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fusioni comuni

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Una delle presunte riforme di cui il centrosinistra si vanta è quella istituzionale. Per Rossi e Daldoss il solo fatto di aver ridotto il numero dei Comuni, ricorrendo a contributi per chi si adegua ed a penalizzazione per le comunità che hanno voluto conservare la loro identità, sarebbe un risultato eccezionale.Che, a sentir loro, l’Italia intera c’invidierebbe.
Le cose, come spesso capita, sono però assai diverse. Civica Trentina ha da lungo tempo evidenziato le contraddizioni di questa pretesa riforma. Che in realtà da non ha prodotto alcun risparmio, dall’altro ha creato alle amministrazioni comunali (e di riflesso ai cittadini) non pochi problemi gestionali.
Per ogni euro risparmiato con la soppressione delle indennità spettanti agli amministratori scomparsi assieme ai loro Comuni, ne sono stati spesi dieci in contributi per investimenti e spese correnti.
Le sole riduzioni di spesa sono state determinate dal blocco del turn over, che ha notevolmente ridotto i numero dei dipendenti. Blocco del turn over che nulla ha a che vedere con la riforma e che ha interessato tutti i Comuni trentini, a prescindere dalle fusioni e dalle gestioni associate. Sotto i link ad  alcuni degli interventi di Civica Trentina sull’argomento. E di seguito una breve intervista al Corriere del Trentino del nostro capogruppo Borga.

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/fusioni-supposti-risparmi-al-la-della-propaganda/

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/lasciamo-vivere-piccoli-comuni-fermiamo-tecnocrati/

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/borga-fusioni-scelta-estorta/

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/risparmi-dalle-fusioni-realta-maggiori-costi-superiori-oltre-10-volte/

 

 

 

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Riunione a Trento di un gruppo di amministratori locali contrari alle fusioni sponsorizzate da Trento.

Presente, unico consigliere ad essere invitato, il nostro Capogruppo Rodolfo Borga, da tempo impegnato sia nelle aule consigliari che sul territorio, a contrastare gli effetti distorsivi della riforma Daldoss. Anche questa settimana il nostro Capogruppo, invitato dalle Amministrazioni comunali di Terzolas e Rumo, parteciperà a due dibattiti pubblici sul tema delle fusioni.

Non polemiche, ma impegno, studio ed attenzione alle esigenze dei nostri territori.

 

conferenza fusioni

 

 

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Nella seduta di mercoledì 11 maggio il Consiglio provinciale ha approvato il disegno di legge in materia di caccia presentato da Civica Trentina, primo firmatario il consigliere Rodolfo Borga.

E’ stata così finalmente definita una questione annosa, fino ad ora sottovalutata, concernente le possibili conseguenze sull’esercizio della caccia (art. 23 L.P. n. 24/1991) dei processi di fusione dei Comuni.

In sintesi, la nuova legge ha precisato che in ipotesi di fusione dei Comuni nulla cambia per quanto concerne l’esercizio della caccia, introducendo l’espresso ed esclusivo riferimento all’ambito “territoriale della riserva”, che, come detto, esclude alla radice ogni possibilità d’equivoco.

Nell’esprimere la soddisfazione per il risultato raggiunto, non possiamo però non censurare il comportamento di chi, prima ha negato l’esistenza del problema, poi, una volta depositato dal sottoscritto il disegno di legge, ha cercato di porlo nel nulla, quindi, constatato il fallimento dell’operazione, ha, immaginiamo obtorto collo, dovuto prendere atto che qualcuno le cose le ha fatte, anziché limitarsi a prometterle.

Atteggiamento che in fine dei conti non stupisce quando origina dal mondo della politica, ma che invece non può non destare stupore quando proviene da chi riveste ruoli istituzionali, che dovrebbero imporre maggior cautela e, soprattutto, l’attenzione più che ad interessi di natura politica, alle esigenze degli associati che si rappresentano.

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Recentemente ho partecipato, unitamente al sindaco di Lona Lases, ad un incontro pubblico organizzato a Samone avente ad oggetto il tema delle fusioni.

Come mi è capitato in altre occasioni, sono stato invitato per esporre la mia opinione sulle modalità con cui in Trentino viene gestito un passaggio così importante per molte nostre comunità locali.

Non tanto per sostenere aprioristicamente le ragioni del no (che, al pari di quelle del sì, ritengo vadano valutate caso per caso), quanto piuttosto per sentire una campana diversa da quella corrente, che suona senza sosta, con dovizia di mezzi e di risorse (anche pubbliche) a favore delle fusioni, additando, nel migliore dei casi, come relitti del passato coloro che osano sollevare qualche perplessità, evidenziare qualche contraddizione, diffondere qualche dato che non collima esattamente con il pensiero unico che anche in questo caso caratterizza purtroppo il panorama politico (e non solo) trentino.

Nella serata ho trovato una comunità giustamente preoccupata per il proprio futuro, rappresentata dai molti cittadini presenti, che non hanno lesinato interventi appassionati a favore delle rispettive posizioni.

Una bella serata, insomma, che mi pare abbia testimoniato, pur nella legittima diversità delle opinioni, un lodevole attaccamento per il proprio paese in un momento in cui il sentire comunitario, autentica ricchezza per le nostre piccole comunità, è merce purtroppo sempre più rara.

Poi domenica si è votato ed i no hanno prevalso, con i contrari alla fusione che pare abbiano manifestato la loro soddisfazione ricorrendo “addirittura” a fuochi d’artificio.

Hanno esultato al punto da meritarsi la risentita censura di politici che rivestono ruoli istituzionali anche di una certa importanza, evidentemente stizziti per un esito che non ha risposto alle (loro) attese.

Nonostante la massiccia opera di convinzione organizzata a Trento ed il coro quasi unanime a favore delle fusioni, a Samone hanno detto no e a qualcuno dev’essere saltata la mosca al naso.

Sopra parlavo di pensiero unico, facendo riferimento alla sproporzione delle risorse in campo.

Credo che anche le reazioni sopra le righe di qualche casereccio Monsignor Della Casa ne siano testimonianza, se neppure gioire per l’esito di un passaggio fondamentale per la propria comunità è più consentito.

Insomma, la volontà popolare prima di tutto, ma soltanto quando è conforme al pensiero unico.

Rodolfo Borga

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Ottima riuscita della serata organizzata a Malé da Civica Trentina. Pubblico numeroso ed attento, relazioni interessanti e tanti anche gli interventi che hanno portato a chiudere la serata oltre le ore 11,00. Avanti così, che siamo sulla strada giusta per crescere sul territorio, nei contenuti ed in credibilità.

Ed un sentito grazie ai relatori: all’assessore Carlo Daldoss, che ha accettato di confrontarsi con posizioni diverse rispetto alla sua, al professor Geremia Gios, con cui a breve avremo modo di collaborare nuovamente ed al nostro Michele Bertolini, giovane e preparato Vicensindaco di Vermiglio. Alla prossima.

Di seguito il link all’articolo del quotidiano Trentino del 31 gennaio 2016 che riprende la serata:

Trentino 31 gennaio 2016

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Apprendiamo dalla stampa che, ferma la competenza regionale in materia, è intenzione della Giunta provinciale fornire sostegno politico alle richieste dei Sindaci che, al fine di sottrarre i loro Comuni all’obbligo delle gestioni associate, intendono avviare entro il prossimo 10 novembre un processo di fusione, lasciando la possibilità di scegliere il momento in cui far decorrere l’operatività della fusione.

A quanto è dato comprendere i Sindaci che avviano (ovviamente con il consenso dei rispettivi Consigli comunali) il processo di fusione entro il termine sopra indicato, potrebbero scegliere se restare in carica sino al 2020, ovvero se chiudere anticipatamente la loro esperienza amministrativa (e con essa i loro Comuni) conformemente a quanto prevede la normativa vigente.

La finalità di tale singolare iniziativa è con tutta evidenza quella d’incentivare ulteriormente le fusioni, in sintonia con quanto la normativa prevede in tema d’incentivi economici e di gestioni associate, cui i Comuni fondendosi possono sottrarsi.

Senza entrare nel merito in questa sede della strategia della Giunta provinciale, che è con tutta evidenza finalizzata, anziché a migliorare l’efficienza dei servizi forniti dagli enti locali ed a ridurre il costo degli stessi (in caso contrario non s’incentiverebbero fusioni che danno vita a Comuni di poche centinaia di abitanti, consentendo loro di sottrarsi all’obbligo della gestione associata, né ci s’inventerebbero fusioni “differite” nel tempo), a permettere di esibire all’opinione pubblica lo scalpo di qualche altro Comune, ci si chiede quale sia il fondamento giuridico di tale iniziativa, atteso che, a modesto avviso dell’interrogante, la normativa vigente non per consentire fusioni fatte “ora per allora”.

Tale possibilità è in verità prevista dal protocollo sottoscritto lo scorso mese di settembre da Giunta provinciale e Consiglio delle autonomie locali (punto A).

La circostanza non pare però assumere rilevanza giuridica in assenza di una previsione in tale senso contenuta nella legislazione vigente.

Inoltre, ci si chiede come sia possibile, in pendenza del termine per la fusione differita, quando cioè tutti i Comuni che dovrebbero fondersi (tra uno, due o anche tre anni), riconoscere a tali Comuni, non soltanto la possibilità di sottrarsi all’obbligo della gestione associata, ma anche le agevolazioni finanziarie previste dalla legge per le ipotesi di fusione.

Come, infatti, è possibile che Comuni che sono ancora in vita, e magari lo saranno per anni, possano godere dei finanziamenti che la legge riconosce ai Comuni frutto di una fusione?

Creando peraltro un’evidente diversità di trattamento tra Comuni che sono sottratti all’obbligo di gestione associata e Comuni che non soltanto a tale obbligo sono soggetti, ma che non godono neppure di alcuna agevolazione finanziaria.

In definitiva, a prescindere dalle opinioni che si possono avere sulla politica della Giunta in materia di enti locali, ciò che più fa specie è la pretesa di operare forzando la normativa vigente, fino al punto da (a giudizio dell’interrogante) violarne la ratio pur di raggiungere i risultati voluti.

Come peraltro, per restare in materia di fusioni, la Giunta intendeva fare ritenendo ammissibile la ripetizione di un referendum in un Comune in cui la fusione era stata bocciata dalla popolazione.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

 

interroga il Presidente Giunta regionale al fine di sapere

 a) quale norma legislativa legittima la “fusione differita” dei Comuni di cui in premessa;

b) qualora una tale norma non esista, come sia possibile che il protocollo citato in premessa possa differire nel tempo gli effetti di una fusione;

c) come sia possibile che a Comuni che hanno operato la “fusione differita”, e che pertanto, in attesa dell’operatività della fusione, ancora esistono per qualche anno, possano essere riconosciute le agevolazioni finanziarie previste per le ipotesi di fusione, che ovviamente sono destinate ai nuovi Comuni frutto della fusione.

 

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

cons. Rodolfo Borga