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NOT

Torna all’ordine del giorno l’annosa questione del nuovo ospedale. Di seguito un’ intervista del nostro Presidente Rodolfo Borga al Corriere del Trentino, in cui si evidenziano gli errori clamorosi commessi dalla Giunta provinciale, che sono all’origine dell’enorme ritardo accumulati e di tutti i danni che ne sono conseguiti. Civica Trentina segue peraltro da lungo tempo questa sconcertante vicenda. Di seguito alcuni link a precedenti interventi.

 

 

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/not-consiglio-conferma-marchiani-errori-commessi-dalla-giunta-provinciale-prodotto-danni-enormi-ed-irreparabili-rossi-soci-tacciono-paghera-oltre-ai-contr/

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/la-farsa-del-not-gravi-gli-errori-commessi-dalla-provincia-ancor-piu-grave-tentativo-della-giunta-provinciale-scaricare-altri-le-proprie-responsabilita/

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/vicenda-not-il-presidente-rossi-riferisca-in-aula/

 

 

 

 

Continua la farsa del NOT. Perduti quasi dieci anni per le scelte sbagliate della Provincia. In passato Civica Trentina si è occupata a più riprese della questione, condividendo anche la necessità di una commissione d’inchiesta, che la maggioranza ha ovviamente bocciato . Il centrosinistra, quello dei “competenti”, ha nuovamente fallito. Ed i Trentini ne pagano le conseguenze.

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Il 5 ottobre scorso il Consiglio provinciale ha discusso una mozione finalizzata alla costituzione di una commissione d’indagine sulla vicenda del N.O.T. Sotto potete vedere i video dei due interventi del consigliere Borga (discussione generale e  dichiarazione di voto).

Degna di nota la circostanza per cui nessuno dei partiti che sostengono la Giunta ha sentito il dovere (od avuto il coraggio) di prendere la parola per sostenere l’operato della Provincia e spiegare le ragioni della loro contrarietà all’istituzione di una commissione d’indagine su quanto accaduto.

 

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Di seguito l’intervento del consigliere Borga pubblicato da L’Adige, in cui si contestano, carte (cioè sentenze)  alla mano sia gli errori commessi dalla Provincia, che l’inaccettabile atteggiamento della Giunta provinciale e del suo Presidente.
I sedicenti eredi della tradizione amministrativa asburgica, anziché chiedere pubblicamente scusa per i loro errori, giungono fino al punto di mentire spudoratamente nel tentativo di coprire le loro evidenti responsabilità.
Come nella migliore tradizione italica, nessuno è responsabile e nessuno risponde dei propri errori.

 

 

 

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I giudici amministrativi azzerano anche la nuova procedura  per la realizzazione del NOT. Si tenga presente che l’annosa farsa ha origine da una scelta sconsiderata della Provincia, che, pur consapevole dell’esistenza di giurisprudenza contrastante sul punto, ha composto la commissione di gara con modalità che successivamente il Consiglio di Stato ha ritenuto illegittime.

In pratica allora si decise di comporre la commissione in una certa maniera, pur sapendo che parte della giurisprudenza amministrativa riteneva tale composizione illegittima. Da quella scellerata scelta ha avuto origine tutta la tragicomica vicenda, di cui qualcuno crediamo dovrebbe pur rispondere.

Di seguito il comunicato di Civica Trentina.

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Con delibera n. 438 del 25 marzo 2016 la Giunta provinciale ha approvato un atto di indirizzo relativo alla realizzazione dell’ormai mitico NOT, che costituisce il presupposto per la revoca della gara che T.A.R. di Trento e Consiglio di Stato hanno “demolito” con le sentenze n. 30/2014, rispettivamente n. 5057/2014.

Con determinazione n. 37 del 16 giugno 2016 il Dirigente Generale del Dipartimento Infrastrutture e Mobilità ha conseguentemente revocato la determinazione n. 36/2011, con cui si era autorizzata l’indizione della gara, mediante finanza di progetto, per l’affidamento del contratto di costruzione e gestione del NOT, e disposto il ritiro degli atti della gara che non risultino già travolti dai provvedimenti giurisdizionali sopra richiamati.

Nelle premesse della determinazione si fa cenno alle osservazioni pervenute ad opera delle imprese interessate (quelle che avevano partecipato alla gara annullata dal Giudice amministrativo), che sono state più compiutamente esaminate – e quindi rigettate, unitamente alle richieste d’indennizzo – nel documento allegato alla determinazione (relazione del responsabile del procedimento).

Non entro nel merito di questioni che sono di notevole complessità, e che saranno peraltro di certo oggetto delle controversie che gli interessati avvieranno avanti il Giudice amministrativo, dando così luogo al secondo tempo di una tenzone giudiziaria, che vede già, quale che sia il suo esito, il perdente.

Faccio riferimento alla comunità trentina, la quale, a causa dei grossolani errori commessi, si trova ora, dopo anni di ritardi: a) ancora all’anno zero in relazione ad un’opera che avrebbe dovuto essere ultimata nell’anno 2016; b) con la certezza di veder avviare nuove controversie giudiziarie, che potrebbero produrre ulteriori rilevanti ritardi; c) con richieste di risarcimento danni plurimilionarie.

Pur senza, come detto, entrare nel merito delle complesse questioni di carattere legale, non può non rilevarsi come tutta la documentazione sopra richiamata (delibera n. 438/2016, determinazione n. 37/2016 ed allegata relazione del responsabile del procedimento) cerchi in qualche modo di porre in secondo piano la ragione primaria per cui il Giudice amministrativo ha annullato la gara del 2011, sfumando, per così dire, la rilevanza che essa potrebbe avere ai fini dell’accertamento delle responsabilità che potrebbero essere accertate, anche sotto il profilo contabile.

In effetti in tali documenti si dice che il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza gravata (quella del TAR di Trento) “nella parte in cui ha annullato il provvedimento di nomina della Commissione tecnica”, senza spiegare in alcun modo le ragioni di tale annullamento, che, come noto, stanno nell’erronea composizione della commissione, nominata dalla Giunta provinciale con delibera n. 1984 del 21 settembre 2012 (in sintesi la gara è stata annullata in quanto della Commissione tecnica facevano parte anche il Dirigente Generale del Dipartimento Lavoro e Welfare ed il Direttore Generale dell’APSS).

L’interrogante si è già occupato della questione con più interrogazioni (tra le altre, le nn. 45/XV, 307/XV e 2233/XV), con cui si sono chiesti chiarimenti in ordine alle ragioni della scelta operata circa la composizione della commissione ed alle possibili profili di responsabilità di chi aveva assunto tale scelta.

A tal riguardo si rileva come il Presidente Rossi, dopo aver appreso l’esito negativo del giudizio di primo grado, abbia dichiarato alla stampa che la Giunta, informata dai propri advisor legali, sapeva dell’esistenza di una giurisprudenza contrastante sul punto.

Alle interrogazioni sopra richiamate, la Giunta ha risposto ribadendo, nonostante la pronuncia del T.A.R. di Trento (poi confermata dal Consiglio di Stato sul punto) fosse di avviso contrario, la legittimità della scelta operata ed evitando di affrontare il tema delle possibili eventuali responsabilità di chi aveva deciso la composizione della Commissione tecnica.

Poiché ora, trascorso circa un anno e mezzo dalla pronuncia del Consiglio di Stato, la Giunta ha ripreso in mano la questione, optando per la revoca della gara a suo tempo disposta ed aprendo così inevitabilmente la strada alle richieste risarcitorie dei soggetti che alla gara hanno partecipato, pare opportuno tornare in argomento, se non altro per avere finalmente i chiarimenti da tempo richiesti.

E ciò anche in considerazione del fatto che dell’illegittimità della commissione di fatto nei documenti sopra citati non si parla.

Né, soprattutto, si parla delle sue possibili conseguenze, anche con riguardo alle richieste risarcitorie delle imprese cha hanno partecipato ad una gara poi annullata a causa di tale illegittimità.

E ciò anche se alla revoca disposta recentemente non si sarebbe giunti se la gara non fosse stata annullata, essendo riconducibile la ragione principale del caos generato dall’annullamento della gara all’illegittimità composizione della commissione.

Così come non vi è dubbio che la gravità della decisione a suo tempo assunta risulta essere acuita dalla circostanza per cui all’epoca la Provincia già sapeva dell’esistenza di una giurisprudenza contrastante sul punto, cosicché chi ha deciso si è assunto il rischio (poi concretizzatosi) di veder annullare una gara avente ad oggetto un’opera di particolare importanza e valore.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere

 

  1. quali sono le ragioni per cui la Giunta provinciale, pur essendo a conoscenza della possibilità che la composizione della Commissione tecnica di gara potesse essere ritenuta illegittima sulla base della giurisprudenza contrastante esistente sul punto, ha comunque ritenuto di procedere alla sua nomina;
  2.  se si profilano aspetti di responsabilità per coloro che hanno deciso la composizione della Commissione tecnica di gara, pur in presenza di un parere legale che evidenziava correttamente i rischi d’illegittimità del provvedimento;
  3.  se tra gli elementi di valutazione della legittimità della revoca disposta con determinazione n. 37/2016 non si debbano considerare anche le ragioni dell’annullamento della gara ad opera del Giudice amministrativo, con particolare riferimento alla ritenuta illegittima composizione della Commissione tecnica.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

 

cons. Rodolfo Borga

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Pare che la decisione del neo assessore alla sanità Luca Zeni di spostare a Mattarello il NOT sia ormai cosa fatta.

Il tutto senza che una decisione di tale rilevanza, sia per le sue possibili conseguenze, che per la rilevanza del suo oggetto, sia stata in alcun modo approfondita in Consiglio provinciale, né sua stata spiegata nelle sue motivazioni dalla Giunta provinciale.

Di fatto ciò che l’opinione pubblica e gli stessi consiglieri provinciali sanno, lo hanno appreso dalla stampa, cui il Presidente Rossi e l’assessore Zeni hanno rilasciato qualche sintetica dichiarazione sul punto.

Dapprima il Presidente Rossi, a pochi giorni dal cambio dell’assessore competente, ha comunicato l’improvviso cambio di rotta, spiegando che l’area di Mattarello si è resa disponibile dopo la pubblicazione del bando e che, dovendo procedere con una nuova gara, si rendeva opportuna una nuova valutazione, che portava a considerare migliore la soluzione di Mattarello.

Più deciso ancora l’assessore Zeni, che spiegava come la nuova collocazione presentasse soltanto aspetti positivi, quali la maggior ampiezza e la miglior conformazione dell’area, la vicinanza alla sede del nucleo elicotteri, la possibilità di minori costi connessa ad uno “sviluppo più lineare nello spazio dell’ospedale” (presumibilmente il riferimento al venir meno della necessità di edificare volumi interrati, quali il parcheggio, che pare potrebbe essere realizzato all’aperto).

Tutti elementi che per la verità già la Giunta provinciale conosceva quando, nel gennaio 2013, lo Stato rinunciò alla realizzazione delle caserme, dopo che nel luglio dell’anno precedente il TAR di Trento aveva sospeso la procedura in questione, poi annullata con sentenza n. 30 del 31.1.2014 del medesimo Tribunale, che il Consiglio di Stato ha (parzialmente) confermato con sentenza del 13.10.2014.

In altro intervento il Presidente Rossi dichiarava che il cambiamento di rotta sarebbe determinato dal mutamento (al ribasso) dei tassi d’interesse, che non renderebbe più conveniente il ricorso alla finanza di progetto; ma è evidente che la circostanza concerne il metodo di finanziamento e non la localizzazione dell’immobile, che in teoria potrebbe comunque essere costruito al Desert, pur rinunciando la Provincia al ricorso al project financing.

Il presente atto ispettivo non si occupa però del merito della questione, anche perché allo stato ciò che si sa della scelta della Giunta provinciale (o, meglio, delle ragioni che la motivano) è limitato alle scarne notizie riportate dalla stampa.

La questione di cui ci si occupa è invece quella attinente l’ulteriore motivazione che, stando alla stampa, costituirebbe anzi la vera ragione del repentino cambio di rotta operato dalla Giunta provinciale, la quale sarebbe convinta che l’azzeramento di quanto fatto fino ad oggi ed il radicale cambio di prospettiva (inerente collocazione e modalità di finanziamento dell’opera) annullerebbe i rischi di elevate richieste di risarcimento ad opera delle imprese che hanno partecipato al procedimento “azzoppato” dal Giudice amministrativo a causa dell’erronea composizione della commissione tecnica di gara.

Ove così fosse, di fatto una scelta di tale rilevanza sarebbe determinata dalla necessità di ovviare al grave errore a suo tempo commesso dalla Provincia.

In buona sostanza la scelta di come e dove realizzare il NOT – l’ospedale che sarà per decenni il cardine del servizio sanitario trenino – sarebbe determinata di fatto dalla necessità di coprire gli errori commessi dalla Giunta provinciale, più che da considerazioni di carattere tecnico, che comunque in tutti questi anni mai la Provincia ha preso in considerazione.

Peraltro, non pare fuori luogo rilevare come la pronuncia del Giudice amministrativo non abbia annullato la gara, ma il provvedimento di nomina della commissione tecnica ed i provvedimenti conseguenti, cosicché, come scritto in motivazione, “la Provincia può procedere alla rinnovazione della gara a partire dalla fase di presentazione delle offerte”.

E francamente pare un po’ difficile credere che le imprese partecipanti alla procedura (tutte riammesse dal Consiglio di Stato), subiscano passivamente la decisione della Giunta provinciale di cancellare tutto quanto fatto fino ad ora.

Inoltre, come rilevato dal sottoscritto in altro atto ispettivo, è stato lo stesso allora assessore Rossi a dichiarare in occasione della discussione della proposta di mozione n. 576/XIV che “l’annullamento o la revoca della procedura avrebbe comportato un contenzioso giudiziario che esporre la Provincia al rischio di rimborsare danni per circa 30 milioni di euro”.

Certamente all’epoca TAR e Consiglio di Stato non si erano ancora pronunciati (se non sull’istanza, peraltro accolta, di sospensiva) e quindi la situazione era diversa rispetto ad ora.

Peraltro, ad avviso dell’interrogante, non pare fuori luogo considerare che la pronuncia del Consiglio di Stato, non ha comunque fatto tabula rasa della procedura, ma soltanto annullato il provvedimento di nomina della commissione tecnica e gli atti conseguenti della procedura, che può essere rinnovata a partire dalla fase di presentazione delle offerte.

Infine, poiché è evidente a tutti che comunque vada l’errata composizione della commissione tecnica di gara rilevata dal Giudice amministrativo comporterà pesanti conseguenze, vien da chiedersi chi risponderà di quanto accaduto.

E ciò anche alla luce di quanto a suo tempo dichiarato dal Presidente Rossi, il quale ha dichiarato alla stampa che “sapevamo che c’era una giurisprudenza in questo senso (nel senso dell’illegittimità, cioè) e i nostri advisor legali ce l’avevano detto”.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere

 a) se risponde al vero che la motivazione (esclusiva o principale) del preannunciato cambio di opinione circa il luogo di realizzazione del NOT sia determinata dalla convinzione che tale scelta annullerebbe i rischi di pesanti richieste di risarcimento danni ad opera delle imprese partecipanti alla procedura in essere;

b) in ipotesi di risposta negativa, quali siano gli elementi su cui si basa tale convinzione;

c) se si profilano aspetti di responsabilità per coloro che hanno deciso la composizione della commissione tecnica di gara, pur in presenza di un parere che evidenziava i rischi d’illegittimità del provvedimento.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

cons. Rodolfo Borga

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La risalente nel tempo vicenda del NOT, lunga ormai più di tre lustri, si è arricchita di un nuovo capitolo successivamente alla recente sostituzione dell’assessore alla salute e politiche sociali.

Pochi giorni dopo la sua nomina, infatti, l’assessore Zeni ha comunicato che il NOT sarà realizzato a Mattarello (ove dovevano originariamente trovare collocazione le nuove caserme), anziché in via al Desert.

Premesso che, considerata la rilevanza della questione, pare francamente singolare che il Consiglio provinciale debba apprendere dalla stampa il cambio di rotta della Giunta, e senza entrare in questa sede nel merito della decisione, se non altro perché nulla si sa delle motivazioni della Giunta al di là delle stringate dichiarazioni rilasciate da Presidente ed Assessore agli organi d’informazione, pare opportuno conoscere i costi ad oggi sostenuti comunque collegati alla realizzazione del nuovo ospedale, che con ogni probabilità subirà un ulteriore ritardo, da aggiungersi a quello conseguente agli errori commessi dalla Giunta provinciale, che hanno originato la decisione del Giudice amministrativo che ha determinato lo stallo della relativa procedura amministrativa.

Pare poi opportuno che la Giunta faccia chiarezza su alcune questioni che nell’assumere decisione di mutare la collocazione del NOT saranno state certamente attentamente valutate: e cioè costi, tempo di realizzazione e conseguenze giuridiche del definitivo abbandono della procedura in atto.

Ciò anche in considerazione di quanto l’allora assessore Rossi ebbe a dichiarare in occasione della discussione della proposta di mozione n. 576/XIV, primo firmatario il consigliere Filippin, e cioè che “la revoca o l’annullamento della procedura allo stato attuale, in presenza di un soggetto aggiudicatario e di altre tre entità che hanno presentato la propria proposta progettuale e l’offerta, sostenendo quindi dei costi, comporterebbe un contenzioso giudiziario che esporrebbe la parte al rischio di rimborsare i danni per circa 30.000.000,00 di euro”.

Certo ora la situazione è cambiata, essendo intervenuta la nota pronuncia del Giudice amministrativo; ciò non significa però che la procedura avviata possa considerarsi inesistente (per quanto viziata).

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere

 a) a quanto ammontano a far tempo dall’anno 2000 le risorse finanziarie spese od impegnate per la ristrutturazione dell’ospedale Santa Chiara, con indicazione specifica degli interventi effettuati;

b) a quanto ammontano i costi ad oggi sostenuti relativamente alla procedura di realizzazione del NOT (acquisizione di immobili mediante esproprio, compravendita o permuta, consulenze, progettazioni etc…);

c) quando si prevede che il nuovo ospedale, da collocarsi a Mattarello, potrà essere ultimato, tenuto conto dei tempi necessari per varianti urbanistiche, progettazione, appalto e realizzazione;

d) a quanto si prevede ammonti il costo del nuovo ospedale di Mattarello (attrezzature ed arredi compresi);

e) a quanto ammonteranno i costi annui di gestione dei servizi che con il sistema della finanza di progetto si prevedeva fossero sostenuti dal concessionario (quelli, salvo errore, di cui al punto 1.1 del disciplinare di gara);

f) quali siano le conseguenze giuridiche del definitivo abbandono della procedura in atto comporti ed in particolare se tale scelta possa o meno esporre la Provincia al rischio di richieste di risarcimento dei danni da parte dei partecipanti alla medesima, tenuto conto anche del tenore delle dichiarazioni dell’allora assessore Rossi richiamate in premessa.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

cons. Rodolfo Borga

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Nel commentare la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha di fatto azzerato l’appalto del NOT, confermando l’illegittimità della composizione della commissione tecnica, stupefacente è stata la reazione del Presidente Rossi, il quale non ha trovato di meglio che accusare di quanto accaduto i Giudici amministrativi e la legge, che, citiamo testualmente sarebbe “pensata per altre latitudini, dove l’appalto fa pensare a qualcosa di losco”. Esilarante, poi, la dichiarata convinzione per cui “i giudici hanno riconosciuto la bontà dell’operato della Provincia, visto che hanno riammesso tutte le ditte che hanno presentato l’offerta”. Dunque che i giudici avrebbero riconosciuto la bontà dell’operato della Provincia. Possiamo immaginare se il Consiglio di Stato non avesse ritenuto corretto l’operato della Provincia cosa sarebbe accaduto: anziché azzerare l’appalto per il NOT, avrebbero magari ordinato la demolizione immediata del Santa Chiara. Ma a parte ciò non può non sottolinearsi l’inadeguatezza delle dichiarazioni del Presidente Rossi, che, anziché chiedere scusa ai Trentini per quanto accaduto, ha pensato bene attribuire le responsabilità a Giudici e norme. Un po’ come Renzi a fronte del disastro di Genova. Nessuna responsabilità, dunque, perché la colpa è sempre di qualcun altro. Dei giudici, delle leggi, del destino cinico e baro delle oscure forze della reazione in agguato, di Minnie e Topolino. Ma è proprio così? Già nel gennaio scorso avevamo rilevato in una nostra interrogazione (n. 45/XV) come dopo la sentenza di primo grado del TAR il Presidente Rossi avesse candidamente ammesso, con riferimento alla rilevata illegittimità della commissione di gara che “sapevamo che c’era una giurisprudenza in questo senso (nel senso dell’illegittimità, cioè) e i nostri advisor legali che l’avevano detto”. Dunque la Giunta quando ha deciso la composizione della commissione di gara sapeva che esisteva una giurisprudenza contrastante e ciononostante ha deciso di assumersi, nonostante l’assoluta rilevanza dell’opera in questione, il rischio dell’annullamento ad opera del Giudice amministrativo. Una responsabilità politica enorme (altro che colpa dei giudici o delle leggi), che si accompagna con tutta evidenza a responsabilità amministrative di non minore gravità, di cui ora nessuno si vuole assumere il peso. Come nelle peggiori tradizioni italiane.