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Malgara: anticipi T.F.R. tagliati di circa un 40%. Si conferma o si smentisce?

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  Per una volta vorremmo gioire insieme ai lavoratori della Malgara, per quello che la Provincia di Trento avrebbe illustrato come un accordo storico, che prevedrebbe, sostituendosi all’azienda, la corresponsione del TFR (trattamento di fine rapporto) che la Malgara dovrà in ogni modo garantire ai dipendenti stessi.

Una gestione aziendale che ha fatto fare una figuraccia al sistema industriale trentino, anche per le commedie finanziarie verosimilmente messe in atto e che-come pare-resteranno tali, con un atteggiamento di sostanziale disprezzo nei confronti delle esigenze dei lavoratori, della politica trentina e anche della seria categoria degli industriali trentini.

Ma letta la notizia, data con tanto di avvallo sindacale, quello che ci ha sollecitato è stata l’analisi dei procedimenti di anticipo che sarebbero stati attivati e, da nostre informazioni, nei fatti, più che una liquidazione del dovuto, sembrerebbe configurarsi in una sostanziale cessione del credito dei lavoratori, che prevedrebbe una forte penalizzazione per gli stessi.

Infatti, salvo smentite, sembrerebbe che le trattenute si dovrebbero aggirare all’incirca al 40% del dovuto, che, se confermato, sarebbe un costo gravosissimo per le famiglie coinvolte e ancor di più per i lavoratori che, senza futuro, contano anche su quelle 3/4 mila euro che l’istituto di credito si tratterrebbe per i “costi” dell’operazione stessa.

Costi che sembrerebbero un po’ da agenzia più che da accordo mutualistico gestito e generato dalla politica e che se la fame di denaro dei “senza stipendio” della Malgara rende appetibile, dall’altra, se confermato, ci sembrerebbe un passaggio quanto meno un po’ “soldi-sciuga”, a danno dei lavoratori.

Tutta questa operazione-se confermato-dovrebbe avere tutti i crismi di una vera e propria cessione del credito e dunque, nel caso di recupero totale del dovuto, garantito da immobili o altro a favore dell’Ente erogante l’anticipo e che a sua volta potrà probabilmente cedere a soggetti terzi, capire a chi andrà quel circa 40% trattenuto, è un esercizio che ci piace fare e proporre, per il dovuto approfondimento.

Tutto ciò premesso

si interroga il Presidente della Giunta Provinciale per sapere

 

  • se corrisponde al vero che è stato siglato un accordo con un istituto di credito, per la corresponsione anticipata del TFR, spettante ai lavoratori della Malgara e nel caso, quali i punti dello stesso, quali le procedure previste e se si conferma che nei fatti, con atto notarile, trattasi di una vera e propria cessione di un credito privilegiato, che dovrebbe essere garantito nella sua interezza al lavoratore e che, per l’impresa, la non corresponsione dovrebbe prevedere implicazioni di carattere penale;
  • quale sia l’istituto di credito che avrebbe aderito a tale iniziativa e se si conferma che l’operazione in parola, costerebbe al lavoratore circa il 40% del dovuto, con la motivazione che ci sarebbero da sostenere le spese dell’atto notarile della cessione del credito;
  • a quanto ammontano mediamente i costi delle cessione del credito alle agenzie private di recupero e, per verificare la convenienza dell’operazione, quali sono stati i confronti messi in atto;
  • nel caso in cui la situazione Malgara dovesse precipitare definitivamente dando corso a tutte le azioni di recupero che per legge spettano ai lavoratori in primis, ai crediti privilegiati e a tutti coloro che facessero istanza nei termini di Legge, nella supposizione che le Autorità competenti dovessero recuperare la totalità del dovuto ai lavoratori-TFR compreso- attraverso azioni di vendita o recupero di capitali, quale sarebbe il ritorno ai lavoratori di quel circa 40% che ora sarebbe trattenuto;
  • se si dovessero confermare i fatti-e noi ci aspettiamo una smentita categorica suffragata dalla lettura degli atti che chiediamo in copia-quale sia il giudizio della Giunta su tale operazione che se da un lato creerebbe le condizioni per un parziale anticipo, dall’altra nei fatti, metterebbe i lavoratori stessi nella condizione di dover accettare per necessità, sottraendo loro risorse vitali per circa il 40% del dovuto;
  • si conferma o si smentisce che l’opzione per tale scelta scadrebbe il 31 gennaio p.v. e, nel caso di conferma, quale sia l’assistenza e le giuste informazioni date ai lavoratori e da chi.

 

A norma di Regolamento, si richiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini _