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Domenica 4 marzo: le basi per un cambiamento anche in Trentino

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Il voto di domenica, di certo inaspettato, quantomeno nelle sue dimensioni, ha segnato una pesantissima sconfitta non soltanto per il centrosinistra nazionale, ma anche per la coalizione che da vent’anni governa il Trentino.
Come prevedibile, Rossi e soci hanno cercato di derubricare il risultato a riflesso del voto nazionale, minimizzando le componenti locali della loro disfatta e rilevando come già in altre occasioni le urne abbiano penalizzato il centrosinistra, che poi ha comunque vinto per distacco le elezioni provinciali.
A nostro avviso, se da un lato c’è del vero in quanto sostengono gli orfani di Dellai e Panizza, è altrettanto vero che la cocente sconfitta presenta evidenti aspetti locali, che in altre occasioni (pensiamo al 2006 od al 2008) non sussistevano.
In primo luogo, ed è questo il dato forse più significativo, il crollo dell’UPT. La sconfitta di Dellai in Valsugana poteva anche starci, ma l’abissale distacco che Fugatti gli ha inflitto segna con ogni probabilità la fine di un’epoca. Ancor più significativo per certi versi il misero 2% raccolto dall’ultimo partitino di Dellai, che nel 2013 era riuscito a trascinare Scelta Civica al 20%.
In secondo luogo la cocente sconfitta di Panizza in quello che il segretario del Patt aveva definito, in un eccesso di arroganza e sicumera, il “suo” collegio. Certo è vero, come si affannano a ripetere gli esponenti autonomisti, che il Patt alle elezioni politiche ha sempre ottenuto risultati in linea con quelli di domenica scorsa. E’ però anche vero che in tal caso ad essere sconfitto (e nelle “sue” valli, perché a Trento città il “soccorso rosso” ha in qualche misura tenuto) è stato il segretario del partito, colui che da lustri il Patt controlla e dirige. Se Panizza da Trento in su riesce a vincere soltanto in un pugno di Comuni, il risultato non può certamente essere semplicisticamente ricondotto al “vento nazionale”.
Detto questo, Civica Trentina ritiene che il voto di domenica costituisca una base importante per provare a presentare agli elettori trentini una proposta di cambiamento finalmente competitiva.
Dati alla mano è necessario conquistare al centrosinistra almeno 15 punti percentuali, corrispondenti agli elettori che transitano da una parte all’altra dalle politiche alle provinciali, non ritenendo evidentemente sufficientemente credibile e seria la proposta alternativa a chi ci governa da 20 anni.
Impresa non facile, ma certamente non impossibile. Anche perché l’insoddisfazione nei confronti del centrosinistra è palpabile anche in settori sociali ed economici che fino ad ora si sono sempre sentiti garantiti dal centrosinistra.
Il voto provinciale è più ragionato per un verso e più condizionato (da una consolidata gestione clientelare del potere) per altro, rispetto a quello nazionale, sicuramente più libero. Riteniamo però che una proposta plurale, con chiara connotazione territoriale (dimensione, questa, su cui il centrosinistra ha sempre giocato), incarnata da persone credibili e rappresentative dei diversi settori della nostra società questa volta possa essere davvero competitiva.
I Trentini non amano le rivoluzioni, ma da tempo si percepisce chiaramente, anche in ambienti che parevano impermeabili ad ogni cambiamento, la crescente richiesta di una svolta. Anche considerando le esperienze passate, siamo convinti che il prossimo mese di ottobre potrebbe segnare la fine di dominio durato troppo a lungo.