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Lorenzo Dellai e Tonino Di Pietro, il populista per eccellenza: che c’azzeccano?

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Ormai da un paio d’anni politici, giornalisti, commentatori, politologi, intellettuali (e sedicenti tali), che proprio non riescono a capacitarsi del fatto che un gran numero di cittadini/elettori non si adegua alle direttive del pensiero unico imposte dal politicamente corretto, hanno coniato un nuovo marchio d’infamia: POPULISTA! E anche demagogo, che non guasta mai.
Non sei d’accordo con l’immigrazione di massa, priva di controlli? Populista! Ritieni che l’Europa dei burocrati e delle lobby di tutto si curi fuorché dei interessi dei popoli europei? Populista! Sei preoccupato per il crollo demografico che entro qualche decennio farà degli Europei, degli Italiani e dei Trentino una minoranza (anziana), con conseguente stravolgimento delle nostre comunità? Populista! Credi che esista una sola famiglia, quella naturale, e che essa sia il fondamento della nostra comunità? Populista! Credi che quello della sicurezza sia un problema reale e non percepito e che prima che ai diritti dei delinquenti bisognerebbe pensare a quelli delle vittime? Populista! Credi, pur senza voler offendere nessuno, che la nostra sia una cultura plurisecolare di cui dobbiamo andare fieri? Populista! Ritieni eccessivo il carico fiscale? Populista! E perfino, non ti senti in colpa, anzi provi un gran piacere, nel trovarti con gli amici per mangiare un bel piatto di selvaggina? Populista!
Bene, tra i più severi censori del populismo possiamo annoverare a pieno titolo l’on. Dellai, che non perde occasione per tacciare di populismo tuti gli avversari politici. La tecnica è ormai collaudata.
All’avversario che osa criticare l’operato del centrosinistra non si risponde nel merito delle questioni sollevate: lo si accusa di essere un populista ed un demagogo. E così si chiude il discorso.
Certo l’on. Dellai non è il solo, anzi. Anche a livello locale non vi è intervento o documento del centrosinistra trentino, sempre più in evidente difficoltà, in cui non venga evidenziato il rischio che la sola alternativa sia quella populista.
Un po’ come dire: si è vero, abbiamo fatto un po’ schifo, ma se non restiamo noi a governare arrivano i populisti. Bene. Tutto ciò considerato, nell’osservare il poliedrico simbolo di Civica Popolare-Lorenzin, composto da cinque “simbolini”, quattro dei quali ignoti ai più, vien a chiedersi cosa ci faccia quello dell’Italia dei Valori (tra l’altro il solo ad essere un po’ conosciuto).
Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro, e cioè del politico che più e prima di ogni altro sul populismo (quello vero) e sulla demagogia d’accatto ha fondato le sue, grazie a Dio brevi, fortune politiche.
Evidentemente per l’on. Dellai c’è populismo e populismo. Quello cattivo di chi osa criticare le politiche del centrosinistra. E quello buono di chi, con l’aiuto di un simbolino che qualche decimale può ancora raccogliere, può magari aiutare l’ennesimo partitino, messo in piedi in tutta fretta ad una paio di mesi dalle elezioni e spacciato per lungimirante progetto politico, a superare la soglia del 3%.
Non male per chi tutt’ora, nonostante tutto, pretende di rappresentare l’eredità di Degasperi.