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La singolare concezione del diritto alla difesa del segretario Panizza

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L’intervento del segretario Panizza sulla scelta del consigliere Kaswalder di affidare al sottoscritto la sua difesa nel procedimento disciplinare in corso ha francamente dell’incredibile.
Nella mia qualità di difensore non entro nel merito della questione politica, che compete a Kaswalder, né intendo riproporre le ragioni tecnico-giuridiche della difesa, che ho ampiamente esposto nella memoria depositata.
Intendo piuttosto rilevare come evidentemente il segretario/senatore non ha compreso che un procedimento disciplinare deve svolgersi secondo modalità che, come recita l’art. 26 dello Statuto del PATT, devono garantire (a tutti, anche a Kaswalder) il diritto alla difesa.
Ed elemento fondamentale del diritto alla difesa è l’assistenza di un legale, la cui presenza irrita però Panizza, che manifesta così una concezione del tutto singolare delle regole fondamentali che disciplinano la partecipazione dei cittadini alla vita politica mediante la militanza in un partito.
Non soltanto il segretario critica la scelta del consigliere Kaswalder di aver affidato la sua difesa al sottoscritto, ma addirittura afferma che il procedimento disciplinare sarebbe l’occasione per l’imputato di “spiegare le ragioni delle proprie scelte, magari ravvedendosi”.
Evidentemente Panizza ritiene che i motivi del deferimento non possano essere contestati e che il deferito debba semplicemente ammettere le sue presunte colpe e ravvedersi (SIC!), sperando nella clemenza del collegio!
Una concezione del diritto analoga a quella che informava i processi stalinisti, in cui, come noto, gli imputati erano chiamati in primo luogo ad ammettere le proprie colpe. Una concezione in cui non vi è posto per il diritto alla difesa del singolo, la cui sola pretesa di difendersi è considerata in sé eversiva.
Cose da pazzi, specie se ad affermarle pubblicamente è un senatore della Repubblica e segretario di partito. Che con ogni probabilità non ha ancora capito che tra una caneva (luogo che peraltro, come noto, frequento con piacere) e un procedimento disciplinare c’è una bella differenza.
Quanto al mio interesse a dividere il PATT, mi limito ad osservare che mentre io difendo il diritto del consigliere Kaswalder a non essere espulso dal partito, il segretario Panizza è colui che ha sottoscritto la delibera con cui Kaswalder è stato deferito. Occorre aggiungere altro?
Rodolfo Borga