Home Blog La farsa della doppia preferenza di genere

La farsa della doppia preferenza di genere

0 153

CONDIVIDI SUI SOCIAL:

La questione della doppia preferenza di genere ha raggiunto livelli di disinformazione ed ipocrisia francamente intollerabili. Ed offensivi nei confronti degli elettori trentini, in primo luogo delle donne.
Da mesi media, comitati autoreferenziali e inutili commissioni vanno raccontando che il Trentino sarebbe la maglia nera in Italia relativamente alla presenza delle donne in politica. E che la responsabilità di tale situazione risiederebbe nella nostra legge elettorale, la sola in Italia a non prevedere l’obbligo di esprimere due preferenze per candidati di sesso diverso.
Tutte balle! In primo luogo perché soltanto quattro Regioni (su venti) hanno approvato una legge come quella che si vorrebbe introdurre in Trentino. In secondo luogo perché non è affatto vero che il Trentino è la “maglia nera” per quanto concerne la presenza femminile in Consiglio provinciale.
Come risulta da un recente studio di Openpolis, infatti, il Trentino è esattamente nella media di tutte le altre Regioni Italiane.
Ma vi è di più! Il medesimo studio dice infatti che il Trentino è invece maglia nera per la presenza di donne nella giunta della città capoluogo ed in quella provinciale. Negli organi cioè in cui la presenza è determinata non dal voto degli elettori (come in Consiglio provinciale), ma dai partiti.
E così vediamo che la Giunta di Trento è ultima il Italia tra le città capoluogo, mentre la giunta provinciale si colloca al terz’ultimo, posto.
In sintesi: quando a decidere sono gli elettori il Trentino è nella media nazionale, quando invece a scegliere sono i partiti del centrosinistra il Trentino crolla in fondo alla classifica.
Non solo. Quando, come recentemente accaduto, due donne vengono cacciate dalle rispettive giunte (Borgonovo Re in Provincia e Ferrari a Trento), dimezzando così la presenza femminile, a sostituirle vengono chiamati due uomini!
Quindi, PD, PATT e UPT da un lato pretendono di dire agli elettori ed alle elettrici trentine come devono votare, dall’altro quando possono direttamente scegliere chi deve assumere posti di responsabilità politica, le donne non le nominano od addirittura le cacciano.
Ecco perché Civica Trentina ha denunciato fin dall’inizio la profonda ipocrisia che caratterizza l’intera vicenda del disegno di legge Bezzi-Maestri.
Quanto al merito della questione, Civica Trentina ribadisce la propria contrarietà al disegno di legge, per la semplice ragione che gli elettori e le elettrici sanno benissimo come votare. Non hanno bisogno di tutori, siano essi consiglieri provinciali o comitati vari, che indirizzino il loro voto.
Recentemente una componente del Comitato Non Ultimi mi ha detto che loro non vogliono condizionare gli elettoti trentini ma “prenderli per mano”. Questa è la visione di fondo che anima i sostenitori del disegno di legge in discussione.
Gli elettori e le elettrici trentine considerati non sufficientemente maturi per poter esprimere un voto consapevole, e quindi “presi per mano” da qualche sedicente illuminato.  Come fossero bambini.
E questo per Civica Trentina è intollerabile.
Rodolfo Borga