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Codici bianchi in Trentino: quale la composizione statistica degli accessi inappropriati al pronto Soccorso? Quanti residenti e quanti ascrivibili ai transitanti?

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Un’indagine statistica compiuta dalla Regione Liguria – nel 2005, quando l’emergenza profughi era ancora di là da venire – riferiva come, su 100 pazienti che si rivolgono alle strutture sanitarie, quelli da codice bianco (vale a dire coloro per i quali non solo non v’è emergenza alcuna, ma il paziente non risulta neppure bisognoso dell’intervento del pronto soccorso) per il 29% dei casi si trattasse immigrati irregolari, per il 23% di immigrati regolari e solo per del 18% di nostri connazionali.

In pratica, secondo questa indagine ligure, gli accessi inappropriati al Pronto soccorso sono in gran larga maggioranza ascrivibili agli immigrati, regolari e non.

E in Trentino? Sappiamo che non sono passati neppure due anni da quanto un Primario del più importante ospedale del Trentino lamentava pubblicamente sulla stampa proprio questo: «Ancora troppi codici bianchi». Un problema che neppure il ticket di 25 euro per questi accessi (che sale a 75 euro in caso di prestazioni diagnostiche), pare aver risolto.

Ciò che non è chiaro – e sarebbe dunque il caso di mettere in luce -, è la composizione statistica dei «troppi codici bianchi» che affollano le strutture sanitarie trentine dal momento che il sentore è che, anche da noi, i non italiani giochino un ruolo decisivo nella saturazione di un servizio le cui spese, però, non gravano equamente su tutti i beneficiari, con la differenza che i trentini pagano il dovuto mentre i transitanti, sembra non ci pensino nemmeno.

Di qui l’esigenza di sapere dall’Amministrazione provinciale quanti, tra coloro che, al Pronto soccorso,– negli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016 -, sono risultati essere cittadini italiani e quanti invece immigrati regolari e irregolari; se non si ritenga – come rilevato in altre ricerche già effettuate -, nel caso la percentuale di non italiani risultasse abnorme nella quota di codici bianchi, di dover effettuare campagne educative e di informazione a persone non italiane finalizzate a far comprendere la natura del Pronto soccorso, servizio da non intasare ad ogni minimo e impercettibile disturbo e, in caso affermativo, entro quali termini e secondo quali modalità intenda attivarsi in proposito.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere

interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

  • quanti tra coloro che, al Pronto Soccorso, – negli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016, in Trentino-, sono risultati essere cittadini italiani e quanti invece immigrati regolari e irregolari;
  • in caso non si disponga di questi dati, entro quali termini e secondo quali modalità s’intenda, come la Regione Liguria fece già dodici anni or sono, avviare una indagine statistica sulla composizione sociale dei codici bianchi in Trentino, oltre che per prevenirne l’abuso, anche per quantificarne i costi delle prestazioni erogate;
  • quale sia per ogni anno sopra richiamato il tasso dei mancati pagamenti dei ticket dovuti per i codici bianchi e come siano distribuiti tra residenti e transitanti;
  • se non si ritenga – come rilevato in altre ricerche già effettuate -, nel caso la percentuale di non italiani risultasse abnorme nella quota di codici bianchi, di dover effettuare campagne educative e di informazione a persone non italiane finalizzate a far comprendere la natura del Pronto soccorso, servizio da non intasare ad ogni minimo e impercettibile disturbo e, in caso affermativo, entro quali termini e secondo quali modalità intenda attivarsi in proposito.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini