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Sanità trentina martoriata anche dalla scelta delle divise “allergiche”?

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La sanità trentina, vive un momento sicuramente “bollente”, non certo per il caldo ferragostano, ma per le scelte politiche che hanno portato, dopo il macabro balletto del respingimento della mozione di sfiducia presentata nel parlamento del Trentino, al defenestramento dell’assessora di merito e alla sostituzione con il forse più attento collega Luca Zeni.

Scelte, che-come annunciato anche nell’aula consiliare qualche mese fa dallo scrivente-hanno visto oggetto anche le “divise” degli operatori sanitari negli ospedali trentini, che avrebbero creato non pochi problemi di tollerabilità e di conseguenti vari sintomi ni catalogabili entro un concetto di forme allergiche ai tessuti.

Di ora la notizia che si sarebbe addirittura allertata una raccolta firme, affinché si ritirino e si sostituiscano adeguatamente tali dotazioni, con completi anallergici e non procurino sintomatologie che denoterebbero una dubbia conformazione dei componenti utilizzati per la confezione degli abiti.

Una protesta singolare-forse storica-per i suoi contenuti, poiché a memoria di persona, non ci risulta ci siano mai state proteste sulla fornitura di dotazioni e divise di servizio.

Ma a fronte di tutto ciò, va correttamente valutata la situazione, poiché i costi sostenuti, non sembrerebbero irrisori, soprattutto in momenti dove, nella sanità, si sta attuando un piano di inaccettabile dismissione di servizi e eccellenze, che vanno dai punti nascite alle incredibili situazione di Tione, Cavalese fino a Villa San Pietro e Casa di Cura Eremo di arco.

Costi, che dovranno ora trovare una ragione ed eventualmente, nel caso di conferma di quanto lavoratori e parti sociali sostengono circa l’inadeguatezza della dotazione, anche chi andrà a risarcire il danno, forse frutto di scelte basate sulla economicità e forse non controllando nel dettaglio, la provenienza anche del semilavorato di tali confezioni.

Tutto ciò premesso,

si interroga il Presidente della Provincia per sapere:

• Si conferma o si smentisce che le divise date in dotazione ai vari reparti ospedalieri, stanno destando inaccettabili disagi, dovuti a situazioni di manifeste forme allergiche con reazioni diversificate e varie arrecati ai dipendenti?
• Nel caso, quali siano le cause di tali reazioni allergiche e, nel concreto, quali i danni rilevati, anche temporanei rilevati?
• Qual è il bando con cui si è deciso di rinnovare tutte le dotazioni degli operatori sanitari in tutti i loro livelli; quale la somma investita per tale scelta e quale l’azienda che ha fornito i materiali in parola, quale la sede legale e operativa;
• Quali le caratteristiche dei tessuti e delle confezioni descritte e richieste nel bando e quali controlli concreti, sia nella fase di valutazione, sia al recepimento della merce, sono stati attivati dall’ufficio acquisti dell’azienda sanitaria;
• Con quale ribasso d’asta –se mai ci sia stato-l ’appaltante si è aggiudicato la fornitura?
• I prodotti e le dotazioni fornite, sono di tessuto, lavorazione e confezionamento di produzione italiana, compreso l’eventuale semi lavorazione o trattamenti previsti?
• Quali i controlli su questo punto e, la ditta fornitrice, è una commerciale o una industria o azienda di produzione?
• A fronte delle vibrate proteste dei dipendenti-che mai si lamenterebbero per una nuova dotazione se non ci fossero effettivamente le problematicità sollevate-cosa si intende fare e, concretamente, chi risarcisce nel caso si dovesse trattare di un errore manifesto, magari per mancati ipotetici e doverosi approfondimenti sulla fornitura stessa?

A norma di Regolamento, si chiede risposta scritta.
Cons. Claudio Civettini