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Centro Sociale Bruno: dovrà intervenire la magistratura per fare chiarezza?

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La scorsa seduta del Consiglio ho nuovamente chiesto alla Giunta di recedere dal contratto di comodato con cui la Provincia (per il tramite di Patrimonio del Tentino spa) ha concesso gratuitamente al Centro Sociale Bruno (C.S.B.) l’immobile di Piedicastello. La maggioranza ha bocciato la proposta, così come ha fatto lo scorso mese di dicembre. Da allora però le cose sono cambiate.

Ora il quadro è chiaro, anche a seguito dei chiarimenti che infine, non senza fatica, siamo riusciti ad ottenere. Premettiamo che, nonostante la Provincia faccia finta di non saperlo, è noto a tutti che all’interno dell’immobile di Piedicastello il C.S.B. organizza eventi di vario genere (feste, concerti, somministrazione di cibi e bevande ed altro), per partecipare ai quali sovente è necessario pagare un corrispettivo. Ed è noto perché queste attività sono ampiamente pubblicizzate sul sito internet del centro sociale, che, evidentemente forte dell’impunità fino ad oggi goduta, non si preoccupa affatto di usare un minimo di discrezione: tanto chi dovrebbe controllare si guarda bene dal farlo.

Ciò premesso, si rileva che per poter svolgere tali attività sono necessarie una serie di autorizzazioni, certificazioni ed in generale documenti di non poco conto: sono quelli necessari ad ogni comune mortale che organizzi eventi di tal genere, sia a titolo imprenditoriale, sia a titolo di volontariato (ad esempio le Pro Loco). Il nutrito numero di adempimenti necessari sono elencati nella risposta data dalla Giunta alla mia interrogazione n. 574/XV. Essi interessano sia il Comune di Trento che la Provincia.

Per quanto concerne il Comune il mancato adempimento è certo, atteso che il Sindaco nel rispondere ad una mia richiesta di chiarimenti ne ha dichiarato l’assenza. Per quanto concerne la Provincia, pur non avendo (guarda caso) la Giunta risposto alle mie interrogazioni, secondo quanto risulta ufficiosamente, la situazione è analoga. E, si badi bene, stiamo parlando anche di normativa in tema di sicurezza.

A tal riguardo non possiamo non evidenziare il trattamento privilegiato che Provincia e Comune riservano ai loro amichetti del centro sociale, i quali sono di fatto esentati dal rispettare le puntigliose prescrizioni che ogni altra realtà che voglia organizzare, anche per finalità esclusivamente sociali (e quindi senza fine di lucro), analoghe attività deve invece rispettare fino in fondo. Ma evidentemente anche a Trento, come sovente accade nella nostra Repubblica delle banane, per gli amici le leggi s’interpretano, mentre per i comuni mortali si applicano.

La Giunta, quindi, ha bocciato la nostra proposta, dichiarando di nulla sapere circa le attività svolte all’interno dell’immobile di Piedicastello, ma, di fronte all’evidenza, ha dovuto promettere che svolgerà quei controlli che fino ad ora nessuno ha voluto fare.

Addirittura ha precisato (testuale) che “il contratto non prevede che si facciano feste, concerti, teatro ecc., perché queste cose non sono semplicemente ammesse, punto”. Staremo a vedere se finalmente gli enti responsabili faranno il loro dovere.

Per quanto ci riguarda la questione non è conclusa. Noi intendiamo andare fino in fondo. Attendiamo pertanto di vedere cosa effettivamente faranno Provincia e Comune.

Quindi, se necessario, interesseremo la Procura della Repubblica di una vicenda che definire scandalosa è poco. Speriamo di non dover giungere a tanto, ma se la via politica che seguiamo da anni risulterà non percorribile, non potrà che essere la Procura della Repubblica a fare chiarezza sulle eventuali responsabilità (anche per omissione) che dovessero essere connesse ad alcune delle attività svolte all’interno dell’immobile di Piedicastello.

Rodolfo Borga