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La sindrome di Capalbio

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Capalbio, amena cittadina toscana di provata fede progressista, storico buen retiro dei sacerdoti del politicamente corretto, della sinistra con la puzzetta sotto il naso, dei paladini della solidarietà e dell’accoglienza senza se e senza ma.
Rinomato luogo di villeggiatura, ove l’intellighenzia progressista si ritrova per pontificare sulle sorti del nostro Paese e del mondo in un delirio autoreferenziale che, se possibile, allontana ancor più i protagonisti di questo illuminato cenacolo dalla gente comune.
 Ultimamente, e non poteva essere altrimenti, ricorrenti erano gli inviti provenienti da Capalbio ad accogliere con gioia la massa di stranieri che ogni giorno entrano illegalmente in Italia, cui si accompagnavano le condanne inappellabili del popolino che in qualche occasione osava protestare contro le decisioni calate dall’alto dal duo Renzi-Alfano.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, ecco l’improvviso ed inaspettato confronto con la dura realtà, quella che il suddetto popolino pratica ogni santo giorno: il Prefetto competente decide che a Capalbio devono essere collocati 50 richiedenti asilo.
Quale occasione migliore per la sedicente parte migliore del Paese, che fino ad allora aveva conosciuto soltanto l’astratto migrante, per incontrare degli stranieri in carne ed ossa, convivere con loro, imparare la loro cultura, approfittare di ciò che quella cinquantina di “risorse” avrebbe potuto dare?
E invece, incredibile a dirsi, Capalbio, la rossa, illuminata, progressista, solidale Capalbio si ribella! Il Sindaco PD ricorre al TAR contro il provvedimento prefettizio e la congerie di sedicenti intellettuali che hanno fatto di Capalbio il faro morale d’Italia protesta vibratamente.
Come un qualsiasi becero populista, come un qualsiasi sfigato abitante delle sempre più disastrate periferie italiane, come un rozzo contadino od operaio (di quelli che non a caso hanno votato in massa Trump)!
Certo non contro i profughi, ci mancherebbe altro! Ma nel loro stesso interesse: come farebbero ad integrarsi? va bene accoglierli, ma così tanti, cosa possiamo fargli fare? non rischierebbero di cadere nell’ozio, di non poter esprimere le loro potenzialità?
Meglio altrove, quindi: magari in qualche periferia, ove potrebbero integrarsi molto meglio; certamente meglio che nella esclusiva spiaggia toscana, già ora luogo poco adatto al popolino.
Come che sia, il progressista manipolo di difensori del multiculturalismo e dell’accoglienza (a casa d’altri) ha infine avuto la meglio. Il provvedimento prefettizio è stato revocato ed a Capalbio di richiedenti asilo non si parlerà più per un pezzo.
 O, meglio, si continuerà a parlare di profughi e di come altrove debbano essere accolti con gioia, rimandando sine die il momento in cui anche nella roccaforte del buonismo globalista potranno mettere piede quei richiedenti asilo, che ai nostri amici progressisti tanto più piacciono quanto più se ne stanno lontani dalle loro ville con giardino.
Rodolfo Borga