto, hanno coniato un nuovo marchio d’infamia: POPULISTA! E anche demagogo, che non guasta mai.
Non sei d’accordo con l’immigrazione di massa, priva di controlli? Populista! Ritieni che l’Europa dei burocrati e delle lobby di tutto si curi fuorché dei interessi dei popoli europei? Populista! Sei preoccupato per il crollo demografico che entro qualche decennio farà degli Europei, degli Italiani e dei Trentino una minoranza (anziana), con conseguente stravolgimento delle nostre comunità? Populista! Credi che esista una sola famiglia, quella naturale, e che essa sia il fondamento della nostra comunità? Populista! Credi che quello della sicurezza sia un problema reale e non percepito e che prima che ai diritti dei delinquenti bisognerebbe pensare a quelli delle vittime? Populista! Credi, pur senza voler offendere nessuno, che la nostra sia una cultura plurisecolare di cui dobbiamo andare fieri? Populista! Ritieni eccessivo il carico fiscale? Populista! E perfino, non ti senti in colpa, anzi provi un gran piacere, nel trovarti con gli amici per mangiare un bel piatto di selvaggina? Populista!
Bene, tra i più severi censori del populismo possiamo annoverare a pieno titolo l’on. Dellai, che non perde occasione per tacciare di populismo tuti gli avversari politici. La tecnica è ormai collaudata.
All’avversario che osa criticare l’operato del centrosinistra non si risponde nel merito delle questioni sollevate: lo si accusa di essere un populista ed un demagogo. E così si chiude il discorso.
Certo l’on. Dellai non è il solo, anzi. Anche a livello locale non vi è intervento o documento del centrosinistra trentino, sempre più in evidente difficoltà, in cui non venga evidenziato il rischio che la sola alternativa sia quella populista.
Un po’ come dire: si è vero, abbiamo fatto un po’ schifo, ma se non restiamo noi a governare arrivano i populisti. Bene. Tutto ciò considerato, nell’osservare il poliedrico simbolo di Civica Popolare-Lorenzin, composto da cinque “simbolini”, quattro dei quali ignoti ai più, vien a chiedersi cosa ci faccia quello dell’Italia dei Valori (tra l’altro il solo ad essere un po’ conosciuto).
Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro, e cioè del politico che più e prima di ogni altro sul populismo (quello vero) e sulla demagogia d’accatto ha fondato le sue, grazie a Dio brevi, fortune politiche.
Evidentemente per l’on. Dellai c’è populismo e populismo. Quello cattivo di chi osa criticare le politiche del centrosinistra. E quello buono di chi, con l’aiuto di un simbolino che qualche decimale può ancora raccogliere, può magari aiutare l’ennesimo partitino, messo in piedi in tutta fretta ad una paio di mesi dalle elezioni e spacciato per lungimirante progetto politico, a superare la soglia del 3%.
Non male per chi tutt’ora, nonostante tutto, pretende di rappresentare l’eredità di Degasperi.

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Un centrosinistra alle prese con un continuo calo di consensi, non sapendo più a quale santo votarsi, si è inventato, seguendo il solo tracciato dai cultori del politicamente corretto a livello planetario, la favola delle fake news.
La colpa delle ripetute sconfitte subite e della crescente insofferenza che popolo e ceto medio manifestano non appena è concesso loro di votare, non sarebbe nelle fallimentari politiche proposte ed attuate dal Renzi di turno, ma nelle bugie che un complotto ordito a livello mondiale diffonderebbe a piene mani sul web.
Da qui la necessità d’intervenire con leggi draconiane per mettere il bavaglio a chi osa dissentire dal pensiero unico globale e dal verbo diffuso senza sosta dai media mainstream.
Al complotto globale ordito in danno della verità e dei suoi illuminati detentori non crediamo. E, per dirla tutta, riteniamo a dir poco pericoloso il tentativo di mettere il bavaglio a chi non si adegua. Specie quando non è chiaro – o, forse, lo è fin troppo – chi dovrebbe svolgere il ruolo omnicomprensivo di detentore della verità, censore e giudice di ciò che è vero e di ciò che non lo è, di ciò che può essere detto o scritto e di ciò che invece deve essere oscurato: in ultima analisi di chi può parlare e di chi invece e condannato al silenzio a suon di salate sanzioni.
Ciò premesso, visto che la questione va di moda, abbiamo pensato di dar vita ad un’apposita rubrica dedicata alle fake news che la Giunta provinciale è solita diffondere. Cominciamo dalla legge finanziaria recentemente approvata.
Nella sintetica relazione al bilancio 2018-2020 prodotta dalla Giunta si legge: “complessivamente lo stock di risorse disponibili per la realizzazione di opere pubbliche risulta pari a circa 1.250 milioni di euro”. Una bella sommetta, non c’è che dire. E, soprattutto, una bella notizia per le nostre imprese, da anni alle prese con un drastico calo delle risorse pubbliche destiate agli investimenti. Ed infatti essa è stata puntualmente ripresa da tutti i media locali, giornali e televisioni (Rai compresa). Peccato che la notiziona sia una bufala!
Insospettiti dal grafico che precedeva la perentoria affermazioni, abbiamo chiesto alcuni chiarimenti agli uffici competenti, il cui esito è il seguente. Per il triennio 2018/2020 (non per il solo 2018) sono stanziati 363 milioni, di cui però soltanto 276 sono risorse disponibili, in quanto non già vincolate. Per gli anni definiti “successivi” (che vanno in alcuni casi fino al 2030 ed oltre!) ci sono 442 milioni, di cui soltanto 173 sono risorse disponibili, in quanto non vincolate. Concorderete che come bufala non è male. In luogo di generici 1.250 milioni, i milioni realmente disponibili, in quanto non già vincolati sono 449: non però l’anno prossimo o nel triennio, ma dal 2018 al 2030 ed oltre”!
E, come se non bastasse, tali risorse non sono destinate esclusivamente ad opere pubbliche, ma anche ad acquisti di beni (è il caso dei nuovi autobus). Che questa improvvisa disponibilità di significative risorse fosse una bufala, lo si poteva peraltro dedurre dai dati che la stessa Giunta aveva presentato con il DEFP 2017 (vedi sotto). Ma a quanto pare l’importante è fare propaganda e raccontare un po’ di balle. Tanto poi, come noto, i populisti ed i demagoghi sono gli altri.

 

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La decisione assunta dal Consiglio dell’Istituto Comprensivo di Cembra di modulare per il prossimo anno scolastico la settimana su 5, anziché su 6 giorni, così come è attualmente, ha suscitato non poche perplessità.
Anche perché risulta che genitori e docenti si fossero espressi a favore del mantenimento della situazione attuale con un’ampia maggioranza.
Appresa la notizia, abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere le ragioni di quanto accaduto.

 

Al Presidente del
Consiglio Provinciale
Bruno DORIGATTI
INTERROGAZIONE n. 5479
Secondo quanto riportato dalla stampa, il Consiglio d’istituto della scuola secondaria di primo grado di Giovo avrebbe deciso d’introdurre per il prossimo anno scolastico la settimana modulata su 5 giorni, anziché su 6, così come era fino ad ora.
E, soprattutto, come pare avessero richiesto la gran parte dei genitori (il 70%) e la maggioranza del collegio docenti, il cui parere non sarebbe, pertanto, stato tenuto in alcun considerazione.
Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere
interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere
 
  1. se quanto riportato in premessa risponde a verità;
  2.  in ipotesi di risposta positiva, quali sono le motivazioni per cui non si è tenuto conto del parare espressa larga maggioranza da genitori e docenti.
A norma di regolamento si richiede risposta scritta.
cons. Rodolfo Borga

 

 

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Una delle presunte riforme di cui il centrosinistra si vanta è quella istituzionale. Per Rossi e Daldoss il solo fatto di aver ridotto il numero dei Comuni, ricorrendo a contributi per chi si adegua ed a penalizzazione per le comunità che hanno voluto conservare la loro identità, sarebbe un risultato eccezionale.Che, a sentir loro, l’Italia intera c’invidierebbe.
Le cose, come spesso capita, sono però assai diverse. Civica Trentina ha da lungo tempo evidenziato le contraddizioni di questa pretesa riforma. Che in realtà da non ha prodotto alcun risparmio, dall’altro ha creato alle amministrazioni comunali (e di riflesso ai cittadini) non pochi problemi gestionali.
Per ogni euro risparmiato con la soppressione delle indennità spettanti agli amministratori scomparsi assieme ai loro Comuni, ne sono stati spesi dieci in contributi per investimenti e spese correnti.
Le sole riduzioni di spesa sono state determinate dal blocco del turn over, che ha notevolmente ridotto i numero dei dipendenti. Blocco del turn over che nulla ha a che vedere con la riforma e che ha interessato tutti i Comuni trentini, a prescindere dalle fusioni e dalle gestioni associate. Sotto i link ad  alcuni degli interventi di Civica Trentina sull’argomento. E di seguito una breve intervista al Corriere del Trentino del nostro capogruppo Borga.

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/fusioni-supposti-risparmi-al-la-della-propaganda/

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/lasciamo-vivere-piccoli-comuni-fermiamo-tecnocrati/

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/borga-fusioni-scelta-estorta/

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/risparmi-dalle-fusioni-realta-maggiori-costi-superiori-oltre-10-volte/

 

 

 

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Ai richiedenti asilo o protezione internazionale ospitati nella nostra Provincia viene riconosciuta una smart card, che consente loro di usufruire gratuitamente dei mezzi di trasposto pubblico.
Risulta all’interrogante che da tempo un numero non irrilevante di richiedenti asilo facciano plurime richieste di duplicati della smart card.
Costoro, ottenuta la prima smart card, presentano più richieste di una nuovo documento, richieste che in taluni casi vengono reiterate più e più volte.
E’ del tutto evidente, quantomeno all’interrogante, che il fenomeno non può essere ricondotto a singoli casi di smarrimento della smart card.
Più propriamente si tratta della cessione, a titolo gratuito o più probabilmente oneroso, della smart card a persone che non avrebbero diritto a godere di tale privilegio e che ora si trovano ad usufruire gratuitamente senza alcun titolo dei mezzi del trasporto pubblico;
In buona sostanza una truffa in danno della Provincia, posta in essere da soggetti che godono dell’ospitalità che la Provincia concede loro con spese a carico del contribuente.
Un fenomeno cui va posto termine e che, ad avviso dell’interrogante, dovrebbe dar luogo all’applicazione di sanzioni a carico di chi, non contento di godere gratuitamente di una serie di prestazioni, si esercita in operazioni truffaldine in danno della Comunità che lo ospita.
Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga
il Presidente della Provincia al fine di sapere:

a) quanti sono i richiedenti asilo che ad oggi hanno chiesto un duplicato della smart card che consente la circolazione gratuita sui mezzi del trasporto;
b) quanti di loro hanno richiesto più un duplicato;
c) quanti sono i duplicati ad oggi rilasciati;
d) se s’intendano assumere provvedimenti nei confronti dei richiedenti asilo che hanno richiesto più duplicati (avendo ovviamente ceduto a terzi le precedenti smart card);
e) quali provvedimenti s’intendono assumere per porre termine al fenomeno di cui in premessa.
A norma di regolamento si richiede risposta scritta.
cons. Rodolfo Borga

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Approvato l’emendamento di Civica Trentina (primo firmatario consigliere Borga) per effetto del quale vengono significativamente aumentate le risorse destinate a finanziare l’Azione 19.
La norma finalizza parte dell’avanzo di amministrazione dell’Agenzia del Lavoro ad una misura che con il passare del tempo ha assunto un sempre maggior rilievo. Il provvedimento consentirà ai Comuni di disporre di maggiori risorse per circa 1 milione e mezzo di euro, destinati ai rapporti di lavoro da instaurare con persone in situazione di disagio o difficoltà.
Persone che in molti casi non hanno i requisiti per accedere al c.d. Progettone. 

La maggioranza ha bocciato l’ordine del giorno (proponente consigliere Borga) con cui Civica Trentina ha chiesto che Patrimonio del Trentino spa (società della Provincia) receda dal contratto con cui ha concesso in comodato al Centro Sociale Bruno un grande immobile in Piedicastello.
Qui potete leggere il testo dell’ordine del giorno e di seguito potete vedere il filmato dell’intervento del consigliere Borga. A voi il giudizio. Certo che considerando la mole di adempimenti burocratici che quotidianamente devono affrontare i nostri imprenditori (si pensi, ad esempio, a chi gestisce un bar o un ristorante) o chi gratuitamente organizza manifestazioni a favore della comunità (Pro Loco, circoli anziani, associazioni varie), la tolleranza mostrata dalla Giunta provinciale nei confronti del Centro sociale Bruno risulta essere ancor più censurabile.
Ultima considerazione. Il Partito autonomista, che pure governa la città di Trento, non perde occasione, per il tramite del capogruppo Pattini, di chiedere pubblicamente (alla sua stessa Giunta!!) ordine, disciplina, rispetto delle regole.
Non male come esempio d’ipocrisia. Vedremo a breve cosa ne pensano gli elettori, che forse di essere presi per i fondelli sono stufi. 

 

Approvato l’ordine del giorno di Civica Trentina (proponente il consigliere Borga) con cui si è aumentato da 5 a 20 euro il contributo spettante alle associazioni o società sportive per ogni tesserato minorenne.
Le nuove risorse aumentano di 400.000,00 euro.  Una boccata d’ossigeno per le tante associazioni sportive che investono nei settori giovanili e che svolgono, pertanto, anche un importante ruolo sociale.
L’ordine del giorno, supportato da un emendamento che garantisce la necessaria copertura finanziaria, semplifica anche l’iter burocratico, inserendo la procedura automatica in luogo di quella valutativa.