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Austria

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La scorsa settimana il Presidente Rossi, nel commentare il bilancio della presidenza trentina dell’Euregio, ha annoverato tra i successi politici che sarebbero stati raggiunti anche l’influenza esercitata sulle scelte operate dai Governi italiano ed austriaco sul tema dell’immigrazione, con particolare riguardo alla gestione del fenomeno dei richiedenti asilo.
Ugo Rossi ci ha spiegato che Trentino, Alto Adige-Südtirol e Tirolo hanno parlato con una voce sola e che tale azione comune avrebbe evitato disastrose politiche “protezionistiche”.
Ormai abituati alle rodomontate del centrosinistra sedicente autonomista, non abbiamo dato particolare peso all’ennesima uscita autocelebrativa del suo Presidente, anche se la pretesa di aver in qualche misura condizionato la politica di Austria ed Italia merita indubbiamente un posto di assoluto rilievo tra le amenità che periodicamente sentiamo.
Ciò che però in tale occasione non può non passare sotto silenzio è la singolare tempestività dell’intervento del Presidente Rossi.
Giovedì Rossi rilascia le sue dichiarazioni, venerdì il Governo austriaco annuncia l’apertura di un check-point, con tanto di unità cinofile, polizia e militari, al Brennero, al fine di “portare a zero il numero di migranti che illegalmente tentano di arrivare in Austria dall’Italia”. Domenica, per completare il quadro, le elezioni austriache vedono trionfare i Popolari di Kurz ed i Liberali di Strache, premiati dagli elettori in virtù di una politica decisamente rigorosa nei confronti della questione immigratoria.
Non c’è che dire, proprio una grande influenza quella esercitata dal Presidente e dai suoi compagni di viaggio.
Vien da pensare che in futuro una maggiore sobrietà non guasterebbe. Anche perché se questi sono gli effetti della brillante politica estera del centrosinistra trentino, non può escludersi che al prossimo annuncio trionfalistico ed autocelebrativo faccia seguito la costruzione di un nuovo muro in Europa.
Non più a Berlino, ma al Brennero.

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Proprio mentre la nostra Regione si appresta a subire le conseguenze, potenzialmente drammatiche, della chiusura dei valichi con l’Austria, che ha infine seguito l’esempio di altri Paesi europei, a Trento vengono arrestati per traffico di droga 11 richiedenti asilo subsahariani ospitati nel nostro capoluogo a spese dei contribuenti (altri 6 vengono denunciati). Trattasi quindi di persone che, trascorsi i circa due anni necessari (nella disastrata italica Repubblica delle banane) per completare l’iter di esame della richiesta di asilo, non si vedranno nella quasi totalità riconoscere né lo status di rifugiato, né altre forme di protezione sussidiaria, cosicché sarebbero in teoria costretti a lasciare l’italico suolo. Sarebbero perché, come ovvio, dopo anni di ospitalità con vitto, alloggi e benefits vari garantiti, coloro che dalla sera alla mattina diventano clandestini, si guardano bene dal lasciare l’Italia ed ivi rimangono, proseguendo sovente nelle attività illecite già avviate nel periodo vissuto a carico di quell’asino del contribuente italiano.
Peraltro la situazione di costoro è del tutto analoga a quella della grande maggioranza dei richiedenti asilo ospitati in Trentino: maschi, giovani, provenienti da Paesi la cui situazione non consentirà ai più il riconoscimento dello status di rifugiato, né la concessione di provvedimenti di protezione sussidiaria. E ora che l’Austria, che ovviamente delle lamentele dell’ectoplasma politico che risponde al nome di Euregio se ne impippa, chiude i valichi di frontiera, è assai probabile che la presenza in Trentino di richiedenti asilo aumenti in misura rilevante. In tale contesto la risposta degli esecutivi locali è quasi disarmante.
I Presidenti Rossi e Kompatscher hanno riferito ieri di aver ottenuto da Vienna quello che avevano richiesto (sic!), si sono lanciati in una reprimenda nei confronti di quell’Europa che fino a ieri hanno magnificato ed hanno invocato (udite, udite!) la difesa delle frontiere esterne del continente europeo. Fino a ieri si predicava l’accoglienza stile europeo (quella pericolosa ed idiota della Merkel) e si tacciava di razzismo chi, come l’Ungheria, ha difeso le proprie frontiere. Ora, invece, si prova ad articolare una qualche reazione, che però che si risolve in ben poca cosa.
La demenziale richiesta di “più Europa”, laddove l’Europa, questa Europa, è una dei principali responsabili di quanto sta accadendo ed il velleitario tentativo di accreditare l’Euregio come entità dotata di qualche peso politico. Ora è chiaro che le nostre due Province non possono fare molto (l’Euregio, invece, nulla) di fronte ad un fenomeno che andrebbe governato a livello statale ed europeo. Qualcosa però si potrebbe fare.
Il centrosinistra autonomista sostiene convintamente il Governo Renzi. Talvolta (come quando Renzi e la lobby che lo ha messo al potere si appresta a devastare il credito cooperativo) i parlamentari del centrosinistra fingono di opporsi, ma poi puntualmente si adeguano. Bene, ora che anche i due Presidenti si sono infine accorti del fallimento della politica in tema d’immigrazione voluta dal Governo Renzi, abbiano il coraggio di passare dalle parole ai fatti. Richiedano che il Governo tuteli le frontiere “esterne” (e non vada a prendersi gli immigrati fin sulle coste africane) ed inizi a fare una politica estera rispondente all’interesse degli Italiani, minacciando altrimenti l’uscita dalla maggioranza.
Il flusso di immigrati avrà termine soltanto quando sarà riportato l’ordine nei Paesi che sono stati gettati nel caos con il determinante contributo di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e di altri nostri alleati. Il terrorismo è stato alimentato con la scusa di cacciare i tiranni e le conseguenze disastrose sono sotto gli occhi di tutti. È ora e tempo che l’Italia faccia sentire la sua voce, anche a costo di scontrarsi con chi evidentemente ci considera soltanto dei vassalli.
L’avventurismo di Ankara, che mira a coinvolgere la NATO nel conflitto in corso, può dar luogo a disastri rispetto ai quali la chiusura del Brennero diventa questione irrilevante. E non è possibile che si lasci mano libera alla Merkel nel rapporto con la Turchia, che di fatto sta utilizzando il dramma dei profughi siriani per taglieggiare l’Europa.
So bene che Trento e Bolzano possono fare ben poco. Ma quel poco che può essere fatto lo si deve fare. A cominciare dal pretendere che Renzi e soci comincino ad occuparsi dei reali interessi del popolo italiano, anziché di quello delle lobby che l’hanno portato al potere, dei banchieri amici e delle adozioni omosessuali, affrontando in modo completamente diverso il problema dell’immigrazione.
Forse servirà a poco, ma è un atto doveroso nei confronti di un popolo ormai abbandonato a se stesso dalle elites cosmopolite che sono le prime responsabili del disastro che stiamo vivendo.

Rodolfo Borga