Home Blog L’Europa ammette come legittimo il rilevamento delle impronte digitali: cosa si apetta...

L’Europa ammette come legittimo il rilevamento delle impronte digitali: cosa si apetta a riportare la sicurezza in Trentino dopo gli innumerevoli furti in appartamenti e uffici pubblici e privati?

0 699

CONDIVIDI SUI SOCIAL:

Vero che tutta la micro e macro criminalità non è ascrivibile alle migliaia di clandestini presenti in Italia e in Trentino ma, per quest’ultimo, l’impennata incredibile di furti nelle abitazioni ma anche in luoghi pubblici, quale la sede dei Vigili urbani, sembrerebbero avere indirizzi ben precisi, dove, nonostante la grande professionalità delle Forze dell’ordine e le iniziative del signor Questore, sembra mancare una vera e propria strategia della prevenzione.
Il Trentino, dove la rabbia di questi giorni, ricorda come si viveva bene nel recente passato, dove si poteva lasciare le chiavi sulla serratura di casa senza problemi, sta vivendo le problematiche di una città metropolitana, dove i fatti criminosi, si stanno susseguendo a macchia d’olio, con scassi,furti,intrusioni,tentativi di violenza sulle donne (non solo a Colonia, ma anche sui treni locali!!), sia in città che nelle valli e ora, con grande ritardo, si rincorrono le telecamere per dare un minimo di risposta alle esigenze di sicurezza dei cittadini.

Ma evidentemente questo non basta, poiché tale criminalità, sembrerebbe rispondere ad un piano talmente organizzato da risultare pianificato e destabilizzante. Un piano, cui necessitano risposte chiare ed efficaci, passando attraverso la prevenzione e se in piazza Dante è auspicabile la collaborazione passiva della presenza dell’Esercito, dall’altra, il limbo in cui versano le migliaia di clandestini e presunti profughi, per le mancate scelte del governo nazionale, ci impone di fare supplenza. Infatti, la famigerata “Europa”, come si legge in un articolo di Francesca Sironi del 3 settembre scorso, riportando una risposta ad una interrogazione al Parlamento Europeo, la Commissione ribadisce che, nel rispetto della dignità e l’integrità fisica dei migranti, dopo l’adolescenza l’uso “proporzionato” della forza è previsto per il rilevamento delle impronte digitali.
Infatti, la risposta del commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avrampoulos all’interrogazione relativamente al problema delle identificazioni, “ribadisce i contenuti delle direttive prese dalla Ue a maggio con l’Agenda europea per – e qui il dettaglio, anche nell’ordine degli elementi, è essenziale – il rilevamento delle impronte digitali ai migranti irregolari e ai richiedenti protezione internazionale. Le impronte digitali servono per il controllo, sicuramente, ma soprattutto servono per l’applicazione del regolamento di Dublino, la legge proprio ora in discussione sull’obbligo di permanenza dei profughi nello Stato di primo ingresso fino alla risposta delle commissioni territoriali. Come già spiegato più volte da l’Espresso, i migranti si ribellano all’identificazione in Italia perché non è qui che vogliono costruire un futuro, e conoscono le difficoltà del nostro paese nel dare risposte in tempi certi e brevi alle richieste di protezione internazionale”.
Questo quanto espresso ed è una occasione unica per scegliere, anche a livello provinciale, nella piena autonomia delle Forze dell’ordine, di dar corso a codesta direttiva, concertando con le stesse, un registro degli ingressi che preveda anche l’acquisizione delle impronte digitali.
Una semplice procedura, che non offende certo pregiudizialmente nessuno ma che darebbe certezze agli inevitabili ingressi, senza alcuna coercizione, ma come regola attualmente applicata a chiunque richieda in Italia il passaporto.
Immaginando i cori buonisti di sdegno a codesta proposta, ricordo che oltre ad essere legittima, è una garanzia per coloro che da profughi, onestamente stanno subendo le atroci complicanze di una moltitudine di guerre nel mondo da far paura, dove i guerrafondai apparentemente pacifisti e magari titolati anche del premio Nobel per la Pace, stanno facendo affari miracolosi all’economia del proprio paese con la vendita di armi e mezzi bellici, come ad esempio, fa l’America e non solo.
Tutto ciò per chiedere e conoscere se si è a conoscenza dell’interpretazione europea circa la necessità di rilevare le impronte digitali per l’identificazione e garantire, oltre i presunti profughi per bene, anche la sicurezza in Europa, in Italia e in Trentino e,insieme,se si ritiene che tali rilevazioni possano essere d’aiuto alle Forze dell’ordine per la prevenzione, la repressione e le indagini per identificare le bande che imperversano indisturbate in mezzo Trentino mettendo a dura prova la sopportazione.
Misura-questa- che porterebbe non certo a dare soluzione alla pioggia di furti negli appartamenti, ma almeno a dare la speranza che le indagini possano identificare i colpevoli e visto che almeno gli italiani con il passaporto sono automaticamente schedati, non si ritiene per niente sconveniente dar corso al rilievo anche a coloro che vengono in Italia e in Trentino senza documenti, senza identità e non dalle normali frontiere di accesso.

Tutto ciò premesso,

si interroga il Presidente della Giunta provinciale per sapere

• se si si è a conoscenza della risposta data dal commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avrampoulos all’interrogazione relativamente al problema delle identificazioni, laddove “ribadisce i contenuti delle direttive prese dalla Ue a maggio con l’Agenda europea per – e qui il dettaglio, anche nell’ordine degli elementi, è essenziale – il rilevamento delle impronte digitali ai migranti irregolari e ai richiedenti protezione internazionale.
• se si sia a conoscenza che nelle stesso dichiarazioni il Commissario afferma testualmente che “Le impronte digitali servono per il controllo, sicuramente, ma soprattutto servono per l’applicazione del regolamento di Dublino”;
• se, a fronte di ciò, riconoscendo alle Forze dell’ordine ogni sforzo loro possibile, nonostante i tagli del personale che sarebbe loro imposto da Roma, in piena collaborazione con le stesse, si richieda di governare le entrate in Trentino degli extracomunitari, previo il rilevamento delle impronte digitali come avviene per ogni italiano/a richiedente passaporto, affinché vi sia un registro identificativo concreto, che possa essere anche strumento di garanzia per gli immigrati per bene, ma anche d’indagine per coloro che sono qui per delinquere in modo pianificato o schiavi di racket della delinquenza organizzata;
• in aggiunta, telecamere a parte, come si intenda riportare la sicurezza in tutto il Trentino estirpando la piaga dei furti in abitazioni e imprese commerciali, attraverso quali strumenti e con quali piani operativi;
• se si ritiene ormai un dovere il coinvolgimento della Vigilanza privata nella tutela dei beni dei privati che diventano d’interesse sociale pubblico, nel momento in cui non viene garantita la sicurezza e la tutela.

A norma di Regolamento, si chiede risposta scritta.

Claudio Civettini