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Sistema economico agricolo e non solo e riconoscimento di qualifiche e titoli: percorsi coordinati o di facciata? Quali i vantaggi concreti riconosciuti per ogni qualifica e quali le sovrapposizioni?

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In relazione al contenuto del disegno di legge testo unificato “Modificazioni della legge provinciale sull’agricoltura 2003 in materia di valorizzazione dell’agricoltura di montagna” – che mira a stabilire l’impegno della Provincia al riconoscimento, alle imprese agricole che svolgono attività di trasformazione o commercializzazione dei propri prodotti agricoli, della possibilità di utilizzare in via riservata la denominazione di “maso agricolo” se in possesso dei requisiti però non definiti – sorgono alcune curiosità.

Prima di tutto la valenza giuridica –in questo caso-del temine “maso “con cui si vorrebbe definire la classificazione, poiché ci sembrerebbe inverosimile proibire l’utilizzo dello stesso termine per la denominazione di un qualsiasi locale, anche urbano.

Ma di più, proprio pensando alla dizione “maso” – della quale, nel ddl sopracitato, come si è detto, si enuncia il titolo ma non il contenuto -, viene da chiedere alla Giunta provinciale, quanti siano a livello provinciale, ad oggi chiaramente, i titoli, le qualifiche e le denominazioni con cui vengono catalogate varie offerte, in vari settori che vanno dall’alberghiero, alla ristorazione, dalla produzione alla commercializzazione e dove, soprattutto nel settore agricolo, si starebbero sovrapponendo “etichettature” tanto da creare forse una raccolta confusa che crea nel concreto, confusione.

Esempio per tutti, il caso di un Agritur, che potrebbe essere anche un maso ma anche una bottega storica ma che alla par fattoria didattica, oltre a detentore di una serie di qualifiche per la produzione di qualche prodotto in particolare.

Proprio per questo-di là dalle proposte elettoralistiche che soprattutto a fine legislatura si moltiplicano -il riordino dei vari settori, ci parrebbe doverosi, dando peso reale alle catalogazione delle varie offerte, affinché il consumatore abbia ben chiaro subito, l’offerta cui si sta rivolgendo e che dovrebbe essere di lettura immediata.

Passaggio, questo, che dovrebbe passare attraverso il meccanismo della semplificazione e dell’unicità dell’offerta, questa magari accompagnata dal sistema “stella” che ne qualifica anche la specializzazione specifica offerta.

Percorsi, che toccano qualche volta confusamente e con aggravio burocratico, offerte che sono in qualche modo legati al sistema agricolo, degli allevatori ma anche del commercio, senza determinare, nei fatti, vantaggi concreti, esclusività qualificanti e dove i tritolatine concreto, trovano sempre assai poco, se non l’affissione della targa che rappresenta quello che parrebbe più una qualificazione formale che sostanziale.

Ragion per cui, a fronte di questo, pare opportuno investire della questione l’Amministrazione provinciale per chiedere – appunto – quali siano tutti i titoli e qualifiche di cui, oggi, le varie categorie possano fregiarsi e, nel dettaglio, quali siano per ogni categoria le attività che si fregiano un qualche marchio che va dalla “bottega storica”, all’ultima proposta del disegno di legge di “maso”,  e quali siano gli effetti dal punto di vista pratico, per ogni titolo, i benefici che, gli aventi diritto, possono ricavare; e quale sia il piano di marketing conseguente e il percorso qualitativo che ne nasce e la valutazione degli effetti concreti sul piano del raggiungimento e consolidamento degli obbiettivi.

Insomma, è in definitiva fa appurare se il fregiare aziende di qualsiasi settore con titoli o qualifiche sia una gratificazione o un reciproco impegno qualitativo che produca un qualche effetto di crescita di mercato, e quali siano, in questo caso, i misuratori messi in campo.

Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere,

interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

  • quali siano tutti i titoli, le qualifiche o le definizioni di cui, oggi, le varie categorie economiche e lavorative locali, in virtù di leggi provinciali specifiche possano fregiars, quali le possibili sovrapposizioni e quali i parametri per misurarne la qualificazione della proposta stessa;
  • quali siano, in provincia di Trento, per ogni categoria le attività che si fregiano un qualche titolo, qualifica o definizione, che va dalla bottega storica, all’ultima proposta del disegno di legge di “maso” e come si evitano le sovrapposizioni ma soprattutto se si intenda riordinare i vari comparti, passando attraverso la semplificazione legislative delle denominazioni, affinché sia sempre ben chiaro ai titolari e anche agli utenti, la qualificazione e la tipologia dell’offerta;
  • se siano stati valutati – e semmai con quali tempi, criteri e metodologia di rilievo – gli effetti dal punto di vista pratico dei benefici che, gli aventi titolo o denominazione hanno ricavato e nel caso, attraverso, come siano stati quantificati.

 A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini