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Intervista al nostro Presidente Rodolfo Borga sui fatti di Soraga

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Ciò che stupisce, al di là della rituale condanna collettiva, è il rifiuto di analizzare le ragioni di episodi come questo, che altro non costituiscono che la manifestazione della sempre crescente insofferenza popolare nei confronti della politica del Governo sul tema dell’immigrazione.

Troppo facile accusare di razzismo e xenofobia tutti coloro che non si piegano al politicamente corretto dell’accoglienza indiscriminata dei cc.dd. profughi.

Troppo facile distinguere gli Italiani in maniera manichea tra buoni e cattivi, tra generosi ed egoisti, tra solidali ed ostili.

La preoccupazione crescente di larga parte della popolazione in Italia ed in Europa non può essere liquidata tacciando di razzismo chi tale proccupazione manifesta, talvolta anche con atti non condivisibili.

E’ del tutto comprensibile che a fronte di un fenomeno che chiaramente  è sfuggito ad ogni controllo i cittadini si sentano abbandonati.

E’ provato che la maggioranza dei richiedenti asilo (non profughi) non si vedranno riconoscere nè il diritto all’asilo nè altre forme di protezione sussidiaria. Conseguentemente, al termine dei due anni che in Italia sono necessari per l’esame della domanda, (in altri Paesi sono sufficienti 3 o 4 mesi!) la maggior parte (circa l’80%) dei cc.dd. profughi altro non diventeranno che dei clandestini. In Trentino ad esempio circa il 95% dei richiedenti asilo sono maschi tra i 20 ed i 30 anni, provenienti dall’Asia e dall’Africa subsahariana : altro che donne, vecchi e bambini che fuggono dalla guerra! In tale contesto, anzichè accusare di razzismo tutti coloro che assistono con preoccupazione ad un fenomeno che pare inarrestabile, i fautori dell’immigrazione senza freni dovrebbero rispondere alla seguente domanda: quanti immigrati volete accogliere in Italia? Cinquecentomila? Un milione? Cinque milioni?

Perchè in giro per il mondo ci sono decine e decine di milioni di persone che vorrebbero trasferirsi in Europa per ragioni meramente economiche. Quante di esse un Paese come il nostro può ospitare accollandosi i relativi costi economici e sociali prima d’implodere e perdere la propria identità? A questa domanda si dovrebbe dare risposta, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte, anzichè mettere sul banco degli accusati coloro i quali tali scelte debbono subire. Anche perchè, i cc.dd. profughi mica li mettono ai Parioli e nei quartieri “bene” delle nostre città. Perchè, come è recentemente accaduto a Capalbio, capitale della gauche au caviar, della buona borghesia che vota rigorosamente PD, degli intellettuali radical chic, quando le “risorse”  straniere le vogliono collocare nelle immediate prossimità delle loro auguste residenze, i sacerdoti dell’accoglienza senza se e senza ma protestano con vigore. Buoni, solidali, accoglienti, ma non a casa loro!