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Nella scuola trentina si mantengano i termini padre e madre

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È stata depositata in Consiglio provinciale la prima mozione della quindicesima legislatura. L’autore è lo stesso della prima interrogazione: Rodolfo Borga del gruppo Civica Trentina. La mozione riguarda la discussa volontà di introdurre in alcuni istituti scolastici di città importanti come Venezia, Bologna e Roma la sostituzione, nei documenti riferiti agli alunni iscritti, dei termini “padre” e madre” con le più asettiche formule di “genitore 1” e “genitore 2”. Un orientamento che nella sua mozione Borga critica duramente.

Per quali motivi consigliere?
Si cerca di liquidare la famiglia tradizionale attraverso la burocrazia, andando contro l’evidenza e un minimo di buon senso. La cultura del ‘politicamente corretto’ non tollera più il dettato della legge naturale: l’idea cioè che un bambino sia frutto dell’unione di un uomo e di una donna. E che quindi abbia un padre e una madre.

Ci sono però dei precedenti in Francia.
A muoversi per prima qualche anno fa in questa direzione è stata la Spagna di Zapatero, seguita più di recente dalla Francia di Hollande, la cui intolleranza nei confronti della famiglia naturale ha raggiunto livelli isterici, come scrivo nella mozione. E forse anche per questo la popolarità del premier transalpino è precipitata fino al 16 per cento dei consensi. Un dato che in Italia si preferisce ignorare, viste le iniziative proposte o preannunciate a Venezia, Bologna e Roma con il plauso del ministro Kyenge. Per lei eliminare le parole padre e madre dalla modulistica scolastica ‘rafforza’ il principio delle pari opportunità di genere.

Perché secondo lei non è così?
Perché le prime vittime di questa censura ideologica della realtà sarebbero i ragazzi e i bambini, che sono i soggetti deboli più facili da manipolare. Si vorrebbe far credere loro che i concetti di famiglia formata da un padre, una madre e dei figli sono ormai superati e da dimenticare, mentre rappresentano invece fattori irrinunciabili e costitutivi dell’identità umana di ogni persona.

Cosa propone allora con questa mozione?
Che il Consiglio provinciale impegni il presidente della Giunta Ugo Rossi, che si è tenuto tra l’altro le deleghe in materia di istruzione, a garantire l’utilizzo dei termini ‘padre’ e ‘madre’ nella modulistica in uso negli istituti scolastici del Trentino. L’obiettivo è di evitare la surroga di queste dizioni con espressioni del tutto anonime e burocratiche come appunto ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’, o ‘genitore richiedente’ e ‘altro genitore’ (formula ipotizzata dall’assessore del Comune di Bologna per non creare gerarchie tra i due). Nel dispositivo chiedo quindi, semplicemente, di rispettare un dato di realtà, riconoscendo che i genitori di una bambina o un bambino non possono che essere un uomo e una donna, da sempre comunemente chiamati padre (papà) e madre (mamma).

Antonio Girardi