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La Regione Trentino Alto Adige/Südtirol contraria allo ius soli: approvata la mozione degli Autonomisti Popolari e Civica Trentina, bocciata quella di PD e Verdi.

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Mercoledì scorso il Consiglio regionale ha approvato la proposta di mozione presentata unitamente al collega Kaswalder, finalizzata a manifestare a Governo e Parlamento la contrarietà della nostra Regione al disegno di legge, già approvato dalla camera ed ora in discussione al Senato, che vorrebbe introdurre il c.d. ius soli. Contestualmente il Consiglio ha bocciato una proposta di mozione, presentata da Verdi e PD, che intendeva invece invitare il Parlamento ad approvare il disegno di legge.
La mozione è stata approvata con i voti delle minoranze (Verdi esclusi ovviamente), cui si sono aggiunti quelli della SVP. La mozione di PD e Verdi è stata bocciata.
L’UPT, ormai definitivamente appiattito sulle posizioni del PD, ha votato contro la nostra mozione ed a favore di quella che voleva sollecitare il Parlamento ad approvare in tempi brevi lo ius soli.
Il PATT si è astenuto su entrambe le mozioni, ritenendo evidentemente di non aver nulla da dire (e prima da pensare) su un tema che pure interessa un gran numero di persone in Italia ed in Trentino.
A tal riguardo non è furi luogo rilevare come recentemente il senatore Panizza, annusata l’aria (un’ampia maggioranza di cittadini è contraria allo ius soli), ha dichiarato che è meglio rinviare alla prossima legislatura l’esame del disegno di legge in questione.
Dunque il PATT è al tempo stesso a favore e contro lo ius soli! E poi ci si domanda ancora perché la politica ed i politici stanno progressivamente perdendo credibilità. Ciò premesso, di seguito esponiamo sinteticamente le ragioni della nostra contrarietà; ragioni, come siamo soliti fare, basate su circostanze di fatto (norme e statistiche) e non su pregiudizi ideologici.
La normativa in vigore prevede che la cittadinanza italiana si acquista per: a) nascita da almeno un genitore italiano; b) residenza legale in Italia per 10 anni (stranieri extracomunitari) o anche solo 4 anni (stranieri comunitari); c) naturalizzazione dei genitori, per effetto della quale i figli minori convivente con anche solo un genitore che ha ottenuto la cittadinanza italiana (dopo 10 o 4 anni di residenza) ottengono automaticamente essi stessi la cittadinanza.
Per effetto di tale normativa lo scorso anno in Italia 200.000 (duecentomila) stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana: 60.000 in più rispetto al Regno Unito, 64.000 in più rispetto alla Spagna, 65.000 in più rispetto alla Francia e 68.000 in più rispetto alla Germania.
Negli anni 2015 e 2016 gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana sono stati 380.000 e negli ultimi 10 anni i neo cittadini sono stati 950.000!
Di cosa stiamo parlando allora? Non basta non questi numeri ai sostenitori dello ius soli? Non basta loro essere i primi in Europa? Infine. Non è assolutamente vero che i bambini che non hanno ancora acquisito la cittadinanza italiana sarebbero in qualche misura discriminati.
Tutti i bambini, italiani o stranieri che siano, residenti in Italia hanno, infatti, i medesimi diritti: all’istruzione, alla sanità, all’assistenza.
Chi afferma che i bambini ed i ragazzi stranieri non hanno i medesimi diritti dei loro coetanei italiani mente, sapendo di mentire. I dati (incontestabili) sopra esposti ci pare dimostrino ampiamente che la normativa attualmente in vigore non è affatto eccessivamente rigorosa.
In realtà lo ius soli altro non è che un provvedimento ideologico, le cui finalità hanno ben poco a che vedere con quelle dichiarate. A tal proposito riportiamo testualmente quanto dichiarato alla stampa dall’on. Dellai (Adige 10.10.2017): “Il nostro Paese ha estremo bisogno di bambini e giovani, essendo il secondo Paese al mondo per indice d’invecchiamento della popolazione. Lo ius soli, in questo senso, va visto come parte di una politica che punta al superamento della nostra drammatica crisi demografica”.
Ecco perché si vuole lo ius soli. Altro che per inesistenti ragioni umanitarie. Peraltro, se da un lato è vero che il nostro Paese è colpito da un grave crisi demografica, è a dir poco singolare il fatto che ad essere in prima fila per lo ius soli siano i responsabili della crisi demografica denunciata, frutto di decenni di politiche contro la famiglia naturale, che non potevano che condurci al punto in cui ora siamo.
Pensiamo, solo per fare un esempio, ad Emma Bonino, oggi scatenata pro ius soli e ieri paladina dell’aborto, nonché responsabile diretta per sua stessa ammissione di migliaia di aborti illegali.
Che siano persone come queste a lamentare la crisi demografica che hanno ampiamente contribuito a determinare è inaccettabile. E chiara manifestazione di ciò che in realtà motiva questi sedicenti paladini dell’umanità.