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Orari di aperture negozi nei giorni festivi: la Provincia riveda una regolamentazione illimitata e penalizzante. Globalizzazione senza senso in un mercato che sta implodendo per la venuta di colossi internazionali a danno dei prodotti locali

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ORARI DI APERTURE NEGOZI NEI GIORNI FESTIVI

LA PROVINCIA RIVEDA UNA REGOLAMENTAZIONE ILLIMITATA E PENALIZZANTE

GLOBALIZZAZIONE SENZA SENSO IN UN MERCATO CHE STA IMPLODENDO PER LA VENUTA DI COLOSSI INTERNAZIONALI A DANNO DEI PRODOTTI LOCALI

 

Appare condivisa da diversi esponenti politici e di rappresentanza sindacale – oltre che, chiaramente, in primis dai lavoratori coinvolti – la necessità di una revisione delle disposizioni regolamentati gli orari di negozi ed esercizi nei giorni festivi. Tale condivisione sorge sulla base di una constatazione altrettanto condivisa, ossia il bisogno di andare oltre una liberalizzazione selvaggia che, se da un lato presenta discutibili vantaggio sotto il profilo del profitto, dall’altro comporta invece evidenti e incontestabili penalizzazioni a carico dei lavoratori, costretti a turni ed orari in molti casi davvero massacranti. Di qui, dunque, l’esigenza di un intervento.

Intervento che però non può prescindere da un aspetto, e cioè il fatto che la Corte Costituzionale, con la Sentenza 299 del 2012, e con le successive sentenze n. 27 e n. 38 del 2013, ha qualificato le norme sugli orari degli esercizi commerciali come norme di tutela della concorrenza, in quanto tale rientranti nella competenza legislativa esclusiva dello Stato, costituendo, quindi, un limite alla disciplina regionale. Ne consegue come la stessa Provincia di Trento, pur nella sua specificità, abbia dei limiti in ordini a interventi su questo versante.

Non è infatti un caso che la materia in esame sia regolata dagli artt. 23 (Orari di vendita), 24 (Chiusura degli esercizi di vendita) e 25 (Parere sugli orari di vendita e sulla chiusura degli esercizi di vendita) della l.p. n. 17/2010 (l.p. sul commercio) sulla falsariga di quanto disposto dal legislatore statale. Pur tuttavia, tenuto conto dei limiti costituzionali poc’anzi evidenziati, più che una modifica legislativa dei citati artt. della l.p. n. 17/2010, pare quanto mai opportuno un atto di indirizzo che, proprio alla luce dell’art. 25 della medesima l.p., impegni l’esecutivo provinciale.

Due, in particolare, sembrano gli impegni cui alla luce di quanto detto sarebbe opportuno un impegno. Il primo è l’agevolazione di un confronto tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle imprese del commercio per la definizione degli orari di vendita e della chiusura degli esercizi di vendita, ai fini dell’adozione di una regolamentazione che sappia coniugare le esigenze di vendita, puramente speculative, con la salvaguardia delle garanzie delle lavoratrici/dei lavoratori, la cui tutela non può essere sacrificata da una liberalizzazione selvaggia.

Non meno importante, poi, sarebbe che detto impegno fosse attuato prevedendo la subordinazione della concessione di eventuali contributi al rispetto delle regole occupazionali e della tutela del lavoratore e assicurando turni e forme di riposo compensative a fronte del lavoro festivo e del superamento dei limiti del normale orario di lavoro. Data la forte condivisione che esiste sul tema, come ricordato poc’anzi, l’auspicio è che vi sia su entrambi gli impegni una forte convergenza politica.

Queste scelte, potrebbero essere anche deterrenti per le strategie d’invasione del mercato trentino, di alcuni colossi distributivi internazionali, che straccerebbero ogni interesse nei confronti delle produzioni locali, con tutte le conseguenze del caso.

Tutto ciò premesso,

il Consiglio Provinciale impegna la Giunta provinciale:

 

  • a favorire il confronto tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle imprese del commercio per la definizione degli orari di vendita e della chiusura degli esercizi di vendita, ai fini dell’adozione di una regolamentazione che sappia coniugare le esigenze di vendita, puramente speculative, con la salvaguardia delle garanzie delle lavoratrici/dei lavoratori, la cui tutela non può essere sacrificata da una liberalizzazione selvaggia;
  • ad attuare il punto precedente prevedendo la subordinazione della concessione di eventuali contributi al rispetto delle regole occupazionali e della tutela del lavoratore e assicurando turni e forme di riposo compensative a fronte del lavoro festivo e del superamento dei limiti del normale orario di lavoro.

Claudio Civettini