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Doppia preferenza di genere: una legge necessaria?

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La scorsa settimana il Consiglio provinciale ha approvato la legge che introduce la doppia preferenza di genere. Mentre fino ad oggi gli elettori potevano esprimere liberamente tre preferenze, ora le preferenze sono state ridotte a due ed è stato reso obbligatorio il voto distinto per sesso.
In sintesi, se l’elettore vuole esprimere due preferenze, la seconda deve essere espressa per una persona di sesso diverso da quella votata per prima a pena di annullamento. Non sarà quindi più possibile votare, ad esempio, due o tre donne (o uomini), ma sarà necessario, se si vogliono esprimere entrambe le preferenze, votare una donna ed un uomo (o viceversa).
Nel video sottostante riportiamo l’intervento del consigliere Borga.

 

Di seguito riportiamo in sintesi le ragioni della nostra contrarietà alla nuova legge, premettendo che, contrariamente a quanto si afferma, con la stessa non si vuole eliminare una discriminazione (attualmente donne e uomini sono esattamente nella stessa condizione), ma piuttosto in qualche misura condizionare la volontà degli elettori, prenderli per mano (come ha detto una componente del Comitato Non Ultimi che tanto si è speso per questa legge) e condurli ad una voto più “consapevole”, “maturo”, “intelligente”.
E proprio questa è la ragione principale della nostra contrarietà.
Non crediamo affatto che gli elettori siano degli immaturi, degli sprovveduti che devono essere “presi per mano” da qualche sedicente intellettuale, che pretende, dall’altro della sua presunta superiorità morale o culturale, di spiegare loro come votare.
Gli elettori e le elettrici sanno bene come votare, senza che vi sia bisogno che qualche consigliere provinciale o qualche autoreferenziale comitato si arroghi il diritto d’indirizzare il loro voto.
Questa è una legge profondamente illiberale, che riduce le possibilità di scelta degli elettori e pretende di condizionarne il voto.
Detto questo, la legge è caratterizzata da una profonda ipocrisia. I suoi sostenitori vogliono infatti far credere che essa favorirà l’ingresso delle donne in politica, laddove, invece, non si occupa in alcun modo delle reali cause che rendono più difficile l’impegno in politica delle donne, specie di quelle con famiglia e figli piccoli.
Cause che rimangono tutte, occupandosi la legge del solo aspetto in cui tra uomo e donna già esisteva una totale parità. Ipocrisia che emerge, peraltro, dalle scelte che i suoi sostenitori hanno compiuto e compiono.
Quando sono gli elettori a decidere, la presenza femminile è pari a quella della media dei Consigli regionali italiani. Quando, invece, a decidere sono i partiti del centrosinistra (PD compreso), il Trentino si colloca al fondo delle classifiche nazionali.
Per presenza femminile negli esecutivi la Giunta di Trento (una sola donna) è ultima in Italia tra tutte le città capoluogo e la Giunta provinciale (una sola donna) è penultima in Italia tra tutte le Giunte regionali.
E questo non basta. Nel corso della legislatura Rossi ed Andreatta hanno fatto fuori dalle rispettive Giunta due donne, entrambe sostituite da un uomo! E questi sono coloro che vorrebbero insegnare ai Trentini come votare. Un po’ come se a tenere una conferenza sulla legalità relatore fosse un mafioso detenuto in regime di 41 bis!
Ma a ben vedere questa legge rischia di avere effetti opposti a quelli voluti. Con ogni probabilità si ridurrà ulteriormente il numero degli elettori che utilizzano la seconda preferenza.
Inoltre, non sarà più possibile fare squadra a due o più donne, che si troveranno in aperta competizione tra di loro. Possiamo sbagliarci, ma non ci pare affatto peregrina l’opinione di coloro i quali ritengono che alla fine quella in esame sia una legge che rischia di portare in Consiglio meno donne di quelle che ora ci sono.
Una legge ideologica, che favorisce le donne che già sono conosciute, quelle che possono contare su un partito forte e quelle che vivono nei centro più grandi (non è un caso che le quattro consigliere del PD siano tutte di Trento).
PD che, grazie alla gentile “collaborazione” di qualcuno tra le minoranze ha ottenuto il risultato che altrimenti non sarebbe riuscito a raggiungere. Ma questo è un altro discorso.
Qui si parla di lealtà e correttezza. Come noto merci sempre più rare in un Paese in cui la “furbizia” è purtroppo ormai eretta a parametro di comportamento.