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Mammografia: quali le vere ragioni dell’accentramento a Trento e Rovereto?

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Dunque la Giunta provinciale intende operare un altro deciso taglio ai servizi sanitari di valle, accentrando agli ospedali di Trento e Rovereto l’attività di screening del tumore al seno.

I vecchi macchinari, attualmente dislocati in tutti gli ospedali di valle, saranno sostituiti da strumenti tecnologicamente più avanzati, che verranno però forniti soltanto agli ospedali di Trento (che già dispone di un “nuovo” macchinario) e Rovereto, mentre il servizio verrà a cessare su tutti i presidi “periferici”.

A quanto è dato capire, le ragioni della decisione della Giunta (che proprio oggi dovrebbe approvare la delibera proposta dall’assessore competente) consisterebbero in una maggiore efficienza del servizio, conseguente ad una maggiore specializzazione dei radiologi ed in generale del personale, che nel conteso attuale non sarebbe possibile a causa dei numeri, ritenuti insufficienti, delle prestazioni rese negli ospedali di valle.

A tal riguardo si afferma che in tali ospedali i macchinari rimarrebbero chiusi anche per due mesi e più a causa della mancanza di prestazioni, che a Trento vengono effettuati ogni anno circa 13.000 esami, contro i 3.000 di Cavalese, che “in genere” il personale non potrebbe essere presente in pianta stabile presso i nosocomi di valle, costringendo così al pendolarismo radiologi ed addetti agli strumenti diagnostici.

Le motivazioni riportate dalla stampa di questo ennesimo taglio al servizio sanitario di valle francamente non convincono.

Anche alla luce dei costi dei nuovi macchinari, pari a circa 210.000 euro cadauno, che, in ipotesi di mantenimento dell’attuale servizio sul territorio, comporterebbero una spesa ulteriore rispetto a quella preventivata di 840.000; in luogo di un macchina per Rovereto ed una per Trento, una per Rovereto ed una per ogni ospedale di valle (in quanto l’ospedale di Trento già ne è fornito), cosicché il costo complessivo passerebbe da 420.000 a 1.260.000 euro.

E se reperire 840.00 euro in più – per un investimento destinato a durare anni ed anni nel tempo – mette in difficolta Giunta provinciale, suggeriamo di attingere alle risorse che ogni anno (non ogni 10 o 15!) la Giunta assegna al Centro per la formazione alla solidarietà internazionale.

Trattasi di risorse per 1 milione di euro all’anno, che almeno una tantum potrebbero essere ridotte, fermo restando che a mio avviso, come noto, il centro potrebbe essere tranquillamente chiuso, senza che l’attività di solidarietà internazionale ne risenta e con beneficio, invece, per le tasche, sempre più vuote, del contribuente trentino.

Dicevamo che le motivazioni addotte non convincono; e per diverse ragioni.

In primo luogo perché, more solito, quando si tratta di operare tagli ai servizi la Giunta invoca puntualmente ragioni di sicurezza, come se i servizi fino ad ora resi (quelli che fino ad ieri erano magnificati come esempio di efficienza), non soltanto non fossero di buon livello, ma addirittura non rispondessero ai necessari criteri di sicurezza (basti pensare al centro nascite di Tione, che a detta del medico responsabile non garantirebbe la sicurezza di mamme e nascituri; ma intanto continua ad operare!).

In secondo luogo perché il solo numero che è stato dato – quello dell’ospedale di Cavalese, ove vengono effettuate 3.000 visite all’anno (oltre 8 al giorno) – mal si concilia con il lamentato mancato utilizzo, anche per due mesi ed oltre, dei macchinari attuali.

E d’altra parte, se effettivamente fosse così, come si spiega la mole di arretrati che la Giunta stessa denuncia e si propone di ridurre con il nuovo sistema? In Trentino abbiamo liste d’attesa che superano il mese e il nostro sistema sanitario si permette di non far operare per mesi i macchinari? Assurdo!

In terzo luogo perché anche l’esigenza di una maggiore specializzazione degli operatori non convince.

Sia perché la Giunta stessa afferma che molti operatori fanno i pendolari da Trento e Rovereto, cosicché si presume siano sufficientemente specializzati (ove così non fosse saremmo proprio messi male!).

Sia perché la distanza tra Trento e Rovereto da un lato e Cavalese, Tione, Borgo, Cles e Arco dall’altro è la medesima (così come, peraltro, le condizioni delle relative strade) qualsiasi sia il punto di partenza e quello di arrivo; tanto per essere chiari, non è che ci si metta di più ad andare da Vermiglio o Pinzolo a Trento che da Trento a Vermiglio o Pinzolo (e ciò vale per gli operatori della sanità, così come per i pazienti).

E poiché una parte consistente dei Trentini non abitano sul fondovalle, riesce difficile comprendere il perché anche servizi che pure non presentano particolari complessità tecniche (come quello in esame) debbano necessariamente essere accentarti a Trento e Rovereto.

Da quanto sopra, la necessità dei chiarimenti di cui al presente atto ispettivo.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere

a) con distinto riferimento agli anni 2010, 2011, 2012 e 2013 ed ai singoli ospedali (o presidi ospedalieri), quante sono le mammografie eseguite in Trentino;

b) con distinto riferimento agli anni di cui alla lettera che precede, l’entità delle liste di attesa per coloro che necessitavano di una mammografia;

c) se è vero che vi sono macchinari per esami mammografici che non vengono utilizzati per mesi e, in ipotesi di risposta positiva, quando e dove ciò è accaduto;

d) quanti sono gli operatori sanitari (medici e tecnici) che si dedicano a tali esami e dove essi sono operativi.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. Rodolfo Borga