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Da Chizzole, Santa Margherita e La Villetta di Ala, tassa di possesso della televisione: ricezioni televisive insignificanti e inaccettabili. Vera e propria tassa sulle periferie lasciate in ombra. La Provincia intende tutelare in sede romana i diritti di queste periferie vessate dal sistema dei tributi?

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I territori cosiddetti periferici sono da sempre le zone dove in termini tributari, si attuano le vessazioni più palesi, dove – oltre alla “tassa sulla periferia” dovuta ai costi per spostamenti e vicinanza dei servizi primari – si esigono imposte su servizi non erogati o utilizzabili, nella stessa misura di coloro che, invece, hanno pieno e abbondante utilizzo degli stessi.

Il caso ci viene segnalato dagli abitanti di Chizzola di Ala, Santa Margherita e delle piccole frazioni come La Villetta, ma estendibili a tante zone periferiche e montane del Trentino, che, a prescindere dalla valutazione del servizio, attraverso la “bollettazione” del tributo TV nelle bollette dell’energia elettrica, sono obbligati a pagare quello che, così letto, è un vero e proprio disservizio di stato che vessa i cittadini.

Il riferimento, in questo caso, è al canone televisivo (impropriamente definito Canone Rai) che, in Italia, è una vera imposta che furbescamente, con rara ipocrisia della “in-saggezza” politica, perché artatamente trasformata in «imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni».

La natura giuridica del canone si basa su quanto disposto dal regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 5 aprile 1938). Questo provvedimento non è stato abrogato dal cosiddetto decreto Taglia-Leggi (con cui nel marzo 2010 il Ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli ha provveduto ad abrogare circa 375.000 vecchie leggi) poiché è stato incluso fra le norme non suscettibili di abrogazione nella detta forma e dunque, mantenuto in vita da Governi diversi, quale risorsa tributaria considerata evidentemente importante per le risorse dello Stato centrale.

Tutto ciò detto e rimarcato come la politica di chiunque ha governato questo Stato italiano, ha badato prevalentemente a mantenere la raccolta tributaria indistinta, alla faccia dei servizi che a questa, spesso avrebbe dovuto erogare, non si capisce perché ,nel caso del canone di possesso in questione, non si sia ricorsi almeno alla gradazione del tributo, in base ai programmi realmente ricevuti dagli utenti, poiché è evidente che tra la ricezione di 900 canali e 4, vi sia una evidente differenza che dovrebbe definire anche il tributo legato al possesso di strumenti dedicati al servizio stesso.

E invece, in ogni dove, la sola proprietà degli strumenti di ricezione, a prescindere dalla qualità e quantità del servizio erogato, è una tariffa che tutti i titolari del possesso devono addirittura anticipare, a prescindere, scontando una disparità evidente, tra coloro che hanno pieno utilizzo del servizio e chi invece si deve accontentare di qualche canale televisivo.

Una ennesima tassa sulla periferia, che a livello nazionale è stata voluta/imposta in modo bipartisan, anche da coloro che tanto gridavano alla cancellazione del canone stesso. E dove, a livello locale, sia i parlamentari eletti quali rappresentanti politici del Trentino, sia la maggioranza che governa Provincia e Regione, hanno mai sollevato come questione alla quale, bisogna dare soluzione o attraverso l’erogazione del servizio nella sua completezza o almeno vicino alla stessa, o con la graduazione del canone, legato alla quantità del servizio accessibile.

Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere

interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

  • se si sia a conoscenza che, le zone periferiche del Trentino, avendo segnali di ricezione dei programmi televisivi assolutamente inaccettabili (si parla di 3 o 4 canali!) e dovendo obbligatoriamente corrispondere allo stato il tributo per la ricezione dei canali stessi, subiscono una vera e propria vessazione tributaria che non è graduata al grado di ricezione possibile dei servizi e dell’informazione stessa, ma al solo fatto di possedere una fonte possibile di utilizzo o di ascolto;
  • se si ritenga istituzionalmente corretto che, a livello centrale romano, non conoscendo evidentemente la morfologia delle zone montane e gli scarsi interessi dei media a coprire zone a scarsa popolazione residente in valli poco interessanti per gli obiettivi pubblicitari, colpisca con tributi di egual misura, quei residenti delle periferie che, oltre a subire il disinteresse tecnologico dei gestori, devono altrettanto subire l’arroganza di una odiosa imposizione furbescamente tributaria, per il solo fatto di possedere una TV, senza avere sufficienti e adeguati servizi;
  • cosa si intende fare, visto che la tariffazione è stata messa obbligatoriamente nelle tariffazioni elettriche, per far valere il diritto che ne consegue alla ricezione dei canali anche nelle periferie trentine che, come a La Villetta, Chizzola, e Santa Margherita, dove oggidì sarebbe accessibile un numero insignificante di canali televisivi e radiofonici;
  • se si sia a conoscenza di quali e quante zone e piccole valli trentine siano ancora in gran parte oscurate alla ricezione della maggior parte dei canali televisivi e se si sia a conoscenza che, in alcune zone, sono oscurati anche canali Rai che, anche se non propriamente, dovrebbero anche svolgere servizio pubblico d’informazione.

A norma di Regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini