Home Blog Civica Trentina replica all’articolo di Andrea Selva

Civica Trentina replica all’articolo di Andrea Selva

0 29

CONDIVIDI SUI SOCIAL:

Sabato 16 settembre il giornalista Andrea Selva ha commentato, con toni francamente caricaturali, quanto avvenuto nella seduta del Consiglio provinciale del 14 settembre, definendo come “vergognoso” il comportamento tenuto da alcuni consiglieri di minoranza.
L’articolo, che si può leggere al link, si chiudeva con l’invito a spiegare ai responsabili della “gazzarra”  quanto accaduto.
Poiché più di una persona, letto l’articolo di Selva, ci ha chiesto il perché del nostro “vergognoso” comportamento, abbiamo immediatamente raccolto l’invito del giornalista ed inviato al giornale un breve documento con cui abbiamo esposto le ragioni della “gazzarra”.
Nonostante l’invito a spiegarci, le spiegazioni non hanno trovato spazio alcuno. Provvediamo, pertanto, a pubblicare il documento inviato due settimane fa, al solo fine di spiegare le ragioni per cui abbiamo ritenuto doveroso inscenare la “vergognosa gazzarra” che tanto ha scandalizzato il signor Selva.

Leggo l’invito del signor Selva a spiegare quanto accaduto in Consiglio provinciale la settimana scorsa e provvedo volentieri. Anche se ad onor del vero io la spiegazione l’ho già data in aula.
Il riferimento è a quella che il giornalista ha qualificato come “gazzarra”, originata da un comportamento qualificato come “vergognoso” di alcuni consiglieri di minoranza. Tra questi il sottoscritto.
I lavori del Consiglio provinciale sono (ovviamente) disciplinati da un regolamento, che, tra le altre cose, prevede che per ogni seduta siano predeterminati le questioni da trattare e la durata della seduta. I consiglieri sono a conoscenza di quando la seduta inizia e di quando avrà termine, salvo il caso in cui il Presidente decida di procedere ad oltranza (anche in orario notturno, anche nei giorni festivi).
Il regolamento ha l’ovvia funzione di disciplinare i lavori d’aula, non diversamente da quanto accade per qualsiasi ente (dalla bocciofila alle ASUC), che per poter funzionare ha bisogno di regole. Il regolamento del Consiglio ha però anche un’altra importante funzione: quella di tutelare i consiglieri di minoranza verso eventuali decisioni assunte arbitrariamente dalla maggioranza che dovessero pregiudicare o limitare in qualche modo il loro operato.
Ed è poi evidente che la tutela si estende indirettamente agli elettori che la maggioranza non hanno votato (circa il 40% nel 2013), i quali si aspettano che i loro rappresentanti non siano lasciati in balia della legge del più forte.
Per questo il rispetto del regolamento è importante e per questo anche il Presidente lo deve far rispettare. In caso contrario può accadere quanto è accaduto in questa legislatura in Consiglio regionale, dove la maggioranza ha deciso di approvare una legge in materia elettorale, che nelle intenzioni voleva favorire la SVP, stracciando letteralmente il regolamento.Come peraltro ammesso a cose fatte. Il tutto nel silenzio generale. Come se piegare il regolamento del Consiglio ai propri interessi di partito sia cosa normale.
Venendo ora alla “gazzarra” della scorsa settimana, rilevo come il sottoscritto ed altri due consiglieri di minoranza altro non abbiano fatto che richiedere l’applicazione del regolamento. Non ovviamente per i famosi tre minuti, ma per non creare un precedente che si potrebbe rivelare assai pericoloso in altre, e ben più importanti, circostanze.
Più precisamente abbiamo contestato che il Presidente possa prolungare l’orario delle sedute senza il consenso unanime dei capigruppo (anche di quelli di minoranza). Consenso che abbiamo dichiarato di essere pronti a dare, se soltanto ci fosse stato formalmente chiesto. E ciò proprio per evidenziare che il prolungamento dell’orario non era il frutto di una decisione unilaterale del Presidente, ma di un accordo con le minoranze.
Tutti, pertanto, erano d’accordo nel prolungare i lavori di qualche minuto e chiudere la seduta. Anche noi, a condizione però che il regolamento fosse rispettato. E francamente sorprendere il fatto che, mentre da un lato non ci si stanca mai d’invocare il rispetto delle regole, dall’altro non si comprenda quanto sia importante – al di là ovviamente della specifica situazione – che queste vengano rispettate e fatte rispettare innanzitutto nei luoghi ove, bene o male che sia, viene gestita la nostra autonomia.
Rodolfo Borga