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Civica Trentina

 

 

 

Continua la farsa del NOT. Perduti quasi dieci anni per le scelte sbagliate della Provincia. In passato Civica Trentina si è occupata a più riprese della questione, condividendo anche la necessità di una commissione d’inchiesta, che la maggioranza ha ovviamente bocciato . Il centrosinistra, quello dei “competenti”, ha nuovamente fallito. Ed i Trentini ne pagano le conseguenze.

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Approvata la mozione di Civica Trentina primo firmatario il consigliere Rodolfo Borga, che impegna la Giunta provinciale ad aumentare progressivamente i posti letto convenzionati nelle RSA nonese, con particolare riferimento alla situazione della APSP Anaunia di Taio.
I posti convenzionati permettono agli ospiti di pagare soltanto la retta  alberghiera. Nei posti non convenzionati, invece, sull’ospite (ed i suoi famigliari) grava anche la retta sanitaria, con costi mensili che arrivano a superare complessivamente i 3.500,00 euro.
Un bel risultato per Civica Trentina, che come sempre alle chiacchiere preferisce i fatti.

 

 

 

 

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Il prossimo 4 marzo saremo chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento. Civica Trentina in quanto movimento territoriale guarda ovviamente con particolare attenzione alle prossime elezioni provinciali. Poiché però Civica Trentina è anche, e soprattutto, un movimento politico, è del tutto evidente che noi non possiamo assumere una posizione neutrale rispetto alla competizione elettorale, cui non partecipiamo direttamente dopo che è tramontata l’ipotesi che era stata ventilata di riservare un collegio all’area territoriale alla cui costruzione stiamo lavorando assieme ad altri. Ciononostante, non possiamo, né vogliamo, tirarci fuori. Invitiamo, pertanto, i nostri militanti e simpatizzanti a valutare le diverse proposte in campo, prescindendo dalle mirabolanti promesse che caratterizzano questa campagna elettorale, per concentrarsi sulle questioni che più ci stanno a cuore, alla luce delle quali siamo chiamati ad operare la nostra scelta. L’invito che rivolgiamo è pertanto quello di votare i partiti che maggiormente sostengono, e non a parole, posizioni analoghe alle nostre su temi che più ci stanno a cuore.
La famiglia naturale, quella fondata su un’unione tra un uomo ed una donna, imprescindibile fondamento di ogni comunità, che molti di fatto avversano, riducendola ad una delle tante possibili forme di convivenza.
Il sostegno alla natalità, essendo quello del progressivo calo demografico il maggiore dei problemi cui Trentino, Italia ed Europa devono fare fronte sotto il profilo, sociale, economico e culturale. Sono quindi necessari sia un diverso approccio valoriale e culturale, che diverse politiche fiscali a favore delle famiglie con figli.
La sicurezza, troppo spesso derubricata a questione “percepita”, ma che in realtà ormai costituisce una delle priorità da affrontare, intervenendo sia a livello amministrativo, con maggiori risorse alle Forze dell’Ordine, che devono essere munite dei mezzi necessari per poter svolgere al meglio i compiti loro affidati, che legislativo, al fine di superare il buonismo di facciata che ha portato anche nella scorsa legislatura all’approvazione di leggi sostanzialmente criminogene.
La questione identitaria, che in una comunità sempre più scossa di fronte al dilagare della globalizzazione economica e culturale, assiste smarrita alla progressiva scomparsa delle certezze su cui chi ci ha preceduto ha fondato la propria vita personale, famigliare e comunitaria. A chi sostiene che la questione identitaria non esiste, perché tutti siamo “cittadini del mondo”, noi rispondiamo che una comunità non può esistere se chi ne fa parte non ne conosce ed apprezza le radici (quelle profonde, che resistono nel tempo, che non gelano, per dirla con Tolkien). Perché una comunità è viva quando chi la compone sente di non venire dal nulla, ma da un passato comune in cui riconosce e vuole un futuro parimenti comune per chi verrà dopo di lui.
Il fenomeno dell’immigrazione, comprensibilmente sempre più sentito, che non può certo essere liquidato con un generico invito all’accoglienza, accompagnato di regola da pretestuose accuse di razzismo, xenofobia e populismo mosse a chi “osa” non adeguarsi alla nuova religione del politicamente corretto. L’immigrazione è questione complessa, che in quanto tale non si presta a soluzioni semplici. Questo lo abbiamo ben chiaro. Ma ciò non significa che il fenomeno non debba essere governato con la necessaria fermezza e competenza. Ormai è chiaro a tutti che la grande maggioranza degli stranieri che in qualche modo raggiungono il nostro Paese sono mossi da ragioni prettamente economiche. Un recente studio statunitense ha calcolato in circa 700 milioni le persone che vorrebbero emigrare per ragioni economiche. Quanti ne vogliamo accogliere? E, soprattutto, quanti ne possiamo accogliere in Tentino, in Italia ed in Europa? Noi rifiutiamo la pretestuosa ed interessata distinzione tra buoni, solidali ed accoglienti da un lato e cattivi, egoisti e xenofobi dall’altro. Chi ha responsabilità di governo non deve dimostrare di essere più o meno buono, ma gestire i problemi, spesso assai complessi, che si trova ad affrontare nel modo migliore per il popolo che governa pro tempore. Tenendo conto che, mentre di casa sua può fare quello che vuole, della sua comunità non può fare altrettanto. Tutte le statistiche esistenti ci dicono che senza una significativo cambio di rotta nel breve volgere di qualche decennio nel nostro Paese gli italiani saranno una minoranza (e pure anziana). Comunque la si pensi, ciò comporterà un radicale stravolgimento delle nostre comunità? E’ questo che vogliamo?
Ancora, con tutta evidenza necessario che la politica torni ad avere come punto di riferimento l’interesse nazionale. Anche in politica estera, dove ormai il nostro Paese è ridotto al ruolo di vassallo di interessi altrui, estranei a quelli della nostra comunità e del nostro popolo. Basti pensare a quanto accaduto in Libia ed a quanto sta accadendo in Siria.
E ciò vale anche per i rapporti con l’Unione Europea. Noi rigettiamo con fermezza la pretestuosa accusa di antieuropeismo, finalizzata soltanto a far tacere l’avversario politico. Non avversiamo affatto l’Europa, ma molto semplicemente non apprezziamo un’Unione che  ha rifiutato le sue radici storiche e culturali, che vuole omologare anziché valorizzare le diversità esistenti al suo interno, che è dominata da lobby e burocrati potentissimi ed inamovibili, che finiscono con il prevalere sulla politica e sui legittimi interessi dei popoli europei. Noi non vogliamo che l’Europa sparisca, vogliamo un’Europa diversa.
Infine, la questione fiscale gravante su famiglie ed imprese. Da troppo tempo il nostro Paese non cresce. La propaganda di regime vuole farci credere che siamo fuori dalla crisi e che il nostro Paese è tornato a correre. I dati ci dicono, invece, che l’Italia è ultima in Europa (dentro e fuori la zona Euro) per livello di crescita (1,5%). Ciò significa che anche noi godiamo in qualche misura della crescita globale, ma che non siamo in grado neppure di tenere la media europea. Il nostro Paese ha bisogno di una seria politica industriale e di un consistente alleggerimento del carico fiscale. Si può discutere sulla sostenibilità di certe proposte, ma è del tutto evidente che una sensibile riduzione del carico fiscale è necessario per poter avviare una reale ripresa economica. Sulla base di come vengono affrontate dai diversi partiti le questioni sopra evidenziate noi decideremo il nostro voto. Ed altrettanto invitiamo a fare i nostri iscritti e simpatizzanti, valutando sia i programmi che i candidati. Senza una precisa indicazione per questo o quel partito, anche perché in Civica Trentina, pur nella condivisione dei valori di fondo, diverse sono le sensibilità.
Un’eccezione però sentiamo il dovere di farla, sia pure in negativo. La fotografia sottostante rappresenta candidati e simboli del centrosinistra. Tra i simboli spicca quello del nuovo partitino di Emma Bonino, vicino a quello del Patt, del nuovo partitino di Dellai e del Pd. Ebbene, se c’è qualcuno che non si può votare è proprio questa coalizione, che, pur di raggranellare qualche voto, ha dato ospitalità ad Emma Bonino ed alla cultura della morte di cui è ormai la principale rappresentante. Per l’eutanasia, per l’aborto, per la liberalizzazione delle droghe. Assieme a Panizza e Dellai. Tutto per una poltrona.  Noi la ricordiamo così,  quando orgogliosa praticava aborti clandestini con una pompa di bicicletta (all’epoca l’aborto costituiva ancora un reato).
Agli elettori il giudizio.

 

 

 

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Al link potete leggere l’interrogazione presentata dal consigliere Borga, relativa al protocollo d’intesa predisposto dalla Giunta provinciale in attuazione della nuova legge sul welfare anziani (quella che ha introdotto il c.d. “Spazio argento”).
In aula, grazie alla ferma opposizione di parte delle minoranze, la Giunta non è riuscita a far passare il suo disegno dirigista ed accentratore ed ha dovuto in particolare rinunciare alla costituzione di un consiglio d’amministrazione unico a livello provinciale delle APSP.
Ora, con tutta evidenza, la Provincia vorrebbe ottenere il medesimo risultato per via amministrativa, con un protocollo i cui contenuti sono inaccettabili nel merito e nel metodo.
Basti pensare alla pretesa che il Consiglio delle autonomie, che vogliamo sperare non si piegherà alle volontà della Giunta provinciale, deliberi un atto d’indirizzo nei confronti dei Comuni che a breve saranno chiamati a designare i membri dei consigli d’amministrazione delle rispettive APSP, affinché nel mandato loro assegnato sia previsto di dare attuazione alle gestioni associate che la Provincia vorrebbe imporre.
Con tanti saluti per l’autonomia di Comuni e APSP! Nell’interrogazione potete trovare una più ampia ed esaustiva esposizione della questione.

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Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo, dedicato alle vittime della pulizia etnica pianificata ed attuata dai partigiani comunisti di Tito in danno di Istriani, Dalmati e Giuliani negli anni 1943 e 1945.
Migliaia e migliaia di assassinati, spesso gettati ancora vivi nelle foibe, per la sola colpa di testimoniare la presenza italiana in quelle terre. Vecchi, donne (talvolta vittime anche di oltraggi e violenze), giovani.
E 350.000 persone costrette a lasciare per sempre la loro Terra, i loro beni, la loro storia. E dopo la tragedia, l’esilio in un Paese ove gli esuli credevano avrebbero trovato accoglienza, comprensione ed aiuto per ricostruirsi un’esistenza, e dove invece hanno dovuto fare i conti con l’indifferenza od addirittura l’ostilità di molti, perché evidentemente gli Italiani vittime del comunismo titino non meritavano la solidarietà della loro ingrata Patria.
Nel giorno dedicato al ricordo alle vittime delle foibe Civica Trentina esprime la propria solidarietà e la propria vicinanza alle vittime di questa immane tragedia, che dopo aver tanto sofferto, sono anche state costrette a subire l’umiliazione dell’oblio, del silenzio, dell’indifferenza.

Nella scorsa seduta del Consiglio provinciale è stata approvata la mozione di Civica Trentina, con cui il Consiglio ha impegnato la Giunta ad attivarsi affinché nella modulistica delle scuole trentine e comunque relativa ai servizi forniti dalla Provincia non siano utilizzati termini finalizzati a negare per via burocratica l’esistenza di un padre e di una madre, magari ricorrendo a dei numeri per individuare gli esercenti la potestà parentale. Parliamo degli ormai famosi “genitore 1 e genitore 2” o “responsabile 1 e responsabile 2”.
Già all’inizio della legislatura avevamo presentato un’analoga proposta di mozione, che la maggioranza di centrosinistra (supportata da chi, dall’opposizione, aveva affermato che “nel 2014 parlare di padre e di madre in questi termini sia ormai superato”) aveva bocciato. La stessa mozione era invece stata approvata, con il ricorso al voto segreto, in Consiglio regionale.
Civica Trentina è poi tornata ad occuparsi della questione con riferimento al libretto scolastico di una scuola trentina , ove al padre ed alla madre si erano sostituiti degli anonimi responsabili 1 e 2 (interrogazione). Ed in tale occasione abbiamo ottenuto la correzione di rotta auspicata (documento).
Ora, siamo finalmente riusciti a far approvare una mozione che definisce in via generale (e non solo per l’ambito scolastico) la questione. La nostra perseveranza è stata infine premiata.
Ma, soprattutto, ci pare che molto semplicemente si sia tornati, non senza fatica, a quel comune buon senso, che purtroppo nei tempi attuali sembra essere diventata merce sempre più rara.

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Ieri, 31 gennaio, il Consiglio comunale di Trento ha approvato a larghissima maggioranza (un solo astenuto) una mozione con cui s’impegna il Sindaco ad adoperarsi presso la Provincia affinché sia garantita a prescindere dall’assolvimento dell’obbligo vaccinale la continuità di didattica ai bambini che frequentano gli asili nido e le scuole materne nell’anno in corso.
Più precisamente si tratta dei bambini “conformi”, i cui genitori hanno cioè hanno presentato formale domanda di vaccinazione, che però non saranno vaccinati prima del termine dell’anno in corso.
Nel prendere atto del voto del Consiglio comunale di Trento, riteniamo opportuno rilevare come Civica Trentina si sia da tempo attivata per richiedere alla Giunta provinciale che nessun bambino “conforme” (nel senso sopra indicato) fosse escluso nel corso dell’anno scolastico in corso.
Lo abbiamo fatto sia in occasione di una seduta straordinaria del Consiglio provinciale di cui abbiamo chiesto la convocazione d’urgenza, nel corso della quale è stata discussa una mozione del consigliere Borga , sia con una nuova mozione del consigliere Civettini. Entrambe le proposte sono state bocciate dalla maggioranza, sostenuta nella fattispecie da alcuni colleghi di minoranza.
Ora pare che coloro che fino a ieri sostenevano che la nostra proposta non poteva essere accolta, si siano resi conto che, come Civica Trentina ha sempre sostenuto, la legge vigente non consente esclusioni in corso d’anno dei bambini “conformi” e in ogni caso, certamente non le impone.
Forse un po’ alla volta il buon senso comincia a farsi larga anche nel centrosinistra. O forse l’imminente appuntamento elettorale ha consigliato di valutare la situazione con la necessaria serenità (e competenza).
Certo è che se la nostra proposta fossa stata accolta lo scorso mese di settembre, si sarebbero evitate tensioni, preoccupazioni e dannose contrapposizioni.
Meglio tardi che mai, comunque.

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Il centrosinistra italiano esulta per i brillanti risultati raggiunti in campo economico: i conti sono in ordine e la crescita economia impetuosa. In realtà in questi anni il debito pubblico è continuato a crescere senza sosta. E, soprattutto, l’Italia è il Paese europeo che cresce meno, dentro e fuori l’area Euro (vedi tabella e vedi articolo).
L’Italia quindi cresce al crescere dell’intera economia europea (e ci mancherebbe altro!), ma cresce meno di tutti. Eppure per Renzi e Gentiloni, supportati dalla consueta grancassa dei media mainstream, quelli ottenuti dal centrosinistra sarebbero risultati eccezionali.
Non diversamente da quello italiano, anche il centrosinistra trentino si gloria per i risultati ottenuti. Rossi e compagni, forti di una crescita del PIl stimata nell’1,6%, superiore di ben 0,1 punti percentuali a quella italiana, esultano.
E, si badi bene, quella di cui stiamo parlando è la crescita media italiana, comprensiva cioè anche dei territori che, per usare un eufemismo, notoriamente non brillano per dinamismo economico.
La realtà è che il Trentino è ormai da tempo omologato anche sotto il profilo economico con la situazione italiana. Mentre l’Alto Adige Südtirol negli ultimi 15 anni ha messo il turbo, scavando un solco ormai incolmabile, la nostra Provincia si è progressivamente omologata alla crescita media italiana. Cosa ci sia da esultare lo sanno soltanto loro!
Di seguito un intervento sul tema del consigliere Borga recentemente pubblicato dal quotidiano Adige.

 

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La scorsa settimana è stata discussa in Consiglio provinciale l’ interrogazione a risposta immediata di Civica Trentina, firmatario il consigliere Rodolfo Borga, con cui abbiamo chiesto chiarimenti circa l’approvazione ad opera del Ministero della Salute delle tariffe che consentiranno ai pazienti di accedere alle cure erogate dal centro di protonterapia di Trento a costi accessibili.
Rammentiamo che il centro è costato 104 milioni e che la copertura degli ingenti costi di gestione (ben oltre i 10 milioni di euro) richiede un numero di pazienti annuo pari a circa 700. Il costo delle cure è però assai elevato (fino a 35.000 euro), cosicché l’inserimento delle medesime nel Livelli essenziali d’assistenza (LEA) risulta essere il presupposto necessario per poter coprire gli ingenti costi di gestione.
Nel dicembre 2013 è stata soppressa l’Agenza per la protonterapia ed il centro è passato sotto la gestione dell’Azienda sanitaria. Da allora è stato un susseguirsi di annunci, ampiamente supportati dalla consueta propaganda di regime, che nell’interrogazione a risposta immediata sopra citata abbiamo soltanto parzialmente riportato. Nonostante i proclami, ad oggi, passati più di tre anni, le tariffe non sono state ancora approvate, cosicché il centro risulta essere ancora ampiamente sottoutilizzato. Recentemente la Giunta provinciale ha addirittura previsto una spesa di ben 270.000 euro per far un po’ di pubblicità alla protonterapia trentina (link). Se va avanti così proveranno con le televendite!
Al link1  potete leggere un po’ di ulteriore rassegna stampa sul tema: annunci, propaganda e fatti zero!
Ed ora i fatti. L’assessore Zeni nel rispondere all’interrogazione, dopo aver scaricato ogni responsabilità sul Ministro Lorenzin, chiarisce che i pazienti curati sono stati 83 nel 2015, 139 nel 2016 e 168 nel 2017, a fronte di costi pari a circa 13 milioni all’anno. Altro che 700 pazienti all’anno. Ma vi è di più! Il 21 maggio 2014 il consigliere Borga aveva presentato un’altra interrogazione a risposta immediata avente analogo oggetto, con cui chiedevamo, tra l’altro, chiarimenti circa modalità e tempi con cui la Giunta provinciale aveva richiesto al Ministero l’inserimento delle cure fornite dal centro nei LEA nazionali. In esito alla risposta dell’allora assessore Borgonovo Re abbiamo reperito il primo documento  con cui la Giunta provinciale ha chiesto un incontro al Ministro per trattare la questione .
Orbene, come si vede, la lettera data 22 maggio 2014. Essa è stata quindi scritta (evidentemente in tutta fretta) soltanto il giorno successivo a quello in cui il consigliere Borga ha depositato la sua interrogazione: prima di allora la Giunta provinciale manco aveva pensato a richiedere un incontro al Ministro, pur sapendo che senza i Lea e le relative tariffe il centro avrebbe avuto costi insostenibili!
Un bell’esempio di capacità lungimiranza e professionalità; o, se preferite, uno scandalo. La decisione di realizzare il centro di protonterapia è stata il frutto di un’epoca in cui in Trentino si pensava di poter fare tutto, forti di risorse che sembravano non avere fine. Come che sia, ora il centro c’è e bisogna farlo funzionare al meglio. E quanto fatto fino ad ora dalla Giunta, al di là della vuota propaganda, buona soltanto a prendere per il naso i cittadini, con il meglio ha francamente poco a che fare. Nel concludere riteniamo doveroso sottolineare l’ottimo lavoro fatto dal prof. Renzo Leonardi, che ha curato la realizzazione del centro, rispettando tempi e costi previsti. Se la Giunta avesse deciso di avvalersi della sua collaborazione anche in seguito, ora forse non saremmo in queste condizioni.

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Nel commentare la legge finanziaria 2018 la grancassa propagandistica a disposizione della Giunta provinciale ha enfatizzato il dato relativo all’aumento del PIL provinciale, indicato per l’anno 2017 nella percentuale del 1,6%.
Ripresa ormai consolidata e Trentino che ha messo il turbo. Ma le cose stanno proprio così? Cominciamo con il dire che i dati che di seguito verranno esposti non vanno considerati in senso assoluto. Le percentuali di crescita del PIL vanno, infatti, valutate con riguardo alla situazione di partenza. In buona sostanza, se una realtà territoriale segna un aumento del 2% del PIL, crescerà ovviamente di più di un’altra che aumenta invece dell’1%. Se però la situazione della prima è in assoluto peggiore, il maggior benessere si troverà nella seconda, che pure cresce di meno. Questa premessa per chiarire che nel valutare la situazione trentina si deve tener conto che la “base di partenza” della nostra Provincia è fortunatamente superiore a quella italiana.
Fortunatamente perché da tempo la nostra crescita, tanto propagandata, non è affatto positiva. Per questo soltanto una smaccata propaganda di regime può elogiare i risultati del centrosinistra che ci governa da lungo (troppo) tempo. Già nel 2014 il Presidente Rossi, da poco insediato, tenne a precisare che in Trentino “nel periodo 1999-2007 si è registrato un aumento complessivo in termini reali del Pil pro capite dello 0,7%, contro il 7,4% nel Nord-est e l’8,4% nell’intero Paese”, mentre “dal 1999 al 2012 il Pil pro capite in termini reali è sceso del 9,4, mentre quello nazionale dell’1,6% e la contrazione nel Nord-est è stata di circa il 3,6%”, cosicché, chiosava Rossi, “le analisi macroeconomiche ci dicono che il Trentino ha difficoltà a crescere, pur partendo da un livello alto di benessere, e la comparazione con i territori limitrofi o di potenziale simile ci vede in fondo alla classifica” (leggi relazione al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2015).
Il tutto mentre il vicino Alto Adige Südtirol in un paio di lustri ha goduto di una crescita che ha segnato un solco sempre più profondo tra due realtà che pure così diverse non sono (vedi). Ciò premesso, veniamo agli ultimi dati, di cui tanto la Giunta provinciale si è vantata. Come detto, la crescita del Pil trentino per il 2017 è stimata nell’1,6%. Ed un tanto è bastato per far suonare la grancassa. Lasciando perdere la realtà altoatesina per non infierire, veniamo a quella italiana. Italiana, perché il riferimento non è neppure alle Regioni produttive del Nord, ma alla media italiana. Orbene, mentre il Pil trentino è stimato in crescita del 1,6%, la stima di quello italiano è pari all’1,5%. Quindi un solo decimale in più rispetto ad una media che comprende realtà non propriamente note per il loro dinamismo economico dovrebbe farci esultare. A noi non pare proprio. Anche perché questo dato non fa che confermare un trend che appare ormai consolidato: il Trentino, non soltanto è ormai lontano anni luce dal Sudtirolo, ma fatica anche a tenere il passo delle realtà regionali più dinamiche, essendosi ormai quasi omologato alla media italiana. La circostanza è ancor più preoccupante se si considera che per il prossimo triennio si prevede un rallentamento della già stentata crescita italiana  e conseguentemente di quella trentina (leggi documento di economia e finanza provinciale 2017).
Se poi pensiamo che la crescita italiana è la più bassa di tutta l’Unione Europea, dentro e fuori l’area Euro (vedi tabella     e      leggi articolo)  , il quadro è completo. Cosa ci sia da esultare a fronte di tali dati risulta francamente difficile comprendere. Al contrario crediamo che la situazione evidenziata dagli elementi sopra riportati renda ancora più evidente la necessità di una svolta. Il Trentino non può continuare a vivere di rendita, erodendo un po’ alla volta quel livello di benessere che abbiamo ereditato e di cui fortunatamente tutt’ora godiamo.