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Riserva naturale delle Marocche di Dro e Parco fluviale del Sarca: diventino patrimonio mondiale dell’UNESCO. La Provincia intende attivare un percorso in tal senso?

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Quella del Biotopo Marocche di Dro è, come noto, un’area naturale protetta del Trentino-Alto Adige, il cui riconoscimento effettuato con la Deliberazione di Giunta provinciale 21 dicembre 1989 n. 16439, e costituisce uno dei pochi biotopi protetti classificato come zona arida e non zona umida.

Per rendere l’idea dell’importanza di questo luogo, si può ricordare come le Marocche di Drò costituiscano, per estensione e volume, il più imponente fenomeno di frana per crollo e scorrimento di materiale lapideo non solo a livello italiano, ma pure livello europeo, configurandosi come un grandioso sistema di antiche frane postglaciali per crollo e scorrimento, l’ultima delle quali di età storica.

Gli eventi che le generarono furono parecchi, e si sovrapposero gli uni agli altri. I primi sono databili 100.000 o 200.000 anni fa, addirittura in periodi interglaciali, mentre gli ultimi pare siano avvenuti in epoca storica ed abbiano travolto anche insediamenti umani.

Attualmente le Marocche di Drò si presentano con un tipico e molto suggestivo aspetto – non a torto, spesso, definito «lunare» – con alte colline ed una caratteristica e particolarissima vegetazione. Non solo: date le particolari caratteristiche del terreno e della flora insediatasi, anche la fauna risulta particolare e sicuramente unica a livello locale, ricca di rettili e uccelli con scarsa presenza di mammiferi, data la scarsità di cibo.

Alla luce di siffatti elementi non è difficile comprendere i motivi che – come si diceva – alcuni decenni fa hanno spinto a definire la zona come di particolare interesse naturalistico e, quindi, meritevole di essere protetta dalla Provincia di Trento come raro Biotopo a carattere arido. In aggiunta a quello naturalistico, merita di essere ricordato anche un passaggio storico relativo alle Marocche, la cui leggenda narra che sotto i suoi macigni dorma la città di Kas; ma a rendere sottile il confine tra fantasia e realtà – è stato notato – è l’incredibile ritrovamento avvenuto nel 1907 durante i lavori di scavo del canale sotterraneo che doveva alimentare la centrale di Fies, ovvero un tegolone di epoca romana e delle ceneri.

La riserva naturale delle Marocche di Drò, fa parte del complesso Parco Fluviale della Sarca, il fiume che nasce dall’Adamello e scorre in un corridoio ecologico dalla sorgente al Lago di Garda, unendo un insieme di diversità che lo rende unico.

Tale riserva, dove è presente un tracciato definito “sentiero di vista”, presenta preziosi habitat aridi, con una flora incontaminata e da proteggere così come la fauna, entrambi elementi unici e caratteristici dei luoghi che compongono il fenomeno delle Marocche.

Uscendo con una piccola deviazione dal “sentiero di visita”, è possibile raggiungere un grande masso sulla cui superficie, nel 2000, sono state rinvenute le impronte di dinosauri vissuti 190 milioni di anni fa. Oltre a ciò, i grandi massi calcarei della frana in parola, portano dentro di se tracce antiche forme di vita sotto forme di fossili.

L’unico squarcio umido e palustre, nel paesaggio arido e lunare di quest’area, è il gioiello di Laghisol, dove si scorgono canne palustri e dell’acqua che rende veramente magico nella sua diversità, tutto questo ambiente, mentre a ridosso del magnifico castello di Drena, il magnifico canyon, nascosto in verticale dalla vegetazione che copre le piccole ma suggestive cascate. Percorso, dove si sviluppa la via ferrata che porta il nome del rio è che da percorrersi adeguatamente attrezzati.

Numerosi e tutti significativi, dunque sono gli elementi che rendono le Marocche di Drò e il suo naturale contesto, qualcosa di unico, come si diceva, non solo nel Trentino o in Italia, ma proprio nel mondo.

Ragion per cui pare opportuno, sulla base di queste premesse – e dell’interesse istituzionale già manifestato verso quest’area protetta -, che l’Amministrazione provinciale, attenta ai fenomeni di conservazione naturale dei luoghi unici, si attivi, interfacciandosi col Comune di Drò e Drena, nonché la Comunità di Valle e le autorità competenti, al fine di valutare concretamente possibilità d’avviare presso l’Unesco l’iter per il riconoscimento – in ragione delle sue spettacolari e incantevoli peculiarità poc’anzi sintetizzate – delle Marocche di Drò quale “Patrimonio dell’Umanità”, impegnandosi a sostenere l’iniziativa in termini organizzativi ed economici nel caso, come ci si augura, risultasse praticabile.

Tutto questo, per dar seguito a quel primo atto lungimirante-quello della Deliberazione della Giunta provinciale di Trento del 21 dicembre 1989-n.° 16439 e s.m., che aveva ben visto la specialità dei luoghi e che ora, chi ci ha segnalato l’opportunità, ritiene a ragion veduta che insieme si potrebbe arrivare ad un riconoscimento anche fuori dai confini della provincia, addirittura-per storia, caratteristiche e unicità-a livello mondiale.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere

interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

  • se condividendo la proposta,si intenda attivarsi, interfacciandosi col Comune di Drò, la Comunità di Valle e le autorità competenti, al fine di valutare concretamente possibilità d’avviare presso l’Unesco l’iter per il riconoscimento – in ragione delle sue spettacolari e incantevoli peculiarità poc’anzi sintetizzate – delle Marocche di Drò quale “Patrimonio dell’Umanità”, e se conseguenzialmente,si ritiene di potersi impegnare e sostenere l’iniziativa in termini organizzativi ed economici nel caso, come ci si augura, risultasse praticabile;
  • se si condivida il progetto di valutare se fosse conveniente promuovere tutto il contesto del Parco fluviale della Sarca dalla sua sorgente sull’Adamello alla sua foce, nel lago di Garda, che nella sua biodiversità è irripetibile e che con le “riserva naturale delle Marocche di Drò”, diventa unico al mondo e degno di tanta attenzione;
  • se, in caso di condivisione, si intenda fare regia con le Amministrazioni, gli enti e i Comitati di cittadini, sull’iniziativa, in termini organizzativi ed economici nel caso, come ci si augura, risultasse praticabile e di interesse per il Trentino.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini