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Comuni, fusioni e gestioni associate: l’equità, questa sconosciuta

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Bocciato dalla maggioranza l’ordine del giorno presentato da Civica Trentina, primo firmatario il consigliere Borga (ODG fusioni comuni risparmi), finalizzato ad impegnare la Giunta ad assicurare il medesimo trattamento a tutti i Comuni trentini, siano essi soggetti all’obbligo della gestione associata o frutto di un processo di fusione (completato od anche solo avviato). Il tema è quello dei criteri in base ai quali determinare gli obiettivi di riduzione della spesa che i Comuni devono raggiungere entro tre anni. Tali criteri ed i relativi obiettivi sono già stati individuati dalla Giunta con la delibera n. 1952/2015 con riguardo ai Comuni che non hanno promosso percorsi di fusione e sono soggetti all’obbligo di gestione associata, mentre è ancora in corso la predisposizione di quella relativa ai Comuni in corso di fusione, per i quali pare che la Giunta intenda prevedere a criteri meno rigorosi. Con l’ordine del giorno si voleva impegnare la Giunta ad adottare per questi Comuni i medesimi criteri già previsti per quelli in gestione associata. Anche in considerazione del fatto per cui i Comuni oggetto di processi di fusione già godono, in aggiunta ai contributi regionali, di agevolazioni in tema di fondo perequativo e di assunzione di personale. Considerato poi che i processi di fusione, quantomeno secondi i sostenitori senza se e senza ma delle fusioni, dovrebbero comportare automaticamente dei risparmi di spesa, e del tutto evidente che già il prevedere gli stessi criteri costituirebbe un ulteriore vantaggio. Invece, come conferma la bocciatura dell’ordine del giorno, la Giunta intende addirittura porre ai Comuni oggetto di processi di fusione obiettivi meno rigorosi rispetto a quelli già imposti ai Comuni costretti alla gestione associata. Una scelta evidentemente iniqua che si traduce in una penalizzazione (l’ennesima) per i Comuni che hanno deciso di non procedere alla fusione. Due sono, infatti, le possibilità. O le fusioni comportano effettivamente i risparmi che la Giunta propaganda: ed allora non si vede il perché a questi Comuni dovrebbero essere posti obiettivi di risparmio meno rigorosi rispetto a quelli imposti agli altri Comuni trentini. O, invece, i risparmi tanto sbandierati non ci sono: ed allora dobbiamo ritenere che da qualche anno a questa parte la maggioranza sta prendendo in giro i Trentini, promettendo razionalizzazioni di spesa che non esistono.

In ogni caso una scelta che ancora una volta divide i Comuni trentini tra figli e figliastri.