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CIE in Trentino: le ragioni della nostra contrarietà

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Ieri Civica Trentina si è astenuta sulla proposta di mozione presentata da alcuni colleghi di minoranza che voleva impegnare la Giunta regionale ad attivarsi affinché il Governo istituisca un C.I.E. (centro d’identificazione ed espulsione) – ora, dopo l’approvazione della legge 13.4,2017 n. 46, più propriamente C.P.R (centro di permanenza per i rimpatri) – in Trentino Alto Adige. 
Ci siamo astenuti sia perché condividiamo le preoccupazioni sottostanti la proposta, sia perché proveniva dalla minoranza. Diversamente avremmo votato contro per le ragioni di seguito esposte.
I CIE non sono un surrogato del carcere, ove rinchiudere qualsiasi straniero che commette reati in Italia in attesa della sua espulsione. Sono i luoghi in cui gli stranieri che non hanno diritto a rimanere in Italia dovrebbero essere trattenuti in attesa dell’espulsione.
Tra questi i richiedenti asilo che alla fine dell’iter di esame della loro domanda se la vedono rigettare e devono (o, meglio, dovrebbero) lasciare l’Italia. Nei CIE non potrebbero invece essere rinchiusi in attesa dell’espulsione né gli stranieri che legittimamente risiedono in Italia, quand’anche commettano un reato, né i richiedenti asilo responsabili di reati, per i quali secondo la normativa vigente si deve comunque attendere l’esito della domanda di protezione internazionale.
Il problema è costituito dalla gestione scellerata dell’immigrazione e dell’ordine pubblico imputabile al Governo, che con l’annuncio dei CIE intende fare soltanto della propaganda buon mercato. Peraltro, atteso che secondo le indicazioni governative la capienza di ogni CIE dovrebbe essere non superiore a 100 persone, che è prevista l’istituzione di un CIE per ogni Regione, che le Regioni sono 20, è del tutto evidente che la soluzione al sempre crescente numero di richiedenti asilo non possono essere, quand’anche fossero effettivamente attivati, i 2.000 posti allestiti sull’intero territorio nazionale (attualmente sbarcano migliaia e migliaia di stranieri ogni settimana).
Peraltro, va rilevato come non sia previsto alcun limite relativamente al numero dei CPR ed alla loro capacità di accoglienza. I numeri sopra riportati sono quelli forniti dal Ministro Minniti. E noi, del Governo non ci fidiamo, come abbiamo chiaramente detto in aula.
A solo titolo d’esempio ricordiamo la palese violazione degli accordi ad opera del Governo degli accordi sottoscritti relativamente al carcere di Trento, ove avrebbero dovuto essere ristretti non più di 240 detenuti e che ora invece ne ospita 337.
Chi ci garantisce che ove fosse aperto un CPR (ex CIE) in Trentino il centro non finirebbe per ospitare un numero di stranieri assai superiore di quello di cui ora parla il Governo? Il centro sarebbe gestito dal Ministero dell’Interno, senza alcuna possibilità d’intervento di Provincia e/o Regione.
Chi ci garantisce che il CPR della nostra Regione non venga utilizzato anche per rispondere alle esigenze di altre Regioni? Oggi centri di questo genere non esistono in nessuna delle Regioni a noi vicine Per quale ragione dovremmo essere proprio noi i primi?
Noi della parola del Governo non ci fidiamo. E non solo noi, se è vero che la mozione ha ottenuto soltanto 6 voti favorevoli. Infine, è noto che il luogo più probabile per l’eventuale apertura di un CPR è Roveré della Luna, situato nelle immediate prossimità del confine con l’Alto Adige ed ove esiste una caserma di proprietà dello Stato.
Civica Trentina, stante anche l’assenza di qualsivoglia garanzia, non intende in alcun modo contribuire, neppure con un voto, alla sua apertura.
Non saremo certo noi a sostenere le insufficienti, (poco più di un palliativo) misure proposte dal Governo di centrosinistra. È il Governo, primo responsabile di quanto sta accadendo a dover approntare una politica radicalmente diversa rispetto a quella fallimentare fino ad oggi praticata.