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Fake news dalla Giunta provinciale. Altra puntata.

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Nel commentare la legge finanziaria 2018 la grancassa propagandistica a disposizione della Giunta provinciale ha enfatizzato il dato relativo all’aumento del PIL provinciale, indicato per l’anno 2017 nella percentuale del 1,6%.
Ripresa ormai consolidata e Trentino che ha messo il turbo. Ma le cose stanno proprio così? Cominciamo con il dire che i dati che di seguito verranno esposti non vanno considerati in senso assoluto. Le percentuali di crescita del PIL vanno, infatti, valutate con riguardo alla situazione di partenza. In buona sostanza, se una realtà territoriale segna un aumento del 2% del PIL, crescerà ovviamente di più di un’altra che aumenta invece dell’1%. Se però la situazione della prima è in assoluto peggiore, il maggior benessere si troverà nella seconda, che pure cresce di meno. Questa premessa per chiarire che nel valutare la situazione trentina si deve tener conto che la “base di partenza” della nostra Provincia è fortunatamente superiore a quella italiana.
Fortunatamente perché da tempo la nostra crescita, tanto propagandata, non è affatto positiva. Per questo soltanto una smaccata propaganda di regime può elogiare i risultati del centrosinistra che ci governa da lungo (troppo) tempo. Già nel 2014 il Presidente Rossi, da poco insediato, tenne a precisare che in Trentino “nel periodo 1999-2007 si è registrato un aumento complessivo in termini reali del Pil pro capite dello 0,7%, contro il 7,4% nel Nord-est e l’8,4% nell’intero Paese”, mentre “dal 1999 al 2012 il Pil pro capite in termini reali è sceso del 9,4, mentre quello nazionale dell’1,6% e la contrazione nel Nord-est è stata di circa il 3,6%”, cosicché, chiosava Rossi, “le analisi macroeconomiche ci dicono che il Trentino ha difficoltà a crescere, pur partendo da un livello alto di benessere, e la comparazione con i territori limitrofi o di potenziale simile ci vede in fondo alla classifica” (leggi relazione al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2015).
Il tutto mentre il vicino Alto Adige Südtirol in un paio di lustri ha goduto di una crescita che ha segnato un solco sempre più profondo tra due realtà che pure così diverse non sono (vedi). Ciò premesso, veniamo agli ultimi dati, di cui tanto la Giunta provinciale si è vantata. Come detto, la crescita del Pil trentino per il 2017 è stimata nell’1,6%. Ed un tanto è bastato per far suonare la grancassa. Lasciando perdere la realtà altoatesina per non infierire, veniamo a quella italiana. Italiana, perché il riferimento non è neppure alle Regioni produttive del Nord, ma alla media italiana. Orbene, mentre il Pil trentino è stimato in crescita del 1,6%, la stima di quello italiano è pari all’1,5%. Quindi un solo decimale in più rispetto ad una media che comprende realtà non propriamente note per il loro dinamismo economico dovrebbe farci esultare. A noi non pare proprio. Anche perché questo dato non fa che confermare un trend che appare ormai consolidato: il Trentino, non soltanto è ormai lontano anni luce dal Sudtirolo, ma fatica anche a tenere il passo delle realtà regionali più dinamiche, essendosi ormai quasi omologato alla media italiana. La circostanza è ancor più preoccupante se si considera che per il prossimo triennio si prevede un rallentamento della già stentata crescita italiana  e conseguentemente di quella trentina (leggi documento di economia e finanza provinciale 2017).
Se poi pensiamo che la crescita italiana è la più bassa di tutta l’Unione Europea, dentro e fuori l’area Euro (vedi tabella     e      leggi articolo)  , il quadro è completo. Cosa ci sia da esultare a fronte di tali dati risulta francamente difficile comprendere. Al contrario crediamo che la situazione evidenziata dagli elementi sopra riportati renda ancora più evidente la necessità di una svolta. Il Trentino non può continuare a vivere di rendita, erodendo un po’ alla volta quel livello di benessere che abbiamo ereditato e di cui fortunatamente tutt’ora godiamo.