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Indennità e rimborsi spettanti ai componenti della Giunta e del Consiglio provinciale

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Art. 1
Indennità e gettoni di presenza
1. Al Presidente della Provincia è attribuita un’indennità di carica mensile lorda, corrisposta in tredici mensilità, pari a 13.800 euro.
2. Agli assessori provinciali è attribuita un’indennità di carica mensile lorda, corrisposta in tredici mensilità, pari a 11.600 euro.
3. Ai consiglieri provinciali è attribuito un gettone di presenza dell’ammontare di 250 euro per la partecipazione a ogni giornata di seduta del Consiglio provinciale, di 100 euro per la partecipazione a ogni giornata di seduta delle commissioni consiliari.
4. Ai componenti dell’ufficio di presidenza del Consiglio provinciale è attribuita un’indennità di carica mensile lorda, corrisposta in tredici mensilità, pari a 3.300 euro per il Presidente del Consiglio, a 1.820 euro per il Vicepresidente del Consiglio e a 860 euro per i segretari questori.
5. I gettoni di presenza previsti dal comma 3 non sono cumulabili con le indennità previste dai commi 1 e 2.
Art. 2
Rimborso delle spese
1. Al Presidente della Provincia, agli assessori e ai consiglieri provinciali spetta il rimborso delle spese specificamente documentate inerenti l’esercizio del loro mandato. I criteri e i limiti del rimborso sono stabiliti dal regolamento di esecuzione di questa legge per il Presidente della Provincia e per gli assessori, da un regolamento consiliare per i consiglieri provinciali.
Art. 3
Trattamento previdenziale e di fine rapporto
1. Al Presidente della Provincia e agli assessori provinciali, dopo la cessazione del loro mandato, spetta un trattamento economico a carattere previdenziale corrisposto in dodici mensilità. Il trattamento viene determinato con il sistema contributivo, moltiplicando il montante individuale dei contributi al momento del conseguimento del diritto ad esso per i coefficienti di trasformazione individuati per classi di età, dopo averne verificato la sostenibilità economica e finanziaria. Le frazioni di anno sono valutate con un incremento pari al prodotto fra il numero dei mesi e un dodicesimo della differenza tra il coefficiente di trasformazione dell’età immediatamente superiore e il coefficiente di trasformazione dell’età inferiore a quella dell’assessore o presidente.
2. Il periodo minimo di contribuzione per la liquidazione del trattamento economico a carattere previdenziale è di dieci anni; il diritto si consegue al compimento del sessantaseiesimo anno di età, e comunque dopo la cessazione dalla carica. Ai fini della maturazione del diritto la frazione di anno si computa per intero se corrisponde ad almeno sei mesi e un giorno; non ha effetto se è di durata inferiore.
3. Il trattamento economico a carattere previdenziale è sospeso per la durata dell’incarico se l’ex assessore o presidente che lo percepisce è eletto nel Parlamento nazionale o europeo, è nominato come componente del Governo nazionale, della Giunta provinciale o di quella di un’altra regione o provincia autonoma.
4. Il trattamento economico a carattere previdenziale relativo al mese in cui è morto un ex assessore o presidente che lo percepiva spetta ai familiari aventi diritto alla reversibilità o, in loro mancanza, agli eredi. A decorrere dal primo giorno del mese successivo il trattamento di reversibilità spetta a familiari superstiti che ne fanno richiesta allegando la documentazione attestante i presupposti del diritto, nei limiti e con i criteri stabiliti per i dipendenti della Provincia.
5. Per conseguire il trattamento economico previsto dal comma 1 il Presidente della Provincia e gli assessori sono assoggettati a una contribuzione previdenziale obbligatoria di una somma pari all’8,8 per cento della base imponibile contributiva determinata dall’indennità prevista dall’articolo 1. Il montante contributivo individuale è formato da questa contribuzione e da una contribuzione figurativa a carico della Provincia, determinata nella misura del 24,2 per cento dell’indennità. Se il Presidente della Provincia o gli assessori non hanno raggiunto il periodo minimo di contribuzione previsto dal comma 2 il montante contributivo individuale è restituito a loro o ai loro eredi.
6. Il Presidente della Provincia e gli assessori provinciali hanno diritto a un trattamento di fine rapporto in base alla disciplina dell’articolo 2120 del codice civile.
Art. 4
Abrogazioni
1. La legge provinciale 20 marzo 1976, n. 13 (Determinazione delle indennità spettanti ai membri della Giunta provinciale), l’articolo 3 della legge provinciale 26 gennaio 1987, n. 5, gli articoli 78 e 79 della legge provinciale 24 gennaio 1992, n. 5, l’articolo 8 della legge provinciale 7 agosto 1995, n. 8, e l’articolo 6 della legge provinciale 21 novembre 2002, n. 14, sono abrogati.

RELAZIONE

Il presente disegno di legge si occupa del trattamento economico spettante pro futuro ai consiglieri provinciali, superando la disciplina introdotta a livello regionale con decorrenza dalla XIV legislatura e quindi modificata nell’anno 2012 con decorrenza dalla legislatura corrente.
Non si occupa, invece, della questione dei vitalizi già maturati dai consiglieri delle precedenti legislature, di competenza del Consiglio regionale ed oggetto del disegno di legge che la Giunta regionale sta predisponendo e che sarà quanto prima presentato all’esame dell’aula.
Il disegno di legge, strettamente collegato a quello depositato in Consiglio regionale, trova origine nella situazione che si è venuta progressivamente a creare sul tema dei costi della politica, recentemente ulteriormente esasperatasi a seguito della liquidazione anticipata dei vitalizi previsti dalla previgente legislazione per i Consiglieri della Regione Trentino Alto Adige Sudtirol.
La presente iniziativa legislativa trova fondamento da una semplice constatazione: a torto od a ragione larga parte dell’opinione pubblica ormai ritiene, senza operare distinzioni di sorta, la politica come una piaga purulenta.
E le piaghe prima si bonificano in profondità e poi si cauterizzano; le mezze misure non bastano.
Per onestà intellettuale ritengo opportuno chiarire che personalmente ritengo che l’attuale disciplina (che nulla ha a che vedere con la questione dei vitalizi), pur sempre perfettibile, ad esempio comprendendo tutti i rimborsi spese nel rimborso forfettario mensile, sia sostanzialmente corretta.
Opinione, questa, peraltro non isolata a leggere le dichiarazioni pubbliche rilasciate non più tardi di un paio d’anni fa da soggetti, che pure sulla questione dei costi della politica non sono mai stati particolarmente arrendevoli.
Ciononostante, poiché i tempi sono cambiati e considerata la situazione venutasi a creare, in parte per evidenti responsabilità della politica (meglio, dei politici o di alcuni di essi), in parte per ragioni che nulla hanno a che vedere con l’indignazione largamente diffusa nell’opinione pubblica, credo che la proposta sia ormai inevitabile.
Nel clima che stiamo vivendo, alimentato da una crisi profonda che colpisce duramente un gran numero di Italiani e Trentini non vi è spazio, a mio avviso, per la discussione.
Ed è inutile spiegare che la nostra Regione è stata la prima ad abolire i vitalizi (nel 2008 per i nuovi consiglieri), che le indennità attuali sono le più basse d’Italia, che la diaria (non tassabile) è stata drasticamente ridotta, che l’indennità complessiva è stata pure ridotta rispetto agli anni scorsi, che il trattamento pensionistico è interamente fondato sul sistema contributivo secondo i medesimi meccanismi previsti per i dipendenti del pubblico impiego, che dal 2008 ad oggi l’indennità netta è diminuita del 20%, che, infine, anche i contributi ai gruppi consiliari hanno subito una drastica riduzione.
E’ inutile perché comprensibilmente in un clima come quello che si è creato i cittadini, in molti casi vittime di una profonda crisi economica di cui non si vede la fine, pretendono altro.
Ed il necessario intervento sui vitalizi maturati nel passato non sarà sufficiente, così come peraltro già chiaramente emerso in questi giorni.
C’è bisogna, dicevo, di un intervento radicale, che questo disegno di legge propone.
Più avanti, magari tra qualche anno, se emergeranno le possibili conseguenze negative del sistema proposto, vi sarà tempo per intervenire nuovamente.
In un altro clima, più disteso ed auspicabilmente non segnato dalla crisi, sarà possibile ragionare serenamente sui costi della politica ed, ancor prima, sul ruolo che la politica deve avere in una società sempre più segnata dall’ingerenza di poteri e centri d’interesse che con la partecipazione comunitaria nulla hanno a che vedere.
E se del caso, potranno essere apportati i correttivi che si riterranno eventualmente opportuni.
Nel frattempo però la cura radicale sembra essere inevitabile.
Il disegno di legge propone quindi una disciplina del tutto diversa del trattamento economico dei consiglieri della Provincia di Trento, strettamente connessa al disegno di legge depositato in Consiglio regionale.
In sintesi il disegno di legge prevede che, analogamente a quanto previsto per il Consiglio regionale, ai consiglieri siano corrisposti in luogo di un’indennità, dei gettoni di presenza per la partecipazione alle sedute del Consiglio provinciale e delle Commissioni legislative.
Per i Consiglieri membri dell’Ufficio di Presidenza, in considerazione dell’impegno connesso alla carica, si prevede una ridotta indennità mensile.
Affatto diversa, ovviamente la situazione dei membri della Giunta, che debbono essere messi nelle condizioni di poter svolgere il mandato a tempo pieno.
Per essi, pertanto, si prevede la corresponsione di un’indennità adeguata alle responsabilità connesse alla carica nei termini che di seguito verranno esplicitati.
Si ritiene altresì equo che i membri della Giunta possano maturare un trattamento pensionistico a carattere contributivo modellato su quello previsto per i dipendenti del pubblico impiego e che sempre secondo i medesimi criteri vigenti per i dipendenti del pubblico impiego vengano determinati il trattamento di fine mandato e la reversibilità.
Per tutti si prevede poi l’integrale rimborso delle spese documentate sostenute nell’esercizio del mandato, rimettendo la determinazione di limiti, criteri e modalità dello stesso ad una delibera dell’Ufficio di Presidenza.
Nel dettaglio la proposta è la seguente.
a) Consiglieri: 250 euro per la partecipazione ad ogni giornata delle sedute del Consiglio e 100 euro per ogni seduta di Commissione;
b) Ufficio di Presidenza: in aggiunta ai gettoni di presenza come sopra determinati, un’indennità di carica mensile netta corrisposta in tredici mensilità di circa euro 2.300,00 per il Presidente (pari a euro 29.900 annui), di circa euro 1.350,00 per il Vicepresidente (pari a euro 17.550 annui) e di circa euro 650,00 per i Questori (pari a euro 8.450 annui);
c) Giunta provinciale: indennità di carica mensile netta corrisposta in tredici mensilità di circa euro 7.000,00 per il Presidente (pari a euro 91.000 annui) e di circa euro 6.000,00 per gli assessori (pari a euro 78.000 annui).
Quanto sopra premesso, alcune considerazioni di carattere generale.
E’ del tutto evidente che la presente proposta complessivamente considerata (ossia così come necessariamente integrata a livello delle due Province) comporta un radicale cambiamento.
I membri dell’esecutivo continuerebbero ovviamente a percepire un’indennità, necessaria affinché essi possano svolgere il loro compito a tempo pieno.
Affatto diverso la situazione dei consiglieri che dovrebbero essere messi nella condizione di poter continuare a svolgere (ove l’abbiano) la propria attività lavorativa.
Intermedia la situazione dei membri dell’Ufficio di Presidenza provinciale, cui in ragione dell’impegno connesso alla carica viene riconosciuta, in aggiunta ai gettoni di presenza, un’indennità, sia pure assai ridotta rispetto a quella dei membri dell’esecutivo.
Per le medesime ragioni, soltanto ai membri della Giunta viene riconosciuto un trattamento previdenziale, a carattere contributivo, modellato su quello dei dipendenti del pubblico impiego.
Un’impostazione come quella proposta comporterà necessariamente un qualche adattamento anche dello svolgimento dei lavori degli organi legislativi, dell’organizzazione degli uffici dei Consigli provinciali e dei rispettivi Regolamenti.
I lavori dovranno essere organizzati con modalità ed orari tali da agevolare la partecipazione dei consiglieri ai lavori del Consiglio; più o meno come avviene, ad esempio, per il Consiglio comunale di Trento.
Gli uffici del Consiglio dovranno essere in qualche misura potenziati, al fine di fornire ai singoli consiglieri ed ai Gruppi consiliari un supporto maggiore rispetto a quello attuale, che può ritenersi adeguato in un contesto “totalizzante” come quello cui oggi sono chiamati i consiglieri, ma che potrebbe risultare insufficiente in un’ottica diversa, in cui il ruolo di consigliere viene svolto, quantomeno nella generalità dei casi, contestualmente ad un’attività lavorativa.
Per quanto concerne l’aspetto regolamentare, sarà con ogni probabilità opportuno introdurre qualche modifica finalizzata a snellire e velocizzare i lavori d’aula.
Resta ferma ovviamente la previsione del diritto dei consiglieri ad un ufficio e ad un collaboratore, nell’ottica della presente proposta ancor più necessario.
In definitiva quello che si propone è un modello radicalmente diverso rispetto a quello attuale, che necessariamente richiede nei consiglieri un impegno di fatto incompatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa.
Un modello che indubbiamente presenta anche delle problematicità e dei possibili effetti negativi, che non sfuggono al proponente.
In teoria sarebbe con ogni probabilità preferibile ragionare in termini di comparazione, valutati rispettivi compiti e responsabilità, tra l’indennità del consigliere regionale e lo stipendio dei dipendenti provinciali e regionali, con equiparazione delle regole che disciplinano il trattamento di fine rapporto e pensionistico dei dipendenti e dei consiglieri.
Individuata la figura professionale che si ritiene corrispondere al consigliere, si applicherebbe il medesimo trattamento economico, anche agli effetti pensionistici.
Però, come sopra rilevato, i tempi non sono forse propizi per un ragionamento complessivo e la presente proposta ha se non altro il merito di assicurare una sostanziale “parità di condizioni” per l’accesso ai Consigli regionale e provinciale.
Tutti, infatti, potrebbero svolgere il ruolo di consigliere contestualmente al proprio lavoro, senza distinzioni tra dipendenti, pubblici e/o privati, liberi professionisti, imprenditori etc….
In ogni caso, infatti, il consigliere dedicherebbe alla politica un tempo compatibile con il lavoro che continuerebbe a svolgere.
Quanto sopra premesso, passiamo all’esame dei singoli articoli del ddl.
Art. 1. Disciplina l’indennità spettante al Presidente della provincia, agli assessori ed ai membri dell’Ufficio di Presidenza. Prevede altresì l’ammontare dei gettoni di presenza spettanti ai consiglieri provinciali, non cumulabili, per i membri della Giunta, con le indennità per essi previste.
Art. 2. Disciplina il rimborso delle spese connesse all’esercizio del mandato, rimettendo a successivi regolamenti la determinazione di criteri e limiti del rimborso medesimo.
Art. 3 Disciplina il trattamento previdenziale spettante ai soli membri della Giunta. Il trattamento è contributivo e modellato su quello vigente per i dipendenti del pubblico impiego.
Art. 4 Prevede l’abrogazione delle norme incompatibili con il presente disegno di legge.

Il proponente

Consigliere Rodolfo Borga