Home Blog Finalmente risolto l’annoso problema dei tempi biblici con cui il Comune di...

Finalmente risolto l’annoso problema dei tempi biblici con cui il Comune di Trento rilascia le concessioni edilizie: ognuno fa come gli pare!

0 625

CONDIVIDI SUI SOCIAL:

In questi giorni stiamo assistendo, in zona centrale del nostro capoluogo, ad un interessante esperimento, che forse può segnare la definitiva soluzione di un annoso problema, che, come noto, interessa un gran numero di cittadini, professionisti ed imprenditori.

Facciamo riferimento ai tempi biblici con cui il Comune di Trento è solito rilasciare le concessioni edilizie.

Problema di non poco conto, che procura disagi, talvolta notevoli, ai cittadini che intendono effettuare degli interventi edilizi e che si ripercuote a cascata sui professionisti e sugli imprenditori del settore.

Questione le cui conseguenze negative sono poi acuite dalla situazione di crisi in cui versa il comparto dell’edilizia, che certamente non ha bisogno di ulteriori ostacoli, vincoli e rallentamenti.

Da lungo tempo il problema è evidenziato da più parti, senza che il Comune di Trento sia stato però in grado di trovare una soluzione in grado quantomeno di ridurre i tempi, così da avvicinarli a quelli degli altri comuni trentini.

Ecco però che ora, a poche settimane dalle elezioni, il Comune sembra aver trovato la soluzione.

Basta concessioni edilizie, SCIA, occupazioni di suolo pubblico, controlli asfissianti dei vigili, scartoffie e balzelli vari, sanzioni e perdite di tempo: ognuno fa quello che gli pare, quando gli pare e come gli pare!

Apprendiamo, infatti, dalla stampa che la simpatica congrega di buontemponi perdigiorno che ha illecitamente occupato, nel nome della rivoluzione e dei popoli oppressi dell’intero orbe terracqueo, l’immobile ex asilo San Martino (di proprietà di Patrimonio del Trentino, ergo della Provincia, ergo dei contribuenti trentini), non contenti di godere della più totale impunità da parte delle istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto della legalità e dell’ordine, hanno pensato bene di utilizzare l’edifico per svolgervi attività di vario genere (assemblee, cineforum, etc…).

E per far questo hanno altresì ritenuto opportuno dare una sistematina all’immobile.

Ecco allora che nei giorni scorsi hanno iniziato i lavori (ammesso, e non concesso, che di lavoro possa parlarsi con riferimento alla fattispecie in esame), così come ampiamente documentato dalle fotografie pubblicate dai mezzi di comunicazione, alcune delle quali si allegano al presente atto ispettivo (hai visto mai che tutto quanto sta accadendo sia sfuggito alla proprietà dell’immobile?).

Dunque, i nostri improvvisati muratori intervengono sull’immobile illecitamente occupato, demoliscono, tinteggiano, occupano il marciapiede con un ponteggio e, per completare l’opera, si allacciano anche alla rete di distribuzione dell’energia elettrica; inoltre, azzardiamo, pare che la rigorosissima normativa in tema di sicurezza non sia proprio del tutto osservata.

Il tutto, si presume, senza autorizzazioni e pagamento di balzelli vari e sotto gli occhi compiacenti della pubblica autorità (?).

Proviamo ora ad immaginare cosa succederebbe se dei comuni cittadini si comportassero analogamente.

Salvo che il Comune di Trento non abbia nottetempo modificato il suo corpus normativo (a partire dal regolamento edilizio), è certo che: a) gli occupanti sarebbero stati denunciati; b) lo stabile sarebbe stato sgombrato, con la forza se necessario; c) un numero imprecisato di sanzioni (penali ed amministrative) sarebbero piovute sui malcapitati; d) l’allacciamento abusivo alla rete elettrica sarebbe stato immediatamente rimosso; e) Ispettorato del lavoro, INPS e INAIL, interverrebbero immediatamente per verificare il rispetto della normativa in tema di sicurezza e della regolarità contributiva; f) il suolo pubblico (marciapiede) occupato sarebbe sgomberato anch’esso; g) di organizzare assemblee pubbliche, cineforum ed altre attività neanche a parlarne.

Ed a questo punto sorge spontaneo l’interrogativo: poiché nessuno fa nulla (parliamo delle “autorità” (?) che dovrebbero intervenire), non è che senza che all’insaputa dei più il Comune abbia modificato regolamenti, norme, decreti, ordinanze, così da rendere legittimo tutto quanto i nostri baldi occupanti stanno facendo?

Perché se così fosse, sarebbe opportuno portare a conoscenza anche dei comuni cittadini la novità.

Per quale ragione, infatti, il comune cittadino (e contribuente) dovrebbe continuare a richiedere concessioni edilizie, depositare SCIA, chiedere autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico, pagare i relativi balzelli, rispettare la normativa in tema di sicurezza sul lavoro e quella sullo svolgimento di pubbliche iniziative (cineforum, assemblee, etc..), quando tutte queste incombenze non gravano sugli occupanti dell’ex asilo San Martino?

Per quali ragioni cittadini, professionisti ed imprese dovrebbero continuare a perdere tempo e soldi per attività che pare invece siano state totalmente liberalizzate?

Per contro, qualora la normativa non fosse stata nottetempo modificata, cosicché tutte le attività poste in essere dai nostrani rivoluzionari sarebbero illecite, si pone il problema di cosa la Patrimonio del Trentino spa (e quindi la Provincia) intenda fare, anche al fine di evitare eventuali responsabilità che potrebbero derivare dalla sua qualità di proprietaria dell’immobile.

Urge, pertanto, fare chiarezza al riguardo.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga

il Presidente della Provincia al fine di sapere

se, la totale inerzia del Comune di Trento a fronte di quanto sta accadendo sotto gli occhi di tutti nell’ex asilo San Martino, sia determinata dalla circostanza per cui le norme fino a ieri vigenti in materia di sicurezza e di edilizia sono state modificate nel senso di rendere legittimo ciò che fino a ieri non era (e ciò con particolare riguardo all’allacciamento abusivo alla rete elettrica, all’occupazione di suolo pubblico, alle attività edilizie, allo svolgimento di iniziative pubbliche).

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

cons. Rodolfo Borga