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Comunicato stampa Civica Trentina

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Il capogruppo del PATT Baratter ha prontamente bacchettato il collega Kaswalder, reo di aver manifestato alcune perplessità sul disegno di legge con cui la Giunta regionale vorrebbe di fatto trasferire alle due Province la gestione complessiva dei 69 (sessantanove!) milioni di euro destinati ai nuclei familiari in stato di bisogno, attualmente distribuiti dalle due Province sulla base di criteri che sono però fissati dalla Regione.

In particolare il collega Kaswalder viene pesantemente attaccato con riferimento al criterio temporale della residenza dei beneficiari, attualmente determinato in 5 anni, che il Presidente del PATT vorrebbe portare a 10, ma che, in ipotesi di approvazione del ddl Plotegher sarà sensibilmente ridotto (quantomeno a due anni), con tutto ciò che un tanto comporterà con riguardo alla cittadinanza dei beneficiari della relativa provvidenza.

Evidentemente il capogruppo del PATT non conosce la materia su cui pure pontifica con troppa sicurezza.

Premesso che noi siamo contrari ad ogni ulteriore spoliazione di competenze in danno della Regione (specie ora che ci apprestiamo a mettere mano allo Statuto) e che i criteri attualmente in vigore potrebbero essere tranquillamente rivisti dalla Regione, eventualmente d’intesa con le due Province, è certo, checché ne dica il collega Baratter, che ove il ddl fosse approvato il requisito della residenza quinquennale sarebbe modificato.

Anzi, come chiarito oggi in Commissione, la questione che divide le due Province è proprio quella della residenza: Trento lo vuole ridurre, Bolzano, invece, a quanto è dato capire, no.

E, si badi, bene, ad oggi la normativa regionale è del tutto legittima, né soggetta ad impugnazione avanti la Corte Costituzionale.

La scelta che il centrosinistra trentino vorrebbe fare è quindi una scelta di merito (non condivisa in Alto Adige), di fronte alla quale le preoccupazioni del collega Kaswalder risultano essere del tutto fondate.

Peraltro, evidentemente risibile è la motivazione per cui il trasferimento alle due Province sarebbe giustificato dalla necessità di armonizzare meglio tutti gli interventi assistenziali attualmente erogati.

Già ora tutti questi interventi sono infatti erogati dalla Provincia di Trento (anche se i criteri per l’assegno al nucleo famigliare sono determinati dalla Regione), che ha pertanto tutti gli strumenti per evitare duplicazioni o sovrapposizioni.

In definitiva, Civica Trentina ritiene che il ddl in esame presenti evidenti profili di criticità e che, se proprio si ritiene opportuno modificare i criteri in base ai quali i 69 milioni di euro per l’assegno al nucleo familiare vengono erogati, a ciò possa tranquillamente provvedere la Regione.

Civica Trentina

Il capogruppo Rodolfo Borga