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Pensioni, contributi e regalie di Stato: clamorosa discriminazione tra Italiani e immigrati? Si conferma o si smentisce e quale la situazione in Trentino? La provincia chiarisca

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 La pensione, come noto, si sostanzia – per dirla in termini giuridici – in una obbligazione che consiste in una rendita vitalizia o temporanea corrisposta ad una persona fisica in base ad un rapporto giuridico con l’ente o la società che è obbligata a corrisponderla per la tutela del rischio di longevità o di altri rischi (invalidità, inabilità, superstiti, indiretta). Tale meccanismo ordinariamente presuppone, quindi, anzitutto una contribuzione a fronte della quale, dopo un determinato numero di anni, un cittadino acquisisce il diritto, appunto, alla pensione.

Un diritto che dovrebbe essere equamente previsto e gestito tra tutti coloro che versano con regolarità i contributi previdenziali. Questo in teoria. Sì, perché in pratica, in Italia, proprio con riferimento alla pensione sembrano esservi palesi disparità tra cittadini e immigrati.

I primi, infatti, se non versano contributi per almeno 20 anni, perdono tutto il tesoretto versato; mentre i secondi, invece – secondo quanto riferito alcune fonti, rispetto alle quali si chiede anche col presente atto ispettivo una conferma -, acquisirebbero il diritto alla pensione anche con 5 anni di contributi.

Una cosa che, fosse vera, risulterebbe del tutto inaccettabile. Per questo si ritiene opportuno interpellare l’Amministrazione provinciale non tanto, chiaramente, per muovere critiche a un sistema che – se fosse confermato in questo suo aspetto paradossale – sarebbe da criticarsi in sede chiaramente statale e non provinciale, quanto invece per sapere – per quanto di conoscenza della Giunta provinciale – la situazione in provincia di Trento; utile in particolare sarebbe capire quanti e quali cittadini immigrati percepiscono il trattamento pensionistico e sulla base di quale periodo di contribuzione e se la stessa, viene corrisposta con l’obbligo di residenza continuativa in Italia o meno.

Oltre a questo, interessante sarebbe sapere quante siano le pensioni di invalidità riconosciute a cittadini stranieri- qualora ve ne fossero – che oggi vivano stabilmente nei loro paesi di origine e che hanno potuto godere del beneficio, solo con la temporanea residenza in Trentino, senza aver mai versato un contributo lavorativo.

Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere

interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

  • se corrisponda al vero quanto riferito in premessa circa il fatto le disparità previdenziali tra cittadini e immigrati, coi primi che, se non versano contributi per almeno 20 anni, perdono tutto il tesoretto versato e i secondi, invece, che acquisiscono il diritto alla pensione anche con cinque anni di contributi;
  • quali, in caso affermativo, i riferimenti normativi che rendono possibile siffatta situazione;
  • se non reputi opportuno interfacciarsi col Governo centrale per segnalare l’assurdità e soprattutto l’iniquità di un simile meccanismo e, in caso affermativo, entro quali termini e secondo quali modalità intenda attivarsi in proposito;
  • quanti e quali cittadini immigrati, residenti in Trentino, percepiscono un trattamento pensionistico e sulla base di quale periodo di contribuzione e quanti invece, siano le pensioni di invalidità riconosciute a cittadini stranieri-qualora ve ne fossero-che oggi vivano stabilmente nei loro paesi di origine e che hanno potuto godere del beneficio, solo con la temporanea residenza in Trentino, senza aver mai versato un contributo lavorativo.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini