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IMIS: cinquemila trentini a rischio accertamento? La provincia intervenga per rimediare alla proprie leggerezze

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Ci sono scelte e decisioni istituzionali che, magari pensate per agevolare i cittadini, rischiano purtroppo di complicare loro – e di parecchio – la vita. Una di questa è l’agevolazione fiscale IMIS in caso di cessione dell’abitazione in comodato ai familiari: questa, in provincia di Trento, con esclusivo riferimento al Comune di Trento e alla maggior parte dei Comuni – fatta eccezione, pare, per Lavis – viene attualmente concessa anche a coloro che dichiarano di aver stipulato con i familiari un contratto di comodato gratuito in forma verbale, senza cioè pretendere che lo stesso venga registrato.

Tale scelta risulta fondata dalla convinzione che, poiché i tributi l’IMU e l’IMIS sono distinti, la riscossione di quest’ultimo sarebbe di totale responsabilità dei Comuni i quali sarebbero pertanto liberi di stabilire come gestirne anche le agevolazioni. Che, nella misura in cui – come detto poc’anzi – viene prevista, nel summenzionato caso, anche in forma di autocertificazione contrattuale in assenza di previa registrazione, determina, fra l’altro, minori entrate per una somma compresa tra 1,5 milioni – 2 milioni di euro per omesso versamento dell’imposta di registro e di bollo, conseguente all’omessa registrazione del contratto di comodato gratuito.

Il punctum dolens della questione è che – come confermato anche da un provvedimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze sull’argomento (cfr. Risoluzione n.1/DF, Prot. 3946 Roma, 17 febbraio 2016) – lo Stato esige espressamente la registrazione del contratto di comodato, senza eccezione neppure per la cessione dell’abitazione ai familiari, quale condizione essenziale al fine della concessione di detta agevolazione anche nel caso in cui il contratto di comodato sia redatto in forma verbale. Questo significa che le disposizioni vigenti in provincia di Trento e attive in numerosi Comuni sono altamente problematiche.

Dette agevolazioni, così come attualmente previste, espongono infatti tutti i residenti che ne sono potenzialmente interessati o beneficiari – si parla della bellezza di cinquemila trentini – ad accertamenti o per l’agevolazione fiscale non dovuta dell’IMIS o per la mancata registrazione del contratto di comodato. Il che significa che la Provincia anziché tutelarli sta esponendo i trentini ad un rischio pesantissimo, a fronte del quale urgono urgentissimi chiarimenti dal momento che sarebbe semplicemente inaccettabile che fossero i cittadini a pagare di tasca propria per quelle che si possono a tutti gli effetti ritenere delle leggerezze istituzionali.

Ciò premesso

il sottoscritto Consigliere interroga Il Presidente della Giunta provinciale per sapere:

 

  • se corrisponde al vero che l’agevolazione fiscale IMIS in caso di cessione dell’abitazione in comodato ai familiari, in provincia di Trento, con esclusivo riferimento al Comune di Trento e alla maggior parte dei Comuni – fatta eccezione, pare, per Lavis – viene attualmente concessa anche a coloro che dichiarano di aver stipulato con i familiari un contratto di comodato gratuito in forma verbale, senza cioè pretendere che lo stesso venga registrato;
  • se corrisponde al vero che però – come confermato anche da un  provvedimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze sull’argomento (cfr. Risoluzione n.1/DF, Prot. 3946 Roma, 17 febbraio 2016) – lo Stato esige espressamente la registrazione del contratto di comodato, senza eccezione neppure per la cessione dell’abitazione ai familiari, quale condizione essenziale al fine della concessione di detta agevolazione anche nel caso in cui il contratto di comodato sia redatto in forma verbale;
  • se risponde pertanto al vero – in conseguenza delle scelte provinciali e alla luce dell’anzidetto provvedimento ministeriale – che vi è bellezza di cinquemila trentini attualmente esposti ad accertamenti o per l’agevolazione fiscale non dovuta dell’IMIS o per la mancata registrazione del contratto di comodato;
  • in caso affermativo, se non reputa tutto ciò scandaloso dal momento che sarebbe semplicemente inaccettabile che fossero i cittadini a pagare di tasca propria per quelle che si possono a tutti gli effetti ritenere delle leggerezze istituzionali e, in caso affermativo, entro quali termini e secondo quali modalità intende attivarsi per sanare questa situazione fiscalmente emergenziale.

A norma di Regolamento, si chiede risposta scritta.

 

Cons. Claudio Civettini