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Percorsi di riabilitazione post operatoria: quanti e quali centri specializzati convenzionati, quali i costi e quale la valutazione sulla qualità dei servizi erogati? Quale la visione ideologica del funzionario/assessore che sta asfissiando chi opera con perizia, competenza, capacità e costi convenienti?

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Ormai, quella che parrebbe una scelta ideologica di un dirigente provinciale che mette in ombra e trasforma in una forma di bullismo politico/operativo le scelte dell’assessorato provinciale della sanità, sta mettendo in crisi e in dubbio tutto il sistema della riabilitazione post operatoria trentina, facendo una grande confusione tra protocolli, servizio erogato all’utente, liberto di scelta in capo al paziente e valutazione seria e dovuta tra costi/benefici e la qualità dei servizi stessi, indispensabili per il recupero psico fisico del paziente,

Ora, siccome le case di Cura specializzate nella riabilitazione motoria, cardiologica e di altre patologie-anche le più gravi-sono ben note e ben precise, ci sembra doveroso far emergere, quali siano i confronti competitivi, qualitativi, programmatici e dell’analisi dei costi.

Analisi, cui l’Azienda sanitaria fa riferimento – oggidì – per privilegiare in modo anomalo, incongruente, non rispettoso della volontà del paziente e con costi che parrebbero iperbololici, la realtà di Pergine che, fino a prova contraria, è struttura indispensabile ma progettata e proiettata ad una funzione specifica e primaria.

Funzione, che se mal cela l’eventuale fallimento politico della mission, non deve essere fatto pagare agli utenti e a quelle strutture quali alcune presenti nel basso Sarca, che hanno know how, competenza, altissima specializzazione riconosciuta a livello internazionale ma che la Provincia di Trento, per scelta politica e con la miopia dei progetti a breve periodo, intenderebbe fagocitare solo per il fatto di essere delle strutture private. Ed ecco emergere l’aspetto ideologico, che vede la volontà di qualche funzionario dirigente politicizzato, che purché sia pubblico è disposto a soffocare qualità, quantità del servizio e analisi dei costi.

Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere

interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

 

  • quante e quali siano le cliniche, casa di Cura pubbliche e private, presenti in Trentino, abilitate e convenzionate per le riabilitazioni terapeutiche post operatorie e – per ognuna di esse – quali tipologie riabilitatorie esercitano;
  • quali siano, per ognuna di dette realtà specializzate nel percorsi riabilitativi post operatorio, i programmi riabilitativi di routine, quali i tempi dedicati durante la giornata a tali attività, quali le attività specifiche effettivamente praticate e quali i controlli da parte dei funzionari provinciali sulla qualità dei servizi erogati, la quantità e la specializzazione effettivamente accertata e, su quest’ultima da chi certificata e con quali controlli periodici;
  • quali siano le strutture riabilitative dove, ad esempio, sia presenta anche la piscina terapeutica, per la riabilitazione sia motoria, sia cardiologica e, partendo da questo, se vi sia una classificazione delle tipologie di attività disponibili e praticabili di routine, nei percorsi riabilitativi;
  • quale fine abbia fatto, la interessante proposta fatta nella passata legislatura dalla Dirigente L.F.,che accertate le palesi differenze nei servizi erogati tra le Case di Cura attive in provincia di Trento, di legare ad una sorta di valutazione qualitativa dei servizi erogati legati alle tradizionali STELLE che da sole, indicano-come nel settore alberghiero-l ’aspetto qualitativo e nel caso,perché,il nuovo dirigente, forse ideologicamente schierato-ha cassato tale i intelligente proposta a tutela degli utenti;
  • quali, per ognuna delle realtà a disposizione per la riabilitazione in Trentino, i costi giornalieri previsti e riconosciuti e, quali siano le condizioni e le attività riabilitative previste nelle convenzioni sottoscritte tra unità ospedaliera-pubblica o privata- e azienda sanitaria;
  • perché, la proposta di mozione 248/2015 poi trasformata in Mozione 94/2015, approvata largamente dall’Aula consiliare, è da allora vergognosamente e colpevolmente lettera morta e, dietro a questo disinteresse e poco rispetto del Parlamento del Trentino, quali siano gli interessi che qualcuno potrebbe avere – ci si permetta di ipotizzarlo – a fronte del silenzio scandaloso messo in campo;
  • in merito ai protocolli riabilitativi, perché ai poveri “sfortunati” residenti in Trentino sono previsti giorni riabilitativi nettamente inferiori, anche di un terzo, rispetto a pazienti provenienti da fuori provincia, così creando una “tassa tutta trentina” che devono rivolgersi a fisioterapisti o centri specializzati pagandosi le prestazioni;
  • quali siano i tempi di attesa per coloro che rivolgendosi al CUP, necessitassero nelle strutture pubbliche, percorsi della continuazione riabilitativa da pazienti non ospedalizzati.

 A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini