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Ennesima conferma del ritardo di Trento rispetto a Bolzano. Tra scuse, bugie e realtà

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La stampa locale ha dato giustamente ampio risalto ai recenti dati, che hanno confermato il progressivo peggioramento della situazione economica della nostra Provincia rispetto alla vicinissima, e parimenti autonoma, Bolzano.

Nihil sub sole novum, atteso che da tempo l’economia trentina non regge il confronto con quella sudtirolese. La novità è semmai costituita dal fatto per cui la Giunta provinciale sembra aver recentemente trovato la motivazione di tale ritardo: a Bolzano corrono perché lì si parla tedesco e perché sono vicini al mondo germanico.
E se queste sono le ragioni di un confronto sempre più impietoso, ecco che Rossi e soci hanno trovato la soluzione: il trilinguismo a mezzo metodo CLIL.
Ed ecco che allora i nostri capaci condottieri, in luogo di essere i corresponsabili di questa situazione, vorrebbero presentarsi addirittura come coloro che hanno trovato la soluzione da tempo attesa.
Lasciate che le future generazioni trentine imparino, grazie al CLIL, tedesco ed inglese e vedrete che Bolzano l’andiamo a prendere. Bene, bravi, bis! All’osservatore non del tutto disattento questa interessata ricostruzione però non quadra.
Segnatamente, lasciando in questa sede da parte le difficoltà che la concreta applicazione del CLIL sta determinando, ciò che non quadra sono i dati economici dei primi anni 2000, che ponevano sostanzialmente sullo stesso livello Trento e Bolzano, con Trento addirittura avanti per alcune specifiche situazioni.
Ma se le cose stanno così, cosa diavolo c’entrano il tedesco e la vicinanza al mondo germanico? Forse che nel 2000 in Trentino si parlava tedesco (e magari a Bolzano italiano) o che all’epoca il Trentino era situato più a nord del Sudtirolo?
Stentiamo a crederlo e propendiamo piuttosto per l’ipotesi che chi governa il Trentino da quasi 20 anni abbia dimostrato capacità e competenze assai minori da chi nello stesso periodo ha governato l’Alto Adige.
 Con buona pace dei laudatores in servizio permanente effettivo dell’età d’oro dellaiana e di quella (d’argento, di bronzo?) immediatamente successiva.
Ma c’è di più! Al di là dei dati puramente economici, che in effetti parlano da soli, ciò che più dovrebbe preoccuparci sono quelli, pur essi recentissimi, demografici.
In un’Italia che tocca il nuovo record negativo di nascite, registrando nel 2016 un calo del 1,4 per mille rispetto al 2015 (già a sua volta record negativo rispetto al precedente), la Provincia di Bolzano svetta con un aumento del 6,6 per mille, laddove Trento segna un misero più 0,3 per mille.
Una distanza abissale che segnala la differenza preoccupante tra una società vitale, che guarda con speranza al futuro ed una società chiusa in sé stessa, che evidentemente non trova le ragioni per generare.
 Ma la circostanza non sembra affatto preoccupare la nostra classe dirigente, troppo occupata a portare Arcigay nelle scuole o a patrocinare iniziative come queste   (Donna      Uomo)
 Evidentemente ognuno ha le sue priorità e poi, come ormai acclarato, è colpa del tedesco e della vicinanza al mondo germanico!