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Questa mattina in Consiglio regionale si è consumata l’ennesima farsa di cui si è reso protagonista un centrosinistra ormai politicamente in stato comatoso. Dopo due anni di lavoro, anche grazie al senso di responsabilità mostrato dalle minoranze che hanno agevolato il percorso del disegno di legge, oggi la maggioranza non è stata in grado di portare in aula i 36 consiglieri necessari per l’approvazione del Codice degli enti locali.
Ed ancora una volta soltanto il senso di responsabilità di larga parte delle minoranze ha permesso l’approvazione di un testo cui gli uffici hanno lavorato per un paio d’anni. Una maggioranza irresponsabile ha mostrato una volta di più quale sia l’attenzione riservata nei fatti per i nostri enti locali.
Un testo unico atteso da anni, che per essere approvato ha dovuto contare sui voti della minoranza. Politicamente parlando una vergogna. 

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In data odierna in Consiglio regionale è abortito, a fronte dell’ostruzionismo promosso da Civica Trentina e sostenuto dagli altri gruppi di minoranza trentini, il tentativo di facilitare i processi di aggregazione o incorporazione dei Comuni trentini, che potrebbero così fondersi prescindendo dalla volontà dei cittadini del Comune aggregante. Le ragioni della nostra opposizione, che ha comportato il ritiro degli emendamenti presentati dal collega Ossana, sono molteplici e riguardano sia il metodo, che il merito dell’iniziativa. Quanto al primo aspetto riteniamo che le iniziative legislative che incidono sull’assetto istituzionale della nostra Provincia non possono essere avviate per rispondere a singole, per quanto legittime, esigenze, approfittando del passaggio in aula di disegni di legge aventi contenuto affatto diverso, ma debbono necessariamente seguire il normale percorso previsto per ogni disegno di legge. Quanto al merito, siamo fortemente contrari ad ogni limitazione del diritto dei cittadini ad esprimersi sulle scelte, di regola irreversibili, che riguardano l’esistenza dei Comuni. La soppressione di un Comune non è scelta che possa essere assunta sull’onda della moda che sembra ora imperare nella politica trentina, ma deve essere il frutto di valutazioni adeguatamente ponderate. Non siamo contrari, ovviamente, ai processi di fusione che siano realmente voluti dai cittadini. Non condividiamo affatto, invece, le evidenti forzature che vengono poste in essere, manifestazione di un giudizio di disvalore nei confronti delle autonomie comunali, che nel breve volgere di qualche anno sono passate dall’essere portate in palmo di mano come esempio più autentico della capacità di autogoverno dei Trentini, ad essere considerate come un centro di spese, inefficienze e sprechi da eliminare ad ogni costo.

Rodolfo Borga

Civica Trentina