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Azienda Sanitaria

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Con delibera n. 438 del 25 marzo 2016 la Giunta provinciale ha approvato un atto di indirizzo relativo alla realizzazione dell’ormai mitico NOT, che costituisce il presupposto per la revoca della gara che T.A.R. di Trento e Consiglio di Stato hanno “demolito” con le sentenze n. 30/2014, rispettivamente n. 5057/2014.

Con determinazione n. 37 del 16 giugno 2016 il Dirigente Generale del Dipartimento Infrastrutture e Mobilità ha conseguentemente revocato la determinazione n. 36/2011, con cui si era autorizzata l’indizione della gara, mediante finanza di progetto, per l’affidamento del contratto di costruzione e gestione del NOT, e disposto il ritiro degli atti della gara che non risultino già travolti dai provvedimenti giurisdizionali sopra richiamati.

Nelle premesse della determinazione si fa cenno alle osservazioni pervenute ad opera delle imprese interessate (quelle che avevano partecipato alla gara annullata dal Giudice amministrativo), che sono state più compiutamente esaminate – e quindi rigettate, unitamente alle richieste d’indennizzo – nel documento allegato alla determinazione (relazione del responsabile del procedimento).

Non entro nel merito di questioni che sono di notevole complessità, e che saranno peraltro di certo oggetto delle controversie che gli interessati avvieranno avanti il Giudice amministrativo, dando così luogo al secondo tempo di una tenzone giudiziaria, che vede già, quale che sia il suo esito, il perdente.

Faccio riferimento alla comunità trentina, la quale, a causa dei grossolani errori commessi, si trova ora, dopo anni di ritardi: a) ancora all’anno zero in relazione ad un’opera che avrebbe dovuto essere ultimata nell’anno 2016; b) con la certezza di veder avviare nuove controversie giudiziarie, che potrebbero produrre ulteriori rilevanti ritardi; c) con richieste di risarcimento danni plurimilionarie.

Pur senza, come detto, entrare nel merito delle complesse questioni di carattere legale, non può non rilevarsi come tutta la documentazione sopra richiamata (delibera n. 438/2016, determinazione n. 37/2016 ed allegata relazione del responsabile del procedimento) cerchi in qualche modo di porre in secondo piano la ragione primaria per cui il Giudice amministrativo ha annullato la gara del 2011, sfumando, per così dire, la rilevanza che essa potrebbe avere ai fini dell’accertamento delle responsabilità che potrebbero essere accertate, anche sotto il profilo contabile.

In effetti in tali documenti si dice che il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza gravata (quella del TAR di Trento) “nella parte in cui ha annullato il provvedimento di nomina della Commissione tecnica”, senza spiegare in alcun modo le ragioni di tale annullamento, che, come noto, stanno nell’erronea composizione della commissione, nominata dalla Giunta provinciale con delibera n. 1984 del 21 settembre 2012 (in sintesi la gara è stata annullata in quanto della Commissione tecnica facevano parte anche il Dirigente Generale del Dipartimento Lavoro e Welfare ed il Direttore Generale dell’APSS).

L’interrogante si è già occupato della questione con più interrogazioni (tra le altre, le nn. 45/XV, 307/XV e 2233/XV), con cui si sono chiesti chiarimenti in ordine alle ragioni della scelta operata circa la composizione della commissione ed alle possibili profili di responsabilità di chi aveva assunto tale scelta.

A tal riguardo si rileva come il Presidente Rossi, dopo aver appreso l’esito negativo del giudizio di primo grado, abbia dichiarato alla stampa che la Giunta, informata dai propri advisor legali, sapeva dell’esistenza di una giurisprudenza contrastante sul punto.

Alle interrogazioni sopra richiamate, la Giunta ha risposto ribadendo, nonostante la pronuncia del T.A.R. di Trento (poi confermata dal Consiglio di Stato sul punto) fosse di avviso contrario, la legittimità della scelta operata ed evitando di affrontare il tema delle possibili eventuali responsabilità di chi aveva deciso la composizione della Commissione tecnica.

Poiché ora, trascorso circa un anno e mezzo dalla pronuncia del Consiglio di Stato, la Giunta ha ripreso in mano la questione, optando per la revoca della gara a suo tempo disposta ed aprendo così inevitabilmente la strada alle richieste risarcitorie dei soggetti che alla gara hanno partecipato, pare opportuno tornare in argomento, se non altro per avere finalmente i chiarimenti da tempo richiesti.

E ciò anche in considerazione del fatto che dell’illegittimità della commissione di fatto nei documenti sopra citati non si parla.

Né, soprattutto, si parla delle sue possibili conseguenze, anche con riguardo alle richieste risarcitorie delle imprese cha hanno partecipato ad una gara poi annullata a causa di tale illegittimità.

E ciò anche se alla revoca disposta recentemente non si sarebbe giunti se la gara non fosse stata annullata, essendo riconducibile la ragione principale del caos generato dall’annullamento della gara all’illegittimità composizione della commissione.

Così come non vi è dubbio che la gravità della decisione a suo tempo assunta risulta essere acuita dalla circostanza per cui all’epoca la Provincia già sapeva dell’esistenza di una giurisprudenza contrastante sul punto, cosicché chi ha deciso si è assunto il rischio (poi concretizzatosi) di veder annullare una gara avente ad oggetto un’opera di particolare importanza e valore.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere

 

  1. quali sono le ragioni per cui la Giunta provinciale, pur essendo a conoscenza della possibilità che la composizione della Commissione tecnica di gara potesse essere ritenuta illegittima sulla base della giurisprudenza contrastante esistente sul punto, ha comunque ritenuto di procedere alla sua nomina;
  2.  se si profilano aspetti di responsabilità per coloro che hanno deciso la composizione della Commissione tecnica di gara, pur in presenza di un parere legale che evidenziava correttamente i rischi d’illegittimità del provvedimento;
  3.  se tra gli elementi di valutazione della legittimità della revoca disposta con determinazione n. 37/2016 non si debbano considerare anche le ragioni dell’annullamento della gara ad opera del Giudice amministrativo, con particolare riferimento alla ritenuta illegittima composizione della Commissione tecnica.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

 

cons. Rodolfo Borga

0 680

Con determinazione n. 1308/2105 del Direttore del Servizio Immobili e Servizi Tecnici dell’Azienda sanitaria è stata affidata ad un professionista veneto l’incarico relativo alle attività tecniche previste dalla normativa in materia di prevenzione incendi con riguardo all’Ospedale Santa Chiara.
Il corrispettivo dell’incarico è pari a complessivi 261.626,57, oneri previdenziali e fiscali inclusi.
Nonostante la rilevante entità del corrispettivo convenuto, l’incarico è stato affidato direttamente, senza il previo svolgimento di alcun confronto concorrenziale ai sensi dell’art. 24, comma 1, lett. a), del D.P.P.11.5.2012 n. 9-84 (Regolamento di attuazione della L.P. n. 26/1993).
Le ragioni dell’urgenza sono esposte nelle premesse della determinazione in oggetto.
In sintesi l’urgenza sarebbe determinata da un lato dall’approssimarsi della scadenza, prevista per il 21 aprile 2106, per il primo degli interventi finalizzati all’adeguamento alla normativa di prevenzione incendi degli ospedali di cui ad un decreto ministeriale, dall’altro dalla complessità dell’incarico, determinata anche dalla circostanza per cui, come esposto nel provvedimento, si mette addirittura in dubbio “la possibilità di recuperare la documentazione certificatoria dei vari lavori realizzati nel corso del tempo”.
Nulla quaestio circa la complessità dell’incarico, che l’interrogante non è peraltro in grado di valutare sotto il profilo tecnico.
Diversamente, qualcosa da osservare relativamente all’urgenza che ha giustificato l’affidamento diretto dell’incarico ci pare proprio che ci sia.
Si premette che la normativa in vigore consente l’affidamento diretto (in luogo del confronto concorrenziale tra almeno sette professionisti) qualora il corrispettivo sia inferiore alla soglia comunitaria, pari all’atto del conferimento dell’incarico a 207.000,00 euro (oneri esclusi), laddove nel caso di specie il corrispettivo è stato determinato (non a caso, si ritiene) in 206.200,00 euro (oneri esclusi).
Ciò premesso, si rileva come il decreto ministeriale alle cui prescrizioni l’Azienda sanitaria deve adeguarsi risalga al 19.3.2015 e, soprattutto, come già in data 21.4.2015 era stata richiesta alla Direzione Generale l’autorizzazione all’affidamento diretto dell’incarico, poi tempestivamente autorizzato con nota 8.5.2015, “preso atto delle costrizioni temporali imposte dalla normativa in oggetto”.
Ciò significa che l’Azienda ha autorizzato l’affidamento diretto per ragioni d’urgenza a distanza di quasi un anno dalla scadenza degli adempimenti prescritti dal decreto ministeriali sopra citato.
Risulta quindi francamente non agevole comprendere come si sia potuto ritenere che nella fattispecie in esame sussistessero le ragioni d’urgenza necessarie per poter procedere all’affidamento diretto di un incarico di tale rilevanza economica, ricorrendo tra l’altro ad un professionista non trentino.
Può anche essere vero che l’attività oggetto dell’incarico in esame sia complessa, ed è certamente vero che il professionista veneto incarico dall’Azienda si è già occupato in passato dell’Ospedale Santa Chiara in base a plurimi incarichi conferitogli dall’Azienda sanitaria negli anni 2007, 2008, 2010 e 2012.
Pare però all’interrogante che nell’aprile 2015, a distanza di un anno dalla scadenza dei termini per l’adeguamento, sarebbe stato possibile (ed opportuno) procedere ad un confronto concorrenziale, cui invitare anche professionisti trentini, tra i quali non mancano di certo soggetti in grado di svolgere incarichi quali quello in esame.
Tra l’altro, considerato il recupero fiscale che la Provincia opera selle imposte corrisposte in Trentino, l’eventuale incarico ad un professionista trentino sarebbe di fatto costato molto meno.
Da ultimo, si rileva come l’incarico professionale in esame, il cui corrispettivo è determinato in oltre 200.00,00 euro (oneri esclusi), concerna opere il cui ammontare massimo è fissato dallo schema di contratto allegato alla determinazione in esame in 590.000,00.
Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere,

con riferimento alla fattispecie in esame:
a) come possano ritenersi sussistere, a distanza di un anno dalla scadenza del termine fissato dal Decreto Ministeriale 19.3.2015, le supposte ragioni d’urgenza che hanno determinato l’Azienda sanitaria ad affidare direttamente l’incarico di cui in premessa;
b) se non sarebbe stato più opportuno procedere ad un confronto concorrenziale, cui invitare anche professionisti trentini.
A norma di regolamento si richiede risposta scritta.
cons. Rodolfo Borga

0 623

Recentemente il direttore del dipartimento di emergenza dell’Azienda sanitaria, nel rilevare come il numero degli accessi al pronto soccorso non sia calato per effetto dell’introduzione del ticket, ha indicato come possibile soluzione un ulteriore inasprimento del balzello, tale da “disincentivare gli abusi” (attualmente soltanto un settimo dei pazienti paga il ticket).
La circostanza per cui l’introduzione del ticket non ha determinato l’auspicato calo degli accessi non costituisce peraltro una sorpresa, quantomeno per chi fin dall’atto dell’introduzione del ticket aveva rilevato come la misura fosse finalizzata più a fare cassa, che non a limitare l’accesso al pronto soccorso.
Accesso che peraltro non costituisce un’esperienza piacevole per nessuno, cosicché immaginare folle di persone che si recano al pronto soccorso pur consapevoli di non necessitare di cure immediate ci pare francamente un po’ eccessivo.
Che in molti casi gli accessi al pronto soccorso si rivelino a posteriori non strettamente necessari è un dato di fatto, ma che la gran parte dei pazienti che si reca ad un pronto soccorso sia a priori consapevole di ciò pare francamente eccessivo.
Per questa ragione anche l’interrogante concorda con chi ritiene che un ulteriore inasprimento dei ticket sia inopportuno, anche in considerazione del fatto per cui il servizio sanitario nel suo complesso, essendo finanziato dall’imposizione fiscale a carico dei cittadini, non costituisce una graziosa concessione della Provincia.
Tra l’altro, non pare proprio all’interrogante che i criteri attualmente in vigore siano poi cosi “generosi”, se, ad esempio, viene individuato con il codice verde un accesso non “volontario”, ma disposto da medico per ovviare ad una patologia che, in assenza di tempestivo intervento, potrebbe determinare gravi conseguenze.
Il problema sembra piuttosto essere quello di una più efficiente organizzazione dei servizi sanitari, pure territoriali, tale da ridurre l’apparente necessità di ricorrere al pronto soccorso, come peraltro osservato dallo stesso assessore Zeni.
Forse potrebbe anche essere utile individuare la tipologia dei pazienti, così da poter individuare gli accorgimenti più appropriati.
L’assessore Zeni, pur escludendo, come sopra rilevato, un aumento del ticket, ritenuto non efficace ai fini del contenimento degli accessi al pronto soccorso, ha però anche rilasciato alla stampa una dichiarazione un po’ sibillina, che potrebbe lascia intendere una diversa volontà d’azione.
Egli, infatti, dopo aver escluso un aumento dei ticket, ha però anche affermato che “a fine marzo sarà pronta una proposta di delibera che andrà a ridefinire certi parametri nelle esenzioni, inserendo criteri di equità che evitino distorsioni”.
Affermazione che è assai analoga alla richiesta di modificare i ticket attualmente in vigore per “disincentivare gli abusi” formulata dal direttore del dipartimento di emergenza, che pure lo stesso assessore Zeni ha dichiarato di non condividere.
E poiché l’esperienza insegna che dietro la parola equità non di rado si nasconde l’intenzione d’introdurre nuovi balzelli, pare opportuno che, senza attendere la fine del mese marzo, sia fatta chiarezza sul punto.
Anche perché è del tutto evidente che restringere ulteriormente l’area dell’esenzione altro non significa che aumentare i ticket, sia pure surrettiziamente e per altra via.
Mentre la strada per ridurre gli accessi al pronto soccorso è un’altra: organizzare sul territorio un servizio alternativo, che renda inutile l’accesso al pronto soccorso.
Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere:

a) se effettivamente l’assessore Zeni ritiene che i ticket non siano efficaci ai fini della riduzione degli accessi al pronto soccorso e quindi esclude la possibilità che gli stessi siano aumentati, anche restringendo l’area delle prestazioni e/odei soggetti esenti;
b) che cosa intende, con riferimento ad una delibera che la Giunta provinciale dovrebbe assumere a fine marzo in tema di ticket per l’accesso al pronto soccorso, l’assessore Zeni quando parla di “ridefinire certi parametri nelle esenzioni inserendo criteri di equità che evitino distorsioni”;
c) considerato che attualmente il ticket per l’accesso è pagato da un utente su sette, quali sono state, con riferimento agli anni 2013 e 2014, le tipologie di esenzione che hanno trovato applicazione, con distinzione tra minorenni ed adulti ed indicazione della cittadinanza (italiani, comunitari ed extracomunitari) sia di coloro che sono stati esentati, che di coloro che hanno pagato il ticket;
d) a partire dall’introduzione del ticket per l’acceso al pronto soccorso e con riferimento ai singoli anni, a quanto ammontano i corrispettivi per i ticket di accesso al pronto soccorso incassati dall’Azienda sanitaria.
A norma di regolamento si richiede risposta scritta.
cons. Rodolfo Borga

0 742

Tra i punti all’ordine del giorno della seduta del Consiglio provinciale del 3 dicembre vi erano le informazioni del Presidente Rossi sulla situazione degli ospedali trentini (in particolare di quelli di valle) conseguente ai tagli disposti dalla Giunta provinciale conseguentemente all’applicazione della legge 30 ottobre 2014 n. 161, che è intervenuta sui tempi di riposo degli operatori della sanità, incidendo in misura rilevante sull’organizzazione del servizio sanitario.

Come noto, la legge testé citata prevede che, decorsi dodici mesi dalla sua entrata in vigore, si debba necessariamente riconoscere agli operatori della sanità un riposo giornaliero non inferiore a 11 ore consecutive.

La questione è risalente nel tempo e nello Stato italico si è trascinata per anni con continue proroghe, fino a quando il provvedimento si è reso necessario in esito all’intervento dell’Europa.

Non essendo stato fino ad ora rispettato il limite temporale in questione, è del tutto evidente che la sua applicazione a far tempo dal 1 dicembre ha comportato problemi organizzativi di non poco conto e resa in ogni caso necessaria l’assunzione di nuovo personale.

In Provincia di Trento l’applicazione della normativa statale sopra richiamata ha dato luogo a notevoli riduzioni dei servizi negli ospedali di valle, che non potranno certamente sopravvivere a lungo nelle attuali condizioni.

La Giunta provinciale ha a questo proposito assicurato che trattasi di situazione d’emergenza, cui si risponderà con nuove assunzioni di personale, come già deliberato; non è invece noto a quante unità ammonta il personale che s’intende assumere, né la relative qualifiche professionali (e la questione non è evidentemente di poco conto).

Nel corso della discussione è chiaramente emerso – e non avrebbe potuto essere altrimenti – un dato di fatto incontestabile: l’enorme ritardo con cui la Giunta provinciale e l’Azienda sanitaria hanno affrontato una questione che risale ad almeno un anno fa.

Soltanto il mese scorso Giunta provinciale ed Azienda, preso atto della necessità ormai incombente, hanno affrontato il problema, risolto nell’immediato con una drastica riduzione dei servizi sanitari nelle valli e con declassamento di fatto degli ospedali periferici che, ove non fosse corretta nel breve termine, ne pregiudicherebbe in misura forse definitiva l’operatività.

Del tutto evidente l’enorme ritardo con cui il problema è stato affrontato nella nostra Provincia.

Un ritardo colpevole, quale ne sia la causa: la speranza dell’ennesimo rinvio conformemente ai costumi italici, la mancata conoscenza della legge statale o, come sospetta qualcuno, la deliberata volontà di non intervenire, per poi mettere i Trentini di fronte al fatto compiuto e rendere definitivo il processo di declassamento delle strutture periferiche.

Come che sia, sono al riguardo assai interessanti le affermazioni fatte dall’ex assessore Borgonovo Re sulla questione.

La collega ha infatti affermato che nessuno, tantomeno, l’Azienda l’aveva avvertito dell’esistenza della legge n. 161/2014 e, soprattutto, dei rilevantissimi problemi organizzativi cui la sua applicazione avrebbe dato luogo.

Affermazioni pesanti, che non possono di certo passare sotto silenzio per ragioni che sono così evidenti da non dover neppure essere esplicitate.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere:

 

 a) quando la Giunta provinciale ed il suo Presidente sono venuti a conoscenza dei contenuti della legge 30 ottobre 2014 n. 161;

b) quando, conseguentemente, sono venuti a conoscenza della necessità d’intervenire pesantemente sull’organizzazione della rete ospedaliera trentina;

c) quanti sono i professionisti che Giunta provinciale ed Azienda sanitaria intendono assumere con le risorse stanziate con la delibera giuntale n. 2168/2015 e quali i relativi profili professionali.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

cons. Rodolfo Borga

0 1234

Nell’odierna seduta del Consiglio provinciale è stata approvata la risoluzione presentata dal nostro capogruppo Rodolfo Borga e sottoscritta da tutti i consiglieri di minoranza (risoluzione Ospedale Tione) con cui si è impegnata la giunta provinciale ad assicurare al reparto di ortopedia di Tione le medesime risorse garantite allo stesso reparto dell’Ospedale di Cavalese. Di fatto, non soltanto non diverranno operativi i tagli previsti per tutti gli ospedali periferici, ma il reparto di ortopedia di Tione si vedrà assegnare risorse maggiori rispetto  quelle oggi disponibili. Un bel successo di Civica Trentina.

Il capogruppo Rodolfo Borga

0 820

Nel dicembre 2013 è stata soppressa l’Agenzia provinciale per la protonterapia (ATreP) ed il centro di protonterapia è passato sotto la gestione dell’Azienda sanitaria.

Fin da subito si è sviluppato un acceso dibattito circa i tempi di attivazione del centro, giustificato dai rilevantissimi costi di realizzazione (104 milioni) e di gestione dello stesso (13,5, milioni all’anno per 15 anni).

Superato il (falso) problema delle autorizzazioni, alla cui mancanza la Provincia imputava il ritardo censurato, si è posto quello dell’inserimento nel LEA (livelli essenziali di assistenza) statali delle prestazioni che il centro di protonterapia potrebbe fornire.

A tal proposito si sono rilevati da più parti i ritardi con cui la Provincia ha affrontato la questione, che pure riveste notevole importanza, atteso che in assenza d’inserimento nei LEA statali le costose terapie (sino a 30.000 euro per un ciclo di cure) non sarebbero rimborsabili dal servizio sanitario.

Conseguentemente assai più ridotto sarebbe il numero dei pazienti che potrebbero rivolgersi al centro di protonterapia, per coprire i cui ingenti costi di gestione sarebbero necessari circa 700 pazienti all’anno.

Quanto al ritardo da più parti rilevato, pare francamente evidente la responsabilità della Giunta provinciale, se è vero che il defenestrato assessore Borgonovo Re, nel rispondere ad un’interrogazione proposta dall’odierno interrogante nel maggio 2014, affermava che la questione era stata sottoposta all’attenzione del Ministro Lorenzin con una nota congiunta sua e del Presidente Rossi, nota che però, in esito a successivi accertamenti, si è appreso essere datata 22 maggio 2014.

Ergo, soltanto a fine maggio 2014, e in esito alla sollecitazione conseguente all’interrogazione sopra richiamata, la Giunta provinciale ha posto la questione al Ministero.

Un ritardo clamoroso, che, considerata l’entità delle risorse pubbliche impiegate e l’importanza delle prestazioni erogabili, la dice lunga sull’incapacità di una Provincia che sovente vorrebbe proporsi come modello di eccellente amministrazione al mondo intero, ma che non di rado mostra invece limiti ed inefficienze che nulla hanno da invidiare ad altre realtà italiane, generalmente situate però ad altre latitudini.

Basti pensare che nel novembre 2012 l’allora Presidente Dellai dichiarava che “il centro sarebbe entrato in funzione “nel secondo semestre 2013” e che nel dicembre 2013 il diretto generale dell’Azienda sanitaria dichiarava che “entro il 22 aprile avremo i nomi dei primi pazienti e il centro sarà integrato nel sistema sanitario nazionale servendo pazienti provenienti da tutta l’Italia”.

Come che sia, nel febbraio 2015 la Giunta provinciale, supportata dalla consueta grancassa propagandistica, in esito ad un incontro con il Ministro Lorenzin, esternava la propria soddisfazione per l’ormai prossimo inserimento nei LEA statali delle prestazioni fornite dal centro di protonterapia.

L’assessore Borgonovo Re comunicava che la protonterapia è stata inserita tra le nuove prestazioni terapeutiche e diagnostiche e che entro 4 mesi sarebbe stato approvato il necessario decreto ministeriale.

Per parte sua il Presidente Rossi così commentava: “È un bel risultato, che premia un lavoro portato avanti con grande determinazione e di cui dobbiamo ringraziare tutti quelli che vi hanno contribuito, in particolare l’Azienda provinciale per i servizi sanitari”.

Chiosava il direttore generale Flor: “Questa notizia è motivo di gran soddisfazione. È il prodotto del lavoro svolto in sintonia con l’assessorato negli ultimi sei lavorio di mesi” (il che, si rileva incidentalmente, conferma che d’inserimento nei LEA la Provincia si è occupata soltanto a far tempo dalla seconda metà dell’anno 2014!).

Quindi commenti entusiastici da parte della stampa e via.

Il Tg di Rai 3, ad esempio, così comunicava la notizia ai cittadini trentini: “La terapia dei tumori con i protoni viene riconosciuta dal ministero come un servizio essenziale. Tutti i cittadini italiani potranno curarsi a Trento e il servizio sanitario nazionale garantirà il rimborso delle spese” (e, aggiunge l’interrogante, la Provincia di Trento coprire gli ingentissimi costi di gestione).

Ed oggi, 25 agosto 2015, scopriamo invece che così non è.

Infatti, pur nel contesto di un articolo che sembra confermare chissà quali sviluppi del centro di protonterapia, leggiamo che: “Inserimento nei LEA, tutto fermo”.

Anzi, pare che dell’inserimento che la Giunta provinciale dava per scontato nel febbraio scorso, proprio non se ne parli più!

Le conseguenze di una tale eventualità sia per l’utilizzo del centro di protonterapia, che per la spesa sanitaria trentina sarebbero di non poco conto.

Opportuno, pertanto, che Giunta provinciale e Azienda sanitaria, anziché, come vedremo di seguito, millantare successi inesistenti, chiariscano un aspetto la cui rilevanza è sotto gli occhi di tutti.

Nel contesto dell’articolo, infatti, si legge che protonterapia ad ottobre “raddoppierà” e che il centro di protonterapia, “pur rimanendo concentrato principalmente sulla propria attività, ossia la cura dei tumori, avrà anche questo servizio da proporre ai cittadini trentini”, laddove per “questo servizio” s’intende la risonanza magnetica.

In buona sostanza, a quanto è dato comprendere, le risonanze magnetiche, che ora si effettuano negli ospedali trentini, potranno ora (meglio, entro due mesi) essere effettuate anche al centro di protonterapia.

E questo verrebbe spacciato come un gran risultato.

Un po’ come il Tizio che si compra una Ferrari per usarla poi per andare a fare la spesa al posto della Panda; solo che nella fattispecie in esame la Ferrari l’hanno pagata (e cara) i contribuenti trentini!

Nell’articolo sopra richiamato si legge anche che i pazienti curati ad oggi nel centro sono stati una sessantina e che sarebbero (a questo punto il condizionale è d’obbligo) in corso trattative con la Regione Marche per la stipulazione di un protocollo in base al quale i pazienti marchigiani si vedrebbero rimborsati i costi delle cure sostenute preso il centro.

A tal riguardo si rammenta che nel febbraio scorso, nel commentare il presunto inserimento nel LEA statali, l’assessore dell’epoca aveva informato che erano in corso analoghe trattative con Emilia Romagna, Friuli e Provincia di Bolzano.

Si aggiunge, nel concludere, che, secondo quanto risulta all’interrogante, l’inserimento nei LEA statali delle prestazioni rese dal centro di protonterapia, se mai ci sarà, riguarderà soltanto una specifica patologia, che fortunatamente piuttosto rara, che interessa pertanto un numero proporzionalmente ridotto di potenziali pazienti.

Con tutto quello che ciò comporterebbe per i costi di gestione che la Provincia di Trento dovrà sostenere.

Questo, dunque, il contesto, decisamente poco rassicurante, in cui paiono muoversi Giunta provinciale e Azienda sanitaria.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

 

interroga l’Assessore alla Salute al fine di sapere

a) se risponde al vero che l’inserimento nei LEA nazionali delle prestazioni rese dal centro di protonterapia, dato per scontato dalla Giunta provinciale e dall’Azienda sanitaria lo scorso mese di febbraio, è in realtà obiettivo ancora assai lontano dall’essere raggiunto ed a che punto sono le trattative con il Governo Renzi al riguardo;

b) se è vero che detto inserimento, se mai verrà concesso, riguarderebbe soltanto una patologia piuttosto rara, che interesserebbe pertanto soltanto un numero assai limitato di potenziali pazienti;

c) che fine hanno fatto le trattative con le Regioni Emilia Romagna e Friuli e con la Provincia di Bolzano, di cui la Giunta provinciale ha dato notizia nel febbraio scorso, finalizzate alla sottoscrizione di protocolli per l’invio di pazienti da fuori provincia al centro di protonterapia, con rimborso degli ingenti costi delle cure effettuate;

d) se è vero che ad oggi il centro di protonterapia, consegnato all’Azienda sanitaria nel dicembre 2013, ha curato soltanto 60 pazienti;

e) quanto tempo si pensa sarà necessario per raggiungere, o quantomeno avvicinare il numero di 700 pazienti a suo tempo indicato come necessario per la copertura dei costi di gestione del centro di protonterapia;

f) a quanto ammontano i costi complessivi (canone compreso) ad oggi sostenuti per la gestione del centro di protonterapia, con indicazione specifica delle singole voci di spesa;

g) a quanto ammontano ad oggi i rimborsi corrisposti all’Azienda sanitaria (od alla Provincia) dai pazienti (o dalle rispettive aziende sanitarie) per le cure prestate presso il centro di protonterapia.

 

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

cons. Rodolfo Borga

0 1256

Dal 1° luglio prossimo – proprio in concomitanza con l’avvio della stagione estiva – i servizi resi presso l’Ospedale di Tione subiranno una drastica riduzione per effetto di una circolare interna, che peraltro ci pare assai improbabile sia stata assunta senza l’avallo dell’Azienda sanitaria e della Giunta provinciale.

Nella sostanza, secondo quanto si è potuto apprendere, nei fine settimana e in orario notturno (dalle 20,00 alle 8.00) l’attività chirurgica non verrà più svolta.

Conseguentemente i pazienti del pronto soccorso che abbiano necessità di un intervento chirurgico, operate le prime cure, debbono essere trasferiti all’Ospedale di Rovereto o, in subordine, a quello di Trento.

L’attuazione della circolare, oltre a comportare un evidente depotenziamento dell’ospedale di Tione, avrà ricadute negative sull’organizzazione complessiva dei servizi residui.

Anche a voler prescindere dal merito della decisione assunta, non può non suscitare notevoli perplessità il metodo utilizzato dall’Azienda sanitaria, che di fatto ignora con una semplice direttiva interna, non soltanto l’imponente mobilitazione popolare ed istituzionale che si è sviluppata intorno alla questione del ruolo degli ospedali di valle, ma anche lo stesso dibattito politico, che nei mesi scorsi ha animato il Consiglio e la Giunta provinciali.

Ritenendo, come sopra rilevato, che la decisione in esame non possa non avere la copertura dell’Azienda sanitaria e della Giunta provinciale (quantomeno dell’assessore competente), è doveroso che la Giunta medesima faccia al più presto chiarezza sul punto.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere

 

  1. se la direttiva in questione è stata concordata con l’Azienda sanitaria e con la Giunta provinciale;
  2.  se i provvedimenti assunti hanno una durata temporale e, in caso di risposta positiva, quale sarà la loro durata;
  3.  in ogni caso, se la Giunta intende assumere una qualche iniziativa in relazione ai contenuti della direttiva in esame.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.   cons. Rodolfo Borga

0 1348

 Il prossimo mese di maggio il primario di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Cavalese andrà in pensione.

Secondo quanto si è appreso dalla stampa l’Azienda sanitaria non ha ancora indetto il concorso per la sua sostituzione e non si conoscono quali siano le sue intenzioni al riguardo.

La questione non è di poco conto, atteso che la presenza del primario incide in misura determinante sull’operatività dell’ospedale, soprattutto per la gestione delle emergenze.

Segnatamente in assenza di tale figura, l’attività chirurgica potrebbe essere limitata a quella programmata da svolgersi nei giorni feriali ed in orario “d’ufficio”.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

 

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere

 

– se l’Azienda sanitaria intende o meno sostituire il primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Cavalese

 

– se l’Azienda sanitaria intende mantenere l’attuale attività chirurgica ovvero se s’intende ridurre la stessa a quella programmata.

 

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

0 1893

Il prossimo mese di marzo il primario di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Cles andrà in pensione.

Secondo quanto si è appreso dalla stampa l’Azienda sanitaria non ha ancora indetto il concorso per la sua sostituzione, senza la quale con ogni probabilità l’attività medica subirà un rallentamento.

Pare opportuno, pertanto, che l’Azienda chiarisca cosa intende fare in proposito e segnatamente se intende provvedere alla sostituzione del primario ovvero al potenziamento del ricorso a consulenti esterni, così da assicurare in ogni caso l’attuale livello di attività.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere se l’Azienda sanitaria:

 

– intende procedere alla sostituzione del primario di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Cles che andrà in pensione il prossimo mese di marzo;

– intende alternativamente potenziare il ricorso a professionisti esterni;

– in tale ipotesi, a quanto ammonterebbero i costi di tale decisione ulteriori rispetto a quelli attuali;

– cosa intende comunque fare per garantire l’attuale livello di operatività dell’ospedale di Cles.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

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Nel commentare la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha di fatto azzerato l’appalto del NOT, confermando l’illegittimità della composizione della commissione tecnica, stupefacente è stata la reazione del Presidente Rossi, il quale non ha trovato di meglio che accusare di quanto accaduto i Giudici amministrativi e la legge, che, citiamo testualmente sarebbe “pensata per altre latitudini, dove l’appalto fa pensare a qualcosa di losco”. Esilarante, poi, la dichiarata convinzione per cui “i giudici hanno riconosciuto la bontà dell’operato della Provincia, visto che hanno riammesso tutte le ditte che hanno presentato l’offerta”. Dunque che i giudici avrebbero riconosciuto la bontà dell’operato della Provincia. Possiamo immaginare se il Consiglio di Stato non avesse ritenuto corretto l’operato della Provincia cosa sarebbe accaduto: anziché azzerare l’appalto per il NOT, avrebbero magari ordinato la demolizione immediata del Santa Chiara. Ma a parte ciò non può non sottolinearsi l’inadeguatezza delle dichiarazioni del Presidente Rossi, che, anziché chiedere scusa ai Trentini per quanto accaduto, ha pensato bene attribuire le responsabilità a Giudici e norme. Un po’ come Renzi a fronte del disastro di Genova. Nessuna responsabilità, dunque, perché la colpa è sempre di qualcun altro. Dei giudici, delle leggi, del destino cinico e baro delle oscure forze della reazione in agguato, di Minnie e Topolino. Ma è proprio così? Già nel gennaio scorso avevamo rilevato in una nostra interrogazione (n. 45/XV) come dopo la sentenza di primo grado del TAR il Presidente Rossi avesse candidamente ammesso, con riferimento alla rilevata illegittimità della commissione di gara che “sapevamo che c’era una giurisprudenza in questo senso (nel senso dell’illegittimità, cioè) e i nostri advisor legali che l’avevano detto”. Dunque la Giunta quando ha deciso la composizione della commissione di gara sapeva che esisteva una giurisprudenza contrastante e ciononostante ha deciso di assumersi, nonostante l’assoluta rilevanza dell’opera in questione, il rischio dell’annullamento ad opera del Giudice amministrativo. Una responsabilità politica enorme (altro che colpa dei giudici o delle leggi), che si accompagna con tutta evidenza a responsabilità amministrative di non minore gravità, di cui ora nessuno si vuole assumere il peso. Come nelle peggiori tradizioni italiane.