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giunta provinciale

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Dopo anni che hanno visto un crollo verticale delle risorse per gli investimenti, la Giunta provinciale sembra scoprire improbabili tesoretti fino ad ora gelosamente custoditi chissà dove.
E, more solito, la propaganda parte lancia in resta. Confidando che i Trentini abbocchino un’altra volta. Miracoli delle elezioni.
Dunque, ci sarebbero gare in corso per ben 836 milioni di euro. Se però uno si prende la briga di andare a leggere l’articolo, e la tabellina delle quindici gare “più ricche”, non pare proprio che le cose stiano così.
Pronte per la stipula del contratto sono gare per 147 milioni (il 17%). Quelle in corso ammontano a 124 milioni (il 15%). Quelle non ancora in corso valgono 118 milioni (il 14%).
Ma vi è di più! 119 milioni riguardano servizi e forniture (14%) e, soprattutto, nel fantasmagorico conteggio sono comprese opere come la Loppio-Busa (gara peraltro vinta dalla sola concorrente un’impresa di Benevento) e la circonvallazione di Cles, di cui si parla da lustri, che da sole sommano 120 milioni.
Propaganda allo stato puro, finalizzata a gettare un po’ di fumo negli occhi, nell’imminenza delle elezioni provinciali.
P.S. Tra le gare in corso non hanno avuto il coraggio d’inserire anche quella per il NOT, azzerata dal Giudice amministrativo a causa del marchiano errore a suo tempo commesso dalla Giunta provinciale. Fatto trenta, avrebbero potuto fare trentuno.

 

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Un centrosinistra alle prese con un continuo calo di consensi, non sapendo più a quale santo votarsi, si è inventato, seguendo il solo tracciato dai cultori del politicamente corretto a livello planetario, la favola delle fake news.
La colpa delle ripetute sconfitte subite e della crescente insofferenza che popolo e ceto medio manifestano non appena è concesso loro di votare, non sarebbe nelle fallimentari politiche proposte ed attuate dal Renzi di turno, ma nelle bugie che un complotto ordito a livello mondiale diffonderebbe a piene mani sul web.
Da qui la necessità d’intervenire con leggi draconiane per mettere il bavaglio a chi osa dissentire dal pensiero unico globale e dal verbo diffuso senza sosta dai media mainstream.
Al complotto globale ordito in danno della verità e dei suoi illuminati detentori non crediamo. E, per dirla tutta, riteniamo a dir poco pericoloso il tentativo di mettere il bavaglio a chi non si adegua. Specie quando non è chiaro – o, forse, lo è fin troppo – chi dovrebbe svolgere il ruolo omnicomprensivo di detentore della verità, censore e giudice di ciò che è vero e di ciò che non lo è, di ciò che può essere detto o scritto e di ciò che invece deve essere oscurato: in ultima analisi di chi può parlare e di chi invece e condannato al silenzio a suon di salate sanzioni.
Ciò premesso, visto che la questione va di moda, abbiamo pensato di dar vita ad un’apposita rubrica dedicata alle fake news che la Giunta provinciale è solita diffondere. Cominciamo dalla legge finanziaria recentemente approvata.
Nella sintetica relazione al bilancio 2018-2020 prodotta dalla Giunta si legge: “complessivamente lo stock di risorse disponibili per la realizzazione di opere pubbliche risulta pari a circa 1.250 milioni di euro”. Una bella sommetta, non c’è che dire. E, soprattutto, una bella notizia per le nostre imprese, da anni alle prese con un drastico calo delle risorse pubbliche destiate agli investimenti. Ed infatti essa è stata puntualmente ripresa da tutti i media locali, giornali e televisioni (Rai compresa). Peccato che la notiziona sia una bufala!
Insospettiti dal grafico che precedeva la perentoria affermazioni, abbiamo chiesto alcuni chiarimenti agli uffici competenti, il cui esito è il seguente. Per il triennio 2018/2020 (non per il solo 2018) sono stanziati 363 milioni, di cui però soltanto 276 sono risorse disponibili, in quanto non già vincolate. Per gli anni definiti “successivi” (che vanno in alcuni casi fino al 2030 ed oltre!) ci sono 442 milioni, di cui soltanto 173 sono risorse disponibili, in quanto non vincolate. Concorderete che come bufala non è male. In luogo di generici 1.250 milioni, i milioni realmente disponibili, in quanto non già vincolati sono 449: non però l’anno prossimo o nel triennio, ma dal 2018 al 2030 ed oltre”!
E, come se non bastasse, tali risorse non sono destinate esclusivamente ad opere pubbliche, ma anche ad acquisti di beni (è il caso dei nuovi autobus). Che questa improvvisa disponibilità di significative risorse fosse una bufala, lo si poteva peraltro dedurre dai dati che la stessa Giunta aveva presentato con il DEFP 2017 (vedi sotto). Ma a quanto pare l’importante è fare propaganda e raccontare un po’ di balle. Tanto poi, come noto, i populisti ed i demagoghi sono gli altri.

 

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La sostanziale impunità di cui godono questi perdigiorno è il frutto della tolleranza – per non dire protezione – di cui continuano a godere. Civica Trentina da anni sollecita un radicale cambio di rotta. A partire dalla risoluzione del contratto di comodato con cui la Provincia ha concesso gratuitamente al Centro sociale un immobile in Piedicastello.
Di seguito pubblichiamo l’ultima interrogazione presentata. A breve torneremo a sollevare la questione in occasione della discussione della legge di bilancio. Non abbiamo, infatti, alcuna intenzione di lasciar perdere.

Al Presidente del
Consiglio Provinciale
Bruno DORIGATTI
INTERROGAZIONE n.

Centro Sociale Bruno ed anarchici

L’intollerabile tolleranza della politica inevitabilmente produce i suoi frutti

 
A più riprese il sottoscritto consigliere si è occupato delle azioni del gruppo di anarchici che impunito spadroneggia da tempo in Trentino e del c.d. Centro Sociale Bruno, che da anni utilizza un ampio immobile in Piedicastello, che la munifica (con il denaro dei contribuenti) Giunta provinciale, per il tramite di Patrimonio del Trentino, gli ha concesso gratuitamente.
Nei numerosi atti ispettivi presentati abbiamo denunciato il clima d’intollerabile tolleranza di cui costoro godono da parte della politica locale, che puntualmente chiude entrambi gli occhi di fronte ai comportamenti violenti ed illegali dei nostrani rivoluzionari da salotto; quelli che il Questore nel dicembre 2015 ha qualificato come di seguito: “personaggi nati, cresciuti e tollerati in questa realtà, molti sono anche figli della “Trento bene”, con una presunzione d’impunità”.
A solo titolo d’esempio, per quanto concerne gli anarchici, rammento che con interrogazione n. 4350/XV dello scorso 11 aprile, dopo aver riportato le denunce di Questore e Commissario del Governo circa il clima di tolleranza che di fatto copre l’operato degli anarchici trentini, chiedevo se la Giunta fosse a conoscenza che gli anarchici (fatto noto a tutti) hanno da tempo occupato illecitamente una sala all’interno della Facoltà di Sociologia, di cui hanno fatto la loro sede (la sede cui nel gennaio 2016 l’allora Commissario del Governo ha fatto riferimento nel suo discorso di commiato), e se avesse contattato il Rettore (pur egli, a  quanto è dato sapere, silente) per sollecitare il ripristino della legalità nell’Ateneo.
Assai significativo il fatto che la Giunta non abbia trovato ancora il tempo di rispondere, dopo aver richiesto una proroga ai termini prescritti dal Regolamento, considerata la “complessità della questione”.
Quanto al Centro Sociale in comodato gratuito, a più riprese abbiamo evidenziato le ragioni per cui la Giunta provinciale dovrebbe (non potrebbe) recedere dal contratto ai sensi degli artt. 2 e 3 del medesimo.
Ma anche in tal caso la Giunta neppure riscontra le interrogazioni (da ultimo quella n. 4348/XV).
Ciò premesso, veniamo ai fatti di sabato 21 ottobre scorso quando alcuni appartenenti al Centro Sociale Bruno prima, ed un gruppetto di anarchici dopo, hanno assalito un gazebo del movimento Forza Nuova, devastandolo e provocando lesioni ad alcune persone presenti (militanti ed agenti di Polizia).
L’aggressione ha condotto ad alcuni arresti tra gli aggressori.
La reazione dei responsabili degli atti di violenza non si è fatta attendere.
Prima una manifestazione (va da sé non autorizzata) avanti il Tribunale di Trento e poi, la notte della domenica, una nuova iniziativa culminata con il lancio di pietre e fumogeni avanti la Questura ed il carcere e con alcuni atti di vandalismo in Corso 3 Novembre.
Sul sito del Centro Sociale in comodato è stato pubblicato uno sproloquio, infarcito dei consueti luoghi comuni (cfr. allegato), con cui i comodatari a spese del contribuente trentino hanno rivendicato e giustificato l’aggressione, chiedendo l’immediata liberazione dei due compagni arrestati.
I giornali hanno riportato le dure dichiarazioni del Questore, che ancora una volta ha parlato di tolleranza e permessivismo, ricollegati – in modo neppure tanto velato, laddove ha fatto riferimento a “persone piuttosto in vista” – alla condizione di “figli di papà” di cui aveva parlato il suo predecessore.
Dopo quanto è accaduto, riteniamo che la Giunta non possa perseverare nella tolleranza sino ad ora manifestata, che di fatto si traduce in un tacito sostegno a questi inaccettabili comportamenti.
Non conosciamo le ragioni per cui la Giunta provinciale abbia ritenuto fino ad ora d’ignorare bellamente quanto sta accadendo.
Per parte nostra, insistiamo nel richiedere che il Governo si attivi al fine di ottenere il ripristino della legalità: la tolleranza di cui hanno fino ad ora goduto questo manipoli di violenti deve cessare.
Segnatamente chiediamo che la Giunta dia disposizioni a Patrimonio del Trentino spa affinché, avvalendosi degli art. 2 e 3 del contratto di comodato, la società risolva il contratto o in subordine dallo stesso receda; destinando magari l’immobile concesso gratuitamente al Centro Sociale Bruno a scopi di ben maggiore interesse pubblico per la comunità di Trento.
Chiediamo altresì che la Giunta manifesti al Rettore, competente ad intervenire, l’opportunità che l’Università si attivi al fine di ripristinare la legalità, ponendo fine all’occupazione dell’aula situata nella facoltà di Sociologia, di cui gli anarchici locali hanno fatto la loro sede.
Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere
interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere
se la Giunta intende, anche alla luce delle violenze di cui sono resi responsabili sabato scorso alcuni anarchici ed appartenenti al Centro Sociale Bruno:
  1.  dare disposizioni a Patrimonio del Trentino spa affinché risolva il contratto stipulato con l’Associazione Commons o comunque receda dallo stesso;
  2.  manifestare al Rettore l’opportunità che l’Università si attivi al fine sgomberare l’aula della Facoltà di Sociologia illegalmente occupata dagli anarchici.
A norma di regolamento si richiede risposta scritta.
cons. Rodolfo Borga

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Nella seduta del 16 settembre 2014 il Consiglio provinciale ha approvato con un solo voto di astensione la risoluzione n. 1 con cui ha impegnato la Giunta provinciale a:

a) procedere alla formulazione di un progetto complessivo di riorganizzazione della rete ospedaliera della provincia di Trento;

b) informare preventivamente il Consiglio provinciale sul progetto di rete ospedaliera provinciale da cui scaturiranno le scelte attuative di competenza della Giunta provinciale e a promuovere il relativo dibattito consiliare;

c) prevedere che l’oggettivo miglioramento della qualità delle prestazioni diagnostiche della mammografia attraverso l’adozione di nuove apparecchiature sia realizzato anche attraverso l’adozione di idonee misure organizzative e relative risorse, che pongano l’obiettivo di garantire capillarità del servizio al fine di limitare gli spostamenti delle utenti interessate e mantenere e aumentare le percentuali di adesione ai programmi di screening.

In estrema sintesi l’atto consigliare ha impegnato la Giunta, ferme restando ovviamente le competenze dell’esecutivo, a coinvolgere il Consiglio nella redazione di un progetto di riforma della rete ospedaliera provinciale.

Esso, inoltre, conteneva un particolare riferimento alla questione delle mammografie, allora oggetto di discussione in relazione alla preannunciata intenzione dell’assessorato competente di procedere all’accentramento degli esami presso gli ospedali di Trento e Rovereto.

Successivamente all’approvazione del documento sopra richiamato, prima l’assessorato provvedeva sic et simpliciter all’accentramento delle mammografie a Trento e Rovereto, quindi la Giunta approvava, con il voto contrario degli assessori Gilmozzi e Mellarini, la delibera n. 2114/2014, avente ad oggetto: “Indirizzi per il riordino della rete ospedaliera”.

All’approvazione della delibera giuntale hanno fatto seguito alcuni provvedimento concernenti gli ospedali di Tone, Cavalese e Borgo Valsugana che, oltre a suscitare le reazioni degli amministratori locali, hanno dato origine a numerose prese di posizione di partiti di opposizione e maggioranza, cui il Vicepresidente Olivi, assente l’assessore Borgonovo Re, ha risposto che il progetto di riordino è già stato approvato dalla Giunta e che pertanto non vi è nulla da discutere.

Ciò che in questa sede interessa non sono però i rapporti interni alla Giunta, ma quelli tra esecutivo e Consiglio, il cui ruolo d’indirizzo politico non è stato con tutta evidenza tenuto in alcuna considerazione dall’assessore Borgonovo Re, che ha totalmente disatteso le indicazioni di cui alla risoluzione sopra richiamata.

Ma vi è di più!

Nonostante la delibera della Giunta sopra citata non si occupasse della questione dei punti nascita, che evidentemente era stata rimessa a successive determinazioni, l’assessore Borgonovo Re ha disposto la chiusura dei reparti di Tione (a far tempo da settembre) e di Cavalese (a far tempo da dicembre).

Da quanto sopra la presente proposta di mozione.

 

Quanto sopra premesso,

 

il Consiglio impegna il Presidente della Provincia

 

a procedere ad una sostanziale revisione delle deleghe affidate all’assessore Borgonovo Re.

 

cons. Claudio Civettini

cons. Rodolfo Borga

cons. Claudio Cia

cons. Nerio Giovanazzi

cons. Giacomo Bezzi

cons. Filippo Degasperi

cons. Massimo Fasanelli

cons. Maurizio Fugatti

cons. Marino Simoni

cons. Walter Viola

cons. Gianfranco Zanon

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La bocciatura in occasione della discussione dell’assestamento di bilancio della proposta di Civica Trentina di costituire un fondo di 20 milioni di euro finalizzato a finanziare interventi di ristrutturazione edilizia della prima casa d’abitazione offre lo spunto per una considerazione di carattere generale su quella che sembra essere l’idea di Trentino che muove la Giunta provinciale.

Senza entrare nel merito della proposta, che pure avrebbe comportato indubbi benefici, peraltro in linea con gli obiettivi che la Giunta stessa si è data nel presentare la nuova disciplina urbanistica (risparmio del territorio, recupero dei centri storici, miglioramento, anche a fini di risparmio energetico, del patrimonio edilizio esistente), ciò che più mi preme è ragionare sulle motivazioni della sua bocciatura, che riguardano principalmente l’ulteriore effetto (per me il più importante) che una tale misura avrebbe avuto sull’asfittico tessuto economico trentino. Faccio riferimento all’immissione sul mercato interno in tempi brevi di risorse (in massima parte private) per circa 80 milioni di euro, che sarebbe andate nella quasi totalità alle nostre piccole e micro imprese ed ai professionisti collegati al comparto dell’edilizia, che la crisi hanno subito particolarmente. Ed il tutto a costo quasi zero per il bilancio provinciale, atteso che l’aumento del PIL locale e conseguentemente del gettito fiscale avrebbe compensato l’investimento operato dalla Provincia.

Orbene a fronte di tale prospettiva la risposta negativa è stata supportata da ragionamenti di carattere generale, che sembrano rivelare una visione economica e sociale distante dalla realtà della nostra terra. La Giunta ha infatti bocciato la proposta sostenendo da un lato che le scarse risorse disponibili vanno investite in ricerca ed innovazione, dall’altro che le nostre imprese debbono imparare a crescere ed a competere. Affermazioni che ben poco hanno a che vedere con il merito della misura proposta e che in realtà sono espressione di una preoccupante visone ideologica del Trentino. Ovviamente nulla da eccepire nel merito: chi, infatti, non vorrebbe promuovere, ricerca, innovazione, internazionalizzazione e concorrenza? E non a caso, ad esempio, il fondo da noi proposto non sottraeva un solo euro alle risorse stanziate dall’assestamento per la banda larga.

Semmai, come noto, vi sarebbe da discutere su come nei lustri scorsi in Trentino sono state spese enormi risorse in ricerca, senza significative ricadute sul territorio (sul punto si veda anche la recente relazione della CCIIA di Trento). Il problema è un altro. Chi governa una comunità, se da un lato non deve limitarsi ad amministrare l’esistente, dall’altro non può neppure ignorarne il tessuto economico, culturale e sociale per promuovere, con operazione prettamente ideologica, modelli di sviluppo studiati a tavolino ed imposti a suon di leggi e regolamenti. Ed a mio modesto avviso proprio questo rischia di fare la maggioranza di centrosinistra. Che ci piaccia o meno, il nostro tessuto economico è fatto è fatto per circa il 90% da piccole e micro imprese e da realtà che, anche a prescindere dal dato dimensionale, sono strutturalmente destinate a lavorare per il mercato interno. Bene, dunque, le misure che aiutano le nostre imprese a crescere e ad internazionalizzarsi, ma con la consapevolezza che la nostra realtà economico-sociale non potrà mai essere eguale a quella di altre regioni italiane ed europee e che la pretesa, prettamente illuministica, di piegare la realtà alle proprie idee, ai propri progetti è sovente, come la Storia insegna, foriere di disastri. Un’armoniosa crescita della nostra terra non può prescindere dalla presenza delle piccole imprese, dei professionisti, degli artigiani. E d’altra parte la grave e perdurante crisi ha già prodotto una selezione darwiniana, che ha travolto, unitamente agli imprenditori improvvisati sorti come funghi negli anni del boom dell’edilizia, anche molte imprese serie, che da lustri operavano nostro territorio.

Non si comprende, pertanto, la posizione della Giunta, che sembra essere frutto di un pregiudizio ideologico che poco ha a che vedere con la realtà trentina, che, come dicono tutti gli studi disponibili, non potrà mai fondare la propria economia esclusivamente sull’export e sulla ricerca (la cui importanza ovviamente non si contesta), ma dovrà sempre fare i conti con le realtà economiche di più ridotte dimensioni, che poi sono quelle che alimentano il mercato interno, che da anni costituisce il problema principale del Trentino e dell’Italia.

Un pregiudizio ideologico molto “europeo”, che manifesta appieno una sorta di fastidio per le piccole e micro imprese ed i professionisti, considerati quasi un relitto del passato ed un ostacolo per lo sviluppo economico. Pregiudizio che si manifesta anche in altri settori, quali il credito, dove proprio in questi mesi nel silenzio generale si sta consumando un pesante attacco al credito popolare e cooperativo. Ancora una volta in nome del mercato o, meglio, di una concezione del mercato che poco ha a che vedere con una sana concorrenza e molto, invece, con situazioni di oligopolio. Ed ancora una volta ad essere pesantemente messo in discussione è un modello che è intimamente connesso alla realtà economica e sociale trentina. Spero di sbagliarmi, ma mi pare che, non so quanto consapevolmente, la maggioranza di centrosinistra sia vittima del pregiudizio ideologico sopra descritto. Staremo a vedere.

Rodolfo Borga