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PIL

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Recentemente tre importanti istituti, di livello nazionale ed europeo, hanno diffuso alcuni dati sulla situazione economica della nostra Provincia che non sono in linea con la rappresentazione idilliaca che il centrosinistra, forte dell’apparato propagandistico che lo sostiene, diffonde a piena mani. In entrambi i casi il riferimento è all’anno 2016.
Prima Eurostat ha diffuso i dati sulle persone a rischio povertà, rilevando una crescita preoccupante, che i brillanti risultati della Provincia di Bolzano, ove l’indice è invece calato (ora siamo al 23,5% contro il 9,6%!), hanno ancor più evidenziato.
Poi Istat e Bankitalia hanno quantificato in uno striminzito 0,5% (a fronte del 2,2% di Bolzano) la crescita del PIL trentino nel 2016, che la Provincia aveva invece stimato nell’1,1%. Saremmo, pertanto, addirittura sotto la media italiana, che è pari allo 0,9%.
A fronte di tali dati Ugo Rossi e la sua maggioranza reagiscono stizziti: sono Eurostat, Bankitalia e Istat a sbagliare, il Trentino cresce e nella nostra Provincia si sta meglio che in gran parte dei territori italiani.
Di seguito potete leggere un intervento sul tema del nostro capogruppo Rodolfo Borga, pubblicato dal Corriere del Trentino, che sostanzialmente tratta le seguenti questioni.
La questione del crescente divario, ormai quasi incolmabile, tra Trento e Bolzano è importante. E qualcuno prima o poi dovrà spiegare ai Trentini il perché a partire dai primi anni 2000 una situazione sostanzialmente analoga tra le due Province (con Trento migliore per alcuni aspetti) ha visto una divaricazione progressiva, con Bolzano che vola e Trento che si barcamena, perdendo inesorabilmente terreno.
Ma vi è una questione ancor più importante, su cui Rossi ed il centrosinistra non profferiscono verbo: la progressiva ed ormai consolidata omologazione della situazione economica della nostra Provincia a quella della media italiana.
E parliamo di media e cioè dei dati comprensivi, pertanto, sia delle Regioni più dinamiche, che di quelle tradizionalmente arrancano. Circostanza resa ancor più preoccupante dal fatto per cui la crescita italiana è la più bassa dell’intera Unione Europea!
Nell’articolo del consigliere Borga la questione viene approfondita. Quel che è certo che una ventina d’anni di “centrosinistra felix” ha prodotto il bel risultato di portare il Trentino a competere non più con l’Alto Adige, ma con la media delle Regioni italiane.
Bravo Dellai e bravo Rossi. A fronte di tali dati oggettivi, il Presidente Rossi s’affanna a ripetere che il Trentino comunque cresce e che da noi si sta meglio che in molte Regioni italiane. Ci mancherebbe altro, vien da dire! Tutta l’Europa sta crescendo. Perfino l’Italia sta crescendo, sia pure meno di tutti gli altri: ci mancherebbe che solo il Trentino non crescesse.
E’poi certo vero che in Trentino si sta meglio che non in altri territori italiani. Non però per merito di chi ci ha governato negli ultimi lustri, ma di chi ha consegnato al centrosinistra sedicente autonomista un Trentino che alla fine del secolo scorso stava meglio dell’Alto Adige.
Poi gli “eredi” non sono stati in grado non soltanto d’incrementare il patrimonio ricevuto, ma neppure di mantenerlo. E di un tanto hanno anche il coraggio di andare orgogliosi.

 

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Il centrosinistra italiano esulta per i brillanti risultati raggiunti in campo economico: i conti sono in ordine e la crescita economia impetuosa. In realtà in questi anni il debito pubblico è continuato a crescere senza sosta. E, soprattutto, l’Italia è il Paese europeo che cresce meno, dentro e fuori l’area Euro (vedi tabella e vedi articolo).
L’Italia quindi cresce al crescere dell’intera economia europea (e ci mancherebbe altro!), ma cresce meno di tutti. Eppure per Renzi e Gentiloni, supportati dalla consueta grancassa dei media mainstream, quelli ottenuti dal centrosinistra sarebbero risultati eccezionali.
Non diversamente da quello italiano, anche il centrosinistra trentino si gloria per i risultati ottenuti. Rossi e compagni, forti di una crescita del PIl stimata nell’1,6%, superiore di ben 0,1 punti percentuali a quella italiana, esultano.
E, si badi bene, quella di cui stiamo parlando è la crescita media italiana, comprensiva cioè anche dei territori che, per usare un eufemismo, notoriamente non brillano per dinamismo economico.
La realtà è che il Trentino è ormai da tempo omologato anche sotto il profilo economico con la situazione italiana. Mentre l’Alto Adige Südtirol negli ultimi 15 anni ha messo il turbo, scavando un solco ormai incolmabile, la nostra Provincia si è progressivamente omologata alla crescita media italiana. Cosa ci sia da esultare lo sanno soltanto loro!
Di seguito un intervento sul tema del consigliere Borga recentemente pubblicato dal quotidiano Adige.

 

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Nel commentare la legge finanziaria 2018 la grancassa propagandistica a disposizione della Giunta provinciale ha enfatizzato il dato relativo all’aumento del PIL provinciale, indicato per l’anno 2017 nella percentuale del 1,6%.
Ripresa ormai consolidata e Trentino che ha messo il turbo. Ma le cose stanno proprio così? Cominciamo con il dire che i dati che di seguito verranno esposti non vanno considerati in senso assoluto. Le percentuali di crescita del PIL vanno, infatti, valutate con riguardo alla situazione di partenza. In buona sostanza, se una realtà territoriale segna un aumento del 2% del PIL, crescerà ovviamente di più di un’altra che aumenta invece dell’1%. Se però la situazione della prima è in assoluto peggiore, il maggior benessere si troverà nella seconda, che pure cresce di meno. Questa premessa per chiarire che nel valutare la situazione trentina si deve tener conto che la “base di partenza” della nostra Provincia è fortunatamente superiore a quella italiana.
Fortunatamente perché da tempo la nostra crescita, tanto propagandata, non è affatto positiva. Per questo soltanto una smaccata propaganda di regime può elogiare i risultati del centrosinistra che ci governa da lungo (troppo) tempo. Già nel 2014 il Presidente Rossi, da poco insediato, tenne a precisare che in Trentino “nel periodo 1999-2007 si è registrato un aumento complessivo in termini reali del Pil pro capite dello 0,7%, contro il 7,4% nel Nord-est e l’8,4% nell’intero Paese”, mentre “dal 1999 al 2012 il Pil pro capite in termini reali è sceso del 9,4, mentre quello nazionale dell’1,6% e la contrazione nel Nord-est è stata di circa il 3,6%”, cosicché, chiosava Rossi, “le analisi macroeconomiche ci dicono che il Trentino ha difficoltà a crescere, pur partendo da un livello alto di benessere, e la comparazione con i territori limitrofi o di potenziale simile ci vede in fondo alla classifica” (leggi relazione al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2015).
Il tutto mentre il vicino Alto Adige Südtirol in un paio di lustri ha goduto di una crescita che ha segnato un solco sempre più profondo tra due realtà che pure così diverse non sono (vedi). Ciò premesso, veniamo agli ultimi dati, di cui tanto la Giunta provinciale si è vantata. Come detto, la crescita del Pil trentino per il 2017 è stimata nell’1,6%. Ed un tanto è bastato per far suonare la grancassa. Lasciando perdere la realtà altoatesina per non infierire, veniamo a quella italiana. Italiana, perché il riferimento non è neppure alle Regioni produttive del Nord, ma alla media italiana. Orbene, mentre il Pil trentino è stimato in crescita del 1,6%, la stima di quello italiano è pari all’1,5%. Quindi un solo decimale in più rispetto ad una media che comprende realtà non propriamente note per il loro dinamismo economico dovrebbe farci esultare. A noi non pare proprio. Anche perché questo dato non fa che confermare un trend che appare ormai consolidato: il Trentino, non soltanto è ormai lontano anni luce dal Sudtirolo, ma fatica anche a tenere il passo delle realtà regionali più dinamiche, essendosi ormai quasi omologato alla media italiana. La circostanza è ancor più preoccupante se si considera che per il prossimo triennio si prevede un rallentamento della già stentata crescita italiana  e conseguentemente di quella trentina (leggi documento di economia e finanza provinciale 2017).
Se poi pensiamo che la crescita italiana è la più bassa di tutta l’Unione Europea, dentro e fuori l’area Euro (vedi tabella     e      leggi articolo)  , il quadro è completo. Cosa ci sia da esultare a fronte di tali dati risulta francamente difficile comprendere. Al contrario crediamo che la situazione evidenziata dagli elementi sopra riportati renda ancora più evidente la necessità di una svolta. Il Trentino non può continuare a vivere di rendita, erodendo un po’ alla volta quel livello di benessere che abbiamo ereditato e di cui fortunatamente tutt’ora godiamo.

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I dati definitivi sul PIL trentino ed italiano hanno entusiasmato il Presidente Rossi. L’ISTAT ha rivisto al rialzo le previsioni, portando l’aumento previsto all’1,1%. Il dato è stato commentato assai positivamente dal Presidente Rossi, che ha sottolineato come l’aumento sia superiore alla media nazionale, attestatasi su uno stentato 0,9%. Nessun commento, invece, sul dato del Nordest, che ha raggiunto l’1,2%.
Premesso che il Presidente della Giunta ha effettivamente il dovere d’infondere un po’ d’ottimismo, ci pare che i dati recentemente ufficializzati confermino un trend che francamente ci pare per nulla entusiasmante.
Nel contesto di una crescita italiana debole, che vede l’Italia, al di là delle roboanti dichiarazioni del Governo, fanalino di coda in Europa, il Trentino, se va bene, marcia al ritmo del Nordest.
Trova pertanto conferma il trend di questi ultimi anni, che ha visto la nostra Provincia perdere progressivamente terreno rispetto a Bolzano per tenere (nel 2016 anche a fatica) il passo del Nordest.
Così come, pertanto, gli Italiani dovrebbero essere contenti di un Governo che tiene l’Italia saldamente in coda al treno europeo, i Trentini dovrebbero plaudire a chi riesce a malapena a tenere il passo di Regioni ordinarie, che, come noto, operano in ben altro contesto.
Pur con tutte le attenuanti del caso, una situazione ormai consolidata nel tempo che non può non far sollecitare un’amara considerazione, che va al di là dell’ormai canonico confronto tra Trento e Bolzano.
Evidentemente per la Giunta provinciale la circostanza per cui Trentino fa un po’ meglio della media di un Stato che arranca all’ultimo (o penultimo) posto in Europa ed il cui risultato medio “sconta” quelli di zone del Paese da tempo in grave difficoltà, sarebbe un risultato positivo, tale da infondere fiducia ed ottimismo.
Sono evidentemente passati i tempi in cui i risultati raggiunti in Trentino si rapportavano e valutavano non con riguardo alla media nazionale ma alle zone più vitali del Paese e dell’Europa.
E non si esultava per aver fatto meglio di zone del Paese che scontano ritardi da tempo consolidati.