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Apprendiamo dalla stampa che la segreteria dell’UPT, per mezzo della Segretaria Conzatti, “si riserva di proporre l’eliminazione della possibilità di anticipare la pensione rispetto ad altre categorie di lavoratori e professionisti”. La Segretaria aggiunge che “nel momento in cui il nuovo disegno di legge arriverà aula, l’UPT chiederà il tempo contingentato ed il voto palese”. Molto bene. È però un vero peccato che nessuno dei consiglieri dell’UPT abbia avvisato la dott.ssa Conzatti che per mesi il Consiglio regionale si è occupato della nuova legge sui vitalizi, approvata (dalla sola maggioranza di cui anche l’UPT fa parte) non più tardi di venerdì scorso (alle ore 4,15) e quindi soltanto 7 giorni fa. Se la Segretaria dell’UPT l’avesse saputo, avrebbe già potuto in quella sede presentare le sue proposte. Avremmo risparmiato qualche mese e tante polemiche. Un vero peccato. Così come è un peccato che la dott.ssa Conzatti non abbia letto il Regolamento del Consiglio regionale e che nessuno dei suoi consiglieri glielo abbia fatto conoscere. Avrebbe così appreso che non più tardi del 18 giugno scorso il Consiglio regionale ha eliminato la possibilità di chiedere il voto segreto sul ddl e che quindi non vi è alcun bisogno di richiede il voto palese. Ed avrebbe altresì appreso che in Consiglio regionale (né per la verità in quello provinciale, ove è la norma) è possibile chiedere il tempo contingentato. Insomma, mi pare di poter dire che urge un maggior raccordo tra la Segretaria dell’UPT ed i suoi consiglieri regionali, che non possono continuare a tenerla all’oscuro di cose così importanti.

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Veramente tempestivo l’on. Ottobre nel rispondere al mio comunicato. Peccato che il tentativo di smarcarsi, unitamente al suo amato Presidente Renzi, dalla geniale intuizione di rendere obbligatorio, sia pure a richiesta del debitore, l’utilizzo del bancomat per i pagamenti sopra i 30 euro faccia acqua da tutte le parti. Tutta colpa di Monti scrive il parlamentare autonomista, giacché noi ci siamo limitati a dettare (nel gennaio 2014) le regole per l’applicazione di decisioni assunte da altri. Premesso che il Governo Monti è sorto anche grazie al voto di fiducia del gruppo Svp-Autonomie, rileviamo come l’on. Ottobre nell’elencare le norme che si sono succedute, abbia omesso di citare il decreto legge n. 150/2013 e la relativa legge di conversione (27.2.2014 n. 15), con cui, tra l’altro, il Governo Letta e l’attuale Parlamento hanno prorogato al 30 giugno 2014 il termine per l”entrata in vigore dell’obbligo del POS, originariamente previsto per il 1° gennaio. Ricapitolando, le cose stanno così: a) nel 2012 il Governo Monti introduce l’obbligo di utilizzare il bancomat per i pagamento sopra i 30 euro; b) nel gennaio 2014 il Governo Renzi detta le regole necessarie a rendere operativo tale obbligo; c) nel febbraio 2014 il Parlamento posticipa l’entrata in vigore al 30 giugno, guardandosi bene dall’eliminarlo, così come avrebbe tranquillamente potuto fare. Dunque, l’on. Ottobre da un lato invoca l’innalzamento del tetto per il pagamento in contanti al di sopra dei 1.000 euro, dall’altro sostiene una norma che, anziché abolire l’obbligo dell’utilizzo del bancomat per i pagamenti sopra i 30 euro, si limita a prorogarne di sei mesi l’entrata in vigore. Se veramente l’on. Ottobre ritiene che i pagamenti in contanti debbano poter aver luogo anche sopra i 1.000 euro, per quale oscura ragione non si è opposto, pur avendone avuta l’occasione, ad introdurre l’obbligo del POS per quello sopra i 30 euro? E comunque, perché prima di chiedere l’innalzamento del tetto dei 1.000 euro, non si attiva – che so, presentando un disegno di legge, ad esempio – per eliminare quello dei 30, così come logica e buon senso vorrebbero?  Tutto qui. E se l’on. Ottobre ritiene coerente questo comportamento, prendiamo atto di avere due concetti diversi di coerenza. 

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Impagabili gli interventi da Roma dell’on. Ottobre. Con l’ultimo in ordine di tempo, non certo in assoluto speriamo, il funambolico parlamentare autonomista si scaglia contro il limite di 1.000 euro per i pagamenti in contanti. Peccato che il 30 giugno scorso il Governo che l’on. Ottobre sostiene (quello del suo amico Renzi) ha introdotto l’obbligo per commercianti, professionisti e artigiani di accettare il pagamento con bancomat per gli importi sopra i 30 euro. Trenta, non mille! Il tutto a vantaggio degli istituti di credito, che lucreranno le relative commissioni. Certo per ora non sono previste sanzioni e il pagamento è obbligatorio soltanto su richiesta del cliente. Ma è agevole prevedere che a breve l’obbligo diverrà assoluto. Senza entrare nel merito della questione, che pure meriterebbe di essere approfondita, se non altro per chiarire cosa c’è veramente dietro questa lotta all’uso del contante, ci limitiamo ad invitare l’on. Ottobre ad un briciolo di coerenza: non si invoca l’abolizione del limite di mille euro, quando si sostiene un Governo che quel limite lo ha portato a trenta. Perché altrimenti si rischia di essere inseriti d’imperio nella categoria che i Trentini definiscono dei torobeti.

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A leggere le dichiarazioni dei massimi vertici del PD la decisione sullo sgravio IRPEF è di portata epocale: scelte che caratterizzano l’azione di un governo, provvedimento fortemente incisivo, vittoria del Pd, abbiamo letto. Ed allora andiamo a vedere i contenuti di questa rivoluzionaria misura fiscale, partendo da una breve cronistoria. Nell’aprile 2014 (e cioè tre mesi fa, non tre anni!) la maggioranza introduce con la legge finanziaria uno sgravio IRPEF per i redditi inferiori a 28.000 euro. Beneficiari circa 200.00 contribuenti per un importo giornaliero di ben 20 centesimi (mica bruscolini). Personalmente ho criticato fin da subito la misura, rilevandone l’assoluta inefficacia, anche ai fini del dichiarato intento di contribuire al rilancio dei consumi, atteso che con 20 centesimi al giorno non si rilancia proprio un bel nulla ed ho presentato un emendamento, regolarmente bocciato dalla maggioranza, con cui trasferire queste risorse a sostegno del lavoro vero, delle nostre imprese, della ripresa economica. Improvvisamente, a distanza di poche settimane, la Giunta scopre che la misura non è incisiva ed ammette che i 20 centesimi non servono a nulla. Ecco allora la geniale intuizione: si riducono della metà le risorse ed i beneficiari. Risultato si passa da 20 a 30 (trenta) centesimi al giorno! E così, se prima per un caffè servivano 5 giorni, ora ne bastano 3 e mezzo! Ecco la geniale trovata per cui il PD canta vittoria. Perché evidentemente quei 10 centesimi al giorno in più rendono incisiva una misura che prima non lo era. Nell’immaginare il colossale apporto che questi 10 centesimi daranno al rilancio del mercato interno, non posso non pensare che se queste genialate sono “le scelte che caratterizzano un governo”, siamo proprio messi male. Ed intanto una maggioranza, che pure da 15 anni amministra il Trentino, naviga a vista, senza uno straccio di progetto complessivo che sia in grado di prescindere dalla disponibilità delle enormi risorse finanziarie che ora non ci sono più, incapace di affrontare anche l’ordinaria amministrazione (dai fallimenti di ITEA spa a quello delle Comunità di valle) ed oramai impegnata soltanto a gestire i tagli ad opere e servizi, cui la obbligano gli sprechi colossali del passato, anche recente, e la pesante eredità finanziaria di lustri di gestione allegra delle risorse pubbliche.

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Civica Trentina ha sempre riconosciuto la difficoltà e la delicatezza della situazione in cui Giunta e maggioranza hanno dovuto muoversi, chiamati a contemperare l’esigenza di equità sostanziale con un criterio di giuridica ragionevolezza indicato dalla giurisprudenza per le ipotesi in cui s’intende intervenire su situazioni pregresse. Ma proprio la delicatezza e la difficoltà del tema trattato, imponevano una particolare responsabilità ed attenzione, che invece sono del tutto mancate, lasciando spazio ad un dilettantismo, ad una superficialità e ad un pressapochismo, che altro non hanno fatto che peggiorare la situazione ed esasperare ulteriormente l’opinione pubblica. Dapprima i Presidenti Rossi e Kompatscher hanno a più riprese promesso drastici tagli, senza evidentemente neppure curarsi di consultare i loro partiti ed i loro consiglieri. Poi il capogruppo del PATT e le segretarie di PD e UPT, autodefinitisi come i rappresentanti della politica nuova, hanno rincarato la dose, rilasciando dichiarazioni ultimative e promettendo di fare tabula rasa del passato. Quanto ai prospettati ricorsi, è stata tutta una dichiarazione di irresponsabile sufficienza. E dopo la valanga di dichiarazioni si è passati ai fatti. Dapprima il disegno di legge è stato ammorbidito prima di entrare in commissione, poi è stato reso più rigoroso dalla commissione, e quindi, entrato in aula, è stato nuovamente modificato, così da andare incontro ad alcune delle richieste avanzate dai destinatari della nuova normativa. E ciò, checché ne dica la maggioranza, non soltanto per l’ostruzionismo minacciato da un consigliere, ma anche per le resistenze opposte da alcuni consiglieri della stessa maggioranza. Un comportamento che, anche a prescindere dal merito, risulta essere inammissibile; ed è per questo che Civica Trentina non ha partecipato al voto. Non è pensabile che coloro i quali hanno responsabilità di governo si comportino con una tale superficialità. Specie quando il tema è così delicato. Infine, ritengo opportuno chiarire anche l’unico voto che ho espresso (a tutti gli altri non ho partecipato), relativo alla sola norma che mi riguardava direttamente (i vitalizi non esistono più dal 2008 per i nuovi consiglieri) e cioè l’emendamento con cui il Movimento 5 Stelle ha proposto che i contributi versati dai consiglieri eletti nella XIV legislatura e corrisposti ai consiglieri medesimi (con conseguente perdita di ogni prestazione previdenziale), fossero restituiti alla Regione, per confluire in un fondo sino al compimento del 66° anno di età del consigliere. Pur trattandosi di contributi versati, che nulla hanno a che vedere con i vitalizi e le loro anticipazioni, anche se l’opzione tra trattamento previdenziale e corresponsione dei contributi versati vi è sempre stata, anche se i consiglieri che nel passato vi hanno ricorso (rinunciando così al vitalizio) sono stati elogiati per la loro scelta, ho ritenuto che in questo momento fosse opportuno il ritorno al fondo di gestione e per questo, dopo aver dichiarato questa mia posizione in commissione, ho votato la proposta del Movimento 5 Stelle.

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La Portela come il Pigneto: si chiami Luxuria!

Apprendiamo dalla stampa nazionale che il signor Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, non ne può più degli spacciatori di droga di nazionalità straniera che esercitano la professione sotto casa sua, ubicata nel multiculturale e popolare quartiere romano del Pigneto. Recentemente, dopo aver invitato i suddetti signori ad andarsene, l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista è stato insultato e minacciato da un gruppo di spacciatori maghrebini. Il signor Guadagno ha dichiarato alla stampa che la situazione nel quartiere è insostenibile, che non vorrebbe essere costretta a lasciare la sua abitazione, che in tutta Roma esiste un problema sicurezza che la Sinistra ha sottovalutato per molto tempo, che rispetta tutte le etnie, ma di non avere alcun rispetto per chi pensa di venir qui a fare come gli pare, trafficando in ogni tipo di attività illecita, che è ingiusto appicciare l’etichetta d’intollerante e razzista a chiunque osa denunciare situazioni di degrado insostenibile. Nihil sub sole novi, visto che assai frequentemente a Sinistra si predica in un modo, ma poi, quando ad essere interessati sono loro, si razzola in un altro. No alle scuole private, ma poi quando si può i figli sono iscritti alle scuole private, magari rette da preti o suore. Non alla repressione, ma quando il casino è sotto casa loro, invocano gli sbirri. Sì alla società multiculturale, sì ai fratelli rom, ma che stiano lontani dai Parioli, dove i soli extracomunitari ad essere conosciuti dalla Sinistra al caviale, sono i domestici filippini. Detto questo, rileviamo come l’invocazione di Luxuria all’ordine ed alla legalità, che da tempo saliva inascoltata dal Pigneto, è stata immediatamente colta. La stampa informa, infatti, del tempestivo approntamento di un piano straordinario: 500 agenti, controlli a tappeto, nuclei cinofili, uomini in borghese, pattuglie di presidio fisso. Potenza del cognome Guadagno! Ecco allora, che la soluzione agli analoghi problemi degli abitanti alla Portela e dintorni è a portata di mano. Non più piatire l’intervento di Sindaco e questore, non più rivolgersi al Presidente della circoscrizione, che a parole vi appoggia, ma poi vi chiede di votare nuovamente il Sindaco che è tanto bravo (ed incidentalmente del suo partito). Voi che vivete nel degrado, in mezzo a prostitute e spacciatori, voi che se osate far valere i vostri sacrosanti diritti siete derisi ed insultati, quando non minacciati, rivolgetevi a Luxuria e procurategli un appartamentino in Portela. Si ferma qualche settimana, si becca la sua bella dose di degrado, puttane e spacciatori, invoca l’intervento di Comune e Forze dell’Ordine ed il gioco è fatto. Poi se ne torna al Pigneto, nel frattempo bonificato.

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Pare che in base agli accordi raggiunti a Roma nel nuovo Senato siano riservati due senatori alla Provincia di Trento e due alla Provincia di Bolzano. Uno sarà un consigliere provinciale, l’altro un sindaco. Secondo altra versione alla Provincia di Bolzano spetterebbero tre senatori, così da assicurare la rappresentanza del gruppo linguistico italiano. Nessuna norma è invece prevista, a quanto è dato comprendere, per garantire la presenza delle minoranze politiche. Ove così fosse, è del tutto evidente che il centrosinistra farebbe suoi tutti i quattro (o cinque, con il Pd a prendersi il senatore riservato al gruppo linguistico italiano) posti spettanti alla nostra Regione. A tal proposito Civica Trentina rileva l’assoluta necessità di prevedere la garanzia per le minoranze politiche di eleggere un proprio rappresentante in ognuna delle due Province, non essendo ammissibile che la Regione Trentino Alto Adige Südtirol sia rappresentata soltanto da senatori del centrosinistra. Ove così non fosse, si verificherebbe un vulnus, la cui gravità crediamo non sfugga a nessuno. E considerata l’importanza politica che, pur con l’eliminazione del rapporto fiduciario con il Governo e della doppia lettura dei disegni di legge, anche il “nuovo” Senato conserverà, con problemi di legittimità costituzionale che non ci sembrano da sottovalutare. In ogni caso, confidiamo almeno che, in assenza di adeguate garanzie, i partiti nazionali di centrodestra alle prossime elezioni politiche abbiano il buon gusto di astenersi dal richiedere il voto degli elettori chiamati una volta ancora a fare i portatori d’acqua per conto terzi.

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 Oggi 20 giugno  è stato discusso dalla Quarta Commissione il disegno di legge di Civica Trentina che proponeva la costituzione di un fondo di 20 milioni di euro destinato a sostenere interventi di ristrutturazione e miglioramento energetico sulla prima casa. Il disegno di legge è stato bocciato dalla maggioranza con i voti contrari dei consiglieri Detomas, Plotegher e De Godenz.

Scopo del disegno di legge era fornire un aiuto concreto alle piccole imprese trentine operanti nel settore dell’edilizia, tra le più colpite dalla crisi, e nel contempo stimolare il miglioramento del nostro patrimonio edilizio ed il recupero dei centri storici (per cui la percentuale di contributo si prevede salga dal 40 al 50%). Sulla base delle esperienze analoghe maturate negli anni scorsi, è certo che l’iniziativa produrrebbe un volume di lavori pari a circa 80 milioni, pressoché totalmente destinati ad imprese locali. Un significativo sostegno alle nostre piccole imprese ed al lavoro.

Nonostante il parere favorevole dell’Associazione Artigiani, dell’ANCE e della FIMA Confcommercio (i cui suggerimenti sono stati recepiti in un emendamento), il disegno di legge è stato quindi bocciato.

Ci riproveremo in aula, ove la proposta sarà discussa il prossimo mese di luglio.

Nel concludere un rilievo sulla copertura finanziaria. La gran parte delle risorse proviene dai 14 milioni di euro destinati dalla finanziaria ad uno sgravio IRPEF per i contribuenti con reddito inferiore a 28.000 euro, che si traduce in un risparmio fiscale di BEN 20 CENTESIMI AL GIORNO! Risorse letteralmente gettate al vento, che non daranno alcun contributo al rilancio dei consumi. Poco più di un’elemosina, che brucerà 14 milioni di euro. Noi preferiamo le imprese ed il lavoro, quello vero e non assistito. La Giunta evidentemente no!