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Già ad inizio legislatura Civica Trentina si era occupata dell’uso, sempre più diffuso anche nella nostra Provincia, di sostituire nei libretti scolastici alla consueta dizione “genitori o madre e padre” quella di genitore 1 o 2”, di “responsabile 1 o 2” od altro.
Una nostra mozione è stata bocciata, anche con il supporto di chi, dalle file dell’opposizione, aveva affermato che “nel 2014 parlare di padre e madre in questi termini sia ormai superato”. Altra analoga mozione presentata dalla Civica in Consiglio regionale è stata invece approvata, grazie al ricorso al voto segreto.
Più recentemente, avuta notizia che un’iniziativa di tale genere era stata promossa in una scuola trentina, siamo tempestivamente intervenuti   prima con un’interrogazione e quindi con una proposta di mozione  che infine il Consiglio ha approvato, aderendo alla posizione che Civica Trentina aveva manifestato sin dall’inizio della legislatura.
Ora scopriamo che il Presidente Rossi , a distanza di un paio di mesi dall’approvazione della nostra mozione, sarebbe intervenuto sulla questione. Nell’articolo non viene neppure citata la mozione di Civica Trentina, che deve essere sfuggita al giornalista, pure essendo proprio questo l’atto politico che ha imposto al Presidente Rossi d’intervenire.
Nulla di grave, ovviamente. Poiché però in alcuni casi inerenti i temi valoriali che particolarmente ci stanno a cuore (vedi la famiglia naturale) Civica Trentina ha agito tempestivamente (e talvolta senza neppure l’appoggio di tutta la minoranza), prendendosi anche la consueta dose di contumelie frutto della nuova religione del politicamente corretto, ci pare giusto rilevare come, ancora una volta Civica Trentina sia arrivata prima.
Come, per fare un altro esempio, sulla questione del patrocinio al Dolomiti Pride  che noi abbiamo contestato per primi non già perché manifestazione folkloristica, ma sulla base dei contenuti del documento ufficiale degli organizzatori.
Ed anche in questo caso, dopo essere stati oggetto delle consuete contumelie, abbiamo anticipato il Presidente, sollevando una questione che altrimenti sarebbe passata sotto silenzio.

Nella scorsa seduta del Consiglio provinciale è stata approvata la mozione di Civica Trentina, con cui il Consiglio ha impegnato la Giunta ad attivarsi affinché nella modulistica delle scuole trentine e comunque relativa ai servizi forniti dalla Provincia non siano utilizzati termini finalizzati a negare per via burocratica l’esistenza di un padre e di una madre, magari ricorrendo a dei numeri per individuare gli esercenti la potestà parentale. Parliamo degli ormai famosi “genitore 1 e genitore 2” o “responsabile 1 e responsabile 2”.
Già all’inizio della legislatura avevamo presentato un’analoga proposta di mozione, che la maggioranza di centrosinistra (supportata da chi, dall’opposizione, aveva affermato che “nel 2014 parlare di padre e di madre in questi termini sia ormai superato”) aveva bocciato. La stessa mozione era invece stata approvata, con il ricorso al voto segreto, in Consiglio regionale.
Civica Trentina è poi tornata ad occuparsi della questione con riferimento al libretto scolastico di una scuola trentina , ove al padre ed alla madre si erano sostituiti degli anonimi responsabili 1 e 2 (interrogazione). Ed in tale occasione abbiamo ottenuto la correzione di rotta auspicata (documento).
Ora, siamo finalmente riusciti a far approvare una mozione che definisce in via generale (e non solo per l’ambito scolastico) la questione. La nostra perseveranza è stata infine premiata.
Ma, soprattutto, ci pare che molto semplicemente si sia tornati, non senza fatica, a quel comune buon senso, che purtroppo nei tempi attuali sembra essere diventata merce sempre più rara.

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La decisione assunta dal Consiglio dell’Istituto Comprensivo di Cembra di modulare per il prossimo anno scolastico la settimana su 5, anziché su 6 giorni, così come è attualmente, ha suscitato non poche perplessità.
Anche perché risulta che genitori e docenti si fossero espressi a favore del mantenimento della situazione attuale con un’ampia maggioranza.
Appresa la notizia, abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere le ragioni di quanto accaduto.

 

Al Presidente del
Consiglio Provinciale
Bruno DORIGATTI
INTERROGAZIONE n. 5479
Secondo quanto riportato dalla stampa, il Consiglio d’istituto della scuola secondaria di primo grado di Giovo avrebbe deciso d’introdurre per il prossimo anno scolastico la settimana modulata su 5 giorni, anziché su 6, così come era fino ad ora.
E, soprattutto, come pare avessero richiesto la gran parte dei genitori (il 70%) e la maggioranza del collegio docenti, il cui parere non sarebbe, pertanto, stato tenuto in alcun considerazione.
Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere
interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere
 
  1. se quanto riportato in premessa risponde a verità;
  2.  in ipotesi di risposta positiva, quali sono le motivazioni per cui non si è tenuto conto del parare espressa larga maggioranza da genitori e docenti.
A norma di regolamento si richiede risposta scritta.
cons. Rodolfo Borga

 

 

Sopra l’articolo che L’Adige ha dedicato alla questione sollevata da Civica Trentina. Trova conferma il fatto che i genitori non sono stati in alcun modo – neppure per il tramite dei loro rappresentanti – coinvolti nella decisione.
Attendiamo le spiegazioni che la dirigente ha anticipato voler fornire. E restiamo in attesa della risposta della Giunta all’interrogazione  che già abbiamo depositato.

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La discussa legge che ha portato a nove i vaccini obbligatori (caso unico in Europa) e previsto sanzioni a carico delle famiglie che non intendono uniformarsi, i cui bambini saranno esclusi dalla frequenza di asili nido e scuole materne, si appresta ad essere applicata.
Ed ancora una volta vedremo la medesima normativa applicata diversamente in Alto Adige Südtirol  ed in Trentino. Quantomeno nella fase transitoria che interessa l’anno scolastico 2017/2018. Infatti, la Provincia di Bolzano, che evidentemente la propria “autonomia” intende esercitarla fino in fondo entro i limiti di quanto le è concesso, ha emanato direttive concernenti la fase transitoria di applicazione della nuova normativa che di fatto consentiranno a tutti i bambini la frequenza di asili nido e scuole materne ed escluderanno per il prossimo anno l’applicazione di qualsivoglia sanzione.
A partire dall’anno scolastico 2018/2019 le sanzioni previste dalla legge di conversione del decreto legge n. 73/2017 troveranno applicazione, ma nell’immediato la normativa sarà applicata con il buonsenso che un tema così discusso ed importante suggerisce.
La Provincia di Trento pare invece procedere spedita in altra direzione. E quindi si prevede l’immediata applicazione delle sanzioni previste a carico delle famiglie “renitenti”, con conseguente esclusione immediata da scuole materne ed asili nido dei relativi bambini, che non risulteranno “in regola”.
Ad avviso di Civica Trentina la scelta operata dalla Provincia di Bolzano in via transitoria – che pure è rispettosa della legge dello Stato –  è senz’altro condivisibile. Sia perché, come riconosciuto dallo stesso Presidente Gentiloni, non è in atto alcuna emergenza. Crediamo, pertanto, che consentire ad alcune famiglie di posticipare di qualche mese una scelta che potrebbe avere pesanti conseguenze sia cosa saggia. Sia perché nei prossimi mesi la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità della normativa in questione, la cui aderenza ad alcuni articoli della Costituzione è contestata.
E’ facile prevedere che al ricorso della Regione Veneto si aggiungeranno i numerosissimi ricorsi delle famiglie che non intendono uniformarsi alla nuova normativa. Perché, quindi, non consentire qualche mese di riflessione, atteso che un’emergenza non esiste?
E se poi la Corte Costituzionale dovesse ritenere la legge illegittima? Infine, come noto, sono proprio le modalità con cui il Governo ha inteso estendere l’obbligo vaccinale ad aver generato vibranti reazioni, anche da parte di genitori che fino ad ora hanno fatto regolarmente vaccinare i loro figli.
Non può escludersi che un periodo transitorio di riflessione, da dedicarsi ad una corretta informazione, possa finire con il convincere le famiglie ad adeguarsi spontaneamente a quella che ora appare a molti come un’inaccettabile vessazione.
In definitiva vi sono valide ragioni per condividere la scelta della Provincia di Bolzano, che Civica Trentina chiede sia fatta propria anche dalla Provincia di Trento.

TEORIA GENDER NELLE SCUOLE TRENTINE: LETTERA “APERTA” DI CIVICA TRENTINA AI PRESIDENTI DI GIUNTA E CONSIGLIO PROVINCIALE

 

Oggetto: attuazione ordine del giorno 215 ddl 126/XV

 

L’11 giugno scorso il Consiglio provinciale ha approvato l’ordine del giorno di cui all’oggetto avente titolo “coinvolgimento delle famiglie nell’attuazione da parte delle istituzioni scolastiche delle azioni previste dalla mozione n. 126/XV in materia di contrasto alle discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale”.
Nelle premesse dell’ordine del giorno si fa espresso riferimento al riconoscimento del primato della famiglia con riferimento all’educazione dei figli e, conseguentemente, alle scelte in tema d’istruzione, ad opera della Costituzione italiana, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Il deliberato dell’ordine del giorno impegna la Giunta provinciale a:
1) a garantire che tutte le iniziative che coinvolgeranno le istituzioni scolastiche e formative riconducibili alla mozione n. 126 del 10 maggio 2016, o che comunque riguardino i temi dell’identità sessuale o di genere, siano precedute da un’adeguata informazione, resa sia attraverso l’organizzazione di apposti momenti d’informazione con i genitori o con chi sugli studenti esercita la potestà parentale, sia in forma scritta, tramite preventivo invio ai genitori o a chi sugli studenti minori esercita la potestà parentale;
2) ad assicurare ai genitori o a chi sugli studenti esercita la potestà parentale di comunicare all’istituzione scolastica o formativa la non partecipazione dello studente alle iniziative che s’intendono proporre.
Ovviamente le iniziative cui fa riferimento l’ordine del giorno in esame sono tutte quelle cui partecipano le istituzioni scolastiche e formative, siano esse svolte o meno all’interno degli edifici scolastici.
Può trattarsi, ad esempio, di rappresentazioni teatrali o cinematografiche, cui le istituzioni scolastiche decidono di far partecipare gli studenti.
Pur essendo l’attuazione dell’ordine del giorno di cui all’oggetto assai semplice (basta redigere ed inviare una circolare ai dirigenti scolastici), ad oggi, trascorsi più di otto mesi dalla sua approvazione, la Giunta provinciale non ha ancora provveduto all’adempimento.
Per questa ragione il sottoscritto è stato costretto a presentare una proposta di mozione, che avrebbe dovuto essere discussa nella scorsa seduta del Consiglio provinciale, ma che invece, a causa del protrarsi della discussione del ddl cave, è slittata alla prossima seduta.
Incidentalmente osservo come la fattispecie in esame sia a dir poco singolare, atteso che mai il Consiglio provinciale è stato costretto a richiamare la Giunta a dare attuazione ad un impegno politico cui l’esecutivo era già stato vincolato con voto unanime del Consiglio medesimo.
E, mi sia concesso, il ritardo della Giunta pare francamente del tutto irrispettoso delle prerogative del Consiglio provinciale, i cui deliberati sono vincolanti, quantomeno sotto il profilo politico, per l’esecutivo.
Peraltro è del tutto evidente che l’eventuale ulteriore inadempimento (a questo punto intenzionale) dell’ordine del giorno, pregiudicherebbe i rapporti istituzionali tra esecutivo ed aula consigliare, che ovviamente dovrebbe prender atto di doversi rapportare con una controparte che non rispetta gli accordi sottoscritti e ne svilisce il ruolo.
Nel frattempo anche in Provincia di Trento alcune scuole hanno deciso di far partecipare gli studenti a rappresentazioni teatrali che trattano, in un’ottica che non può ritenersi quantomeno discutibile e controversa, proprio il tema dell’identità sessuale o di genere, oggetto dell’ordine del giorno in questione.
Senza entrare nel merito di tali iniziativa, che non a caso hanno suscitato in molti casi forti polemiche in ragione del loro discutibile contenuto, è del tutto evidente che tali rappresentazioni rientrano appieno nelle previsioni di cui all’ordine del giorno in esame.
Conseguentemente, ad esempio, l’imporre a ragazzi che frequentano le scuole medie la partecipazione a spettacoli quali “Fa’afafine” senza che i genitori siano stati adeguatamente informati del contenuto, e senza che ad essi sia data la possibilità di decidere se far partecipare o meno i propri figli alla rappresentazione, costituisce una palese violazione del deliberato assunto all’unanimità dal Consiglio provinciale.
In tale contesto non può non suscitare notevoli perplessità quanto affermato dal direttore del Centro Santa Chiara, che seraficamente dice: “guardatelo e poi giudicate”.
Come se gli spettatori fossero adulti che volontariamente pagano il biglietto per andare a vedersi lo spettacolo, e non ragazzini dagli 11 ai 15 anni cui la scuola, senza nulla chiedere ai genitori, impone di vedere (per poi magari giudicare!) una rappresentazione in cui si propaganda la storia di un bambino di otto anni che proprio non sa scegliere se essere un bambino od una bambina!
Pe altro verso fa specie dover prendere atto che vi sono dirigenti scolastici che pur essendo con ogni probabilità a conoscenza dell’ordine del giorno in questione, ne ignorano bellamente i contenuti, approfittando forse del fatto che la Giunta provinciale non vi ha ancora dato (così come doveroso) attuazione.
A tal riguardo comunico che provvederò ad ogni buon conto ad inviare copia dell’ordine del giorno a tutti i dirigenti scolastici, che potranno così conoscere (se già non ne sono a conoscenza) quanto il Consiglio provinciale ha deliberato (con efficacia vincolante per la Giunta) al riguardo.
Quanto sopra premesso, chiedo che sia data immediata attuazione all’ordine del giorno di cui all’oggetto, mediante invio di una apposita circolare alle scuole, confidando che la Giunta vorrà rispettare l’impegno cui il Consiglio provinciale – e non già il sottoscritto – l’ha vincolata.
In attesa di cortese sollecito riscontro, ringrazio per l’attenzione ed invio distinti saluti.
Consigliere Rodolfo Borga

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Il nostro movimento ha deciso di fornire supporto alle famiglie che intendono avere chiarimenti sulle iniziative didattiche promosse nelle scuole trentine in tema di gender, identità sessuale ed educazione all’affettività. Gli interessati potranno contattarci al numero 0461/227407 ed all’e-mail civicatrentina@consiglio.provincia.tn.it. Saranno fornite sia informazioni sull’argomento, sia suggerimenti su come comportarsi per vedere riconosciuto il fondamentale diritto delle famiglie a decidere circa l’educazione da impartire ai figli. A tal riguardo vogliamo ricordare alle tante anime belle che sostengono l’ideologia gender quanto prevedono la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. La prima, all’art. 3, prevede che: “I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai figli”. La seconda, all’art 2 del Protocollo addizionale, recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”. Per tutelare tale fondamentale diritto (il primo ad essere soppresso dai regimi totalitari di ogni colore), abbiamo avviato al presente iniziativa e presentato la proposta di mozione che potete leggere cliccando il link

http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/diritti-delluomo-e-costituzione-sacri-testi-invocati-ad-intermittenza/

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L’articolo 26, comma 3, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo prevede che: “I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai figli”.

L’art. 2 del protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”.

La Raccomandazione CM/Rec (2015) del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, nell’occuparsi dell’insegnamento nelle scuole della teoria del genere, invita espressamente gli Stati membri a “tenere conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei propri figli” (Allegato VI, Istruzione).

Quanto sopra per sottolineare la circostanza per cui i “sacri testi” sopra richiamati (e lo stesso vale per la Costituzione italiana all’articolo 30) qualificano il diritto dei genitori di educare i figli conformemente alle proprie convinzioni morali, religiose e/o filosofiche come diritto incoercibile, che neppure lo Stato può arrogarsi il diritto di sopprimere.

D’altra parte è noto che il primo dei diritti ad essere soppresso dai regimi totalitari è quello dei genitori ad educare i propri figli, atteso che l’educazione dei bambini deve essere riservata allo Stato, tra i cui compiti rientra quello di plasmare secondo le proprie convenienze le coscienze e le menti dei propri sudditi.

Quanto sopra per chiarire il contesto giuridico e culturale in cui deve essere valutata la questione oggetto della presente proposta di mozione, che intende tutelare proprio il diritto dei genitori a che i loro figli ricevano anche nelle istituzioni scolastiche un’educazione rispettosa dei propri valori e principi di riferimento.

E ciò con particolare riferimento alla teoria del genere, il cui insegnamento sembra essere divenuta una delle priorità delle istituzioni che di scuola si occupano a vario titolo.

Recenti e accese sono state le polemiche cui ha dato luogo l’iniziativa del Comune di Trieste, intenzionato ad introdurre negli asili cittadini il “Gioco del rispetto”, finalizzato a far superare a bambini d’età tra 3 e 6 anni gli stereotipi di genere che tanto turbano una ristrettissima lobby di persone, mosse in qualche caso da convinzioni tanto profonde quanto strampalate, ed in altri, riteniamo prevalenti, dal tornaconto economico che la progressiva affermazione dell’ideologica procura a qualcuno (cattedre universitarie, pubblicazioni, conferenze, consulenze, etc).

Iniziativa che ha comprensibilmente suscitato, oltre all’interesse di molte amministrazioni governate dalla Sinistra, una gran mole di proteste e polemiche, in ragione delle quali è almeno parzialmente rientrata, anche se il Sindaco Pd l’ha strenuamente difesa affermando, in un momento di particolare entusiasmo, “la nostra Trieste è sempre stata nel mondo un esempio all’avanguardia nella cultura civica, da Maria Teresa (supponiamo si faccia riferimento all’Imperatrice, la cui attinenza con l’imposizione gender francamente ci sfugge) a Franco Basaglia” (e qui, invece, il riferimento potrebbe essere in effetti pertinente, se solo si considera il contenuto di alcuni dei giochi che questi illuminati rappresentanti del politicamente corretto vorrebbero imporre a bambini di tre anni!).

Pur senza entrare nel dettaglio del diverse schede di gioco, considerato che, come vedremo di seguito, non può affatto escludersi che qualche nostrano amministratore/educatore/politico voglia introdurre temi analoghi nei nostri asili e nelle nostre scuole primarie, vale senz’altro la pena, di accennare ai contenuti di almeno una delle schede proposte, che in buona sostanza sono dirette a scardinare alcune certezze che naturalmente i bambini hanno circa i ruoli maschile e femminile, costringendoli a travestimenti, a scambi di vestiti tra maschi e femmine, a giochi che abitualmente non fanno (i maschietti sono costretti a giocare con le bambole o nell’area “cucina/casetta”, mentre le femminucce a giochi tipicamente maschili).

Una scheda in particolare, dicevamo, merita di essere segnalata e cioè quella relativa al gioco “Se io fossi te: un po’ diversi, un po’ uguali l’importante è che siamo pari”.

Anche altre schede sarebbero meritevoli di approfondimento (si pensi a quella che prevede il gioco “Anche la maestra si traveste”, destinato a bambini tra i 3 ed i 6 anni; come testimonial chiameranno il signor Guadagno Valdimiro, in arte Luxuria?), ma per ragioni di spazio ci limitiamo a “Se io fossi te”.

Gioco destinato ai bambini di 5/6 anni, che prevede, al termine di alcuni esercizi fisici, l’osservazione di sensazioni e percezioni (eguali per i corpi dei maschi e della femmine) anche mediante “esplorazione dei corpi dei compagni”, nel corso della quale, continua la scheda, “ovviamente i bambini/e possono riconoscere che ci sono delle differenza fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale”. Che fare, allora? L’illustre equipe di pedagogisti ha la risposta pronta: “E’ importante confermare loro che maschi e femmine sono effettivamente diversi in questo aspetto e nominare senza timore i genitali maschili e femminili, ma che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire, provare emozioni, comportarsi con gli altri/e” (per informazioni rivolgersi all’esperto sopra citato).

Tali iniziative hanno prodotto non poche polemiche e sollecitato l’intervento di numerosi genitori, che in alcuni casi hanno ottenuto un sostanziale ridimensionamento del progetto.

Quanto al Trentino, è noto che a partire da questo anno scolastico verranno attivati in alcune scuole trentine che ne hanno fatto richiesta (21 istituti) 61 “percorsi di educazione alla relazione di genere”.

Destinatari di alcuni di questi (30 attivazioni per il Percorso 3) sono gli studenti delle scuole medie e superiori (quindi nella quasi totalità minorenni).

Gli altri percorsi attivati sono rivolti ad insegnanti e genitori ed sono con tutta evidenza prodromici alla prossime estensione di tali iniziative in misura assai più generalizzata agli studenti; diversamente non avrebbe senso “formare” insegnanti e genitori.

La decisione della Giunta provinciale, fortemente voluta dall’assessore Ferrari e sostenuta (non sappiamo con quanta convinzione) dal Presidente Rossi, ha suscitato non poche perplessità e polemiche.

L’assessore Ferrari ha minimizzato la questione, sostenendo che lo scopo di questi percorsi è soltanto quello di contribuire ad eliminare gli stereotipi di genere maschio/femmina e che la teoria gender, che peraltro a detta dell’assessore neppure esisterebbe, nulla ha a che vedere con l’iniziativa.

L’assessore, rileva inoltre come tali percorsi non abbiano nulla a che vedere con il tema della c.d. omofobia, di cui si occupa invece il disegno di legge attualmente all’esame del Consiglio provinciale.

Di segno opposto le reazioni di alcune forze politiche, di alcune libere associazioni e di molti genitori ed insegnanti, che temono, invece, che l’iniziativa altro non sia che il cavallo di Troia attraverso il quale diffondere la teoria gender nelle nostre scuole, a partire ovviamente dai più piccoli, in quanto tali più facilmente indottrinabili.

La posizione di Civica Trentina al riguardo è nota e non necessita di essere ribadita in questa sede, in cui ci limitiamo ad alcune sintetiche considerazioni.

Dunque, dice l’assessore Ferrari tali percorsi avrebbero semplicemente la finalità di cancellare gli stereotipi di genere ed a promuovere la parità di genere.

Presupposto (non esplicitato dall’assessore, ma logicamente necessario) di tale assunto è l’esistenza di una situazione in cui gli studenti trentini sarebbero portatori (o vittime) di pregiudizi sessisti da estirpare; a ciò sarebbero finalizzati i percorsi di genere.

Ebbene, tale presupposto è clamorosamente falso, come dimostra un recentissima ricerca che pure la Giunta provinciale dovrebbe conoscere bene.

La ricerca, commissionata dal Forum per la Pace e svolta dall’Università di Trento, ha interessato ben un migliaio di studenti trentini e dato i seguenti risultati: il 91% ritiene giusto che gli uomini svolgano anche le faccende domestiche, il 58% ritiene che i ruoli di padre e madre siano del tutto intercambiabili (se non per l’allattamento), il 96% ritiene che la carriera sul lavoro sia adatta anche alle donne, il 91%, infine, ritiene che le donne siano adatte alla politica esattamente come gli uomini.

A fronte di tali risultati è del tutto evidente che nelle scuole trentine non vi è alcun pregiudizio da estirpare di cui i nostri studenti sarebbero portatori.

Ed allora, se la logica ha ancora un senso, risulta essere del tutte evidente che le finalità dell’iniziativa in discussione sono ben altre.

Altra circostanza di fatto significativa è, ad avviso dei proponenti, quanto accaduto in occasione del seminario svoltosi nel marzo scorso a Trento dal titolo “Bambini e bambine: educazione, prospettive, pari opportunità”, promossa dal Comune di Trento e dalla Cooperativa Bellesini s.c.s. che si occupa di attività di formazione e consulenza pedagogica ed educativa per le scuole dell’infanzia equiparate (così c’è dentro tutto, pubblico e privato), con l’immancabile presenza dell’assessore Ferrari.

Il seminario, nel corso del quale un bel po’ di tempo è stato dedicato dagli esperti intervenuti a demolire le fiabe “tradizionali” (quelle con principi e principesse per intenderci), ha visto l’intervento di un rappresentante del Comune di Trento, che, forse travolto dall’entusiasmo, ha testualmente affermato: “Noi (il Comune) vogliamo asili in cui i maschietti possono, anzi debbono, giocare con le bambole”.

Inoltre, merita di essere segnalata la circostanza per cui tra i testi consigliati per l’insegnamento di queste astruse teorie viene raccomandato “Rosa Confetto” ed altre storie”, la cui lettura è consigliabile a chi vuol sapere cos’è l’ideologia gender.

La storiella, esposta sotto veste di fumetto (in quanto rivolto ai bambini), nel dipingere il quadro di una società arretrata e retrograda popolata da elefantine rosa (le bambine) e da elefantini grigi (i bambini), si chiude con il lieto fine: l’avvento di una società nuova (e di un uomo nuovo) in cui “riesce difficile a chi guardi giocare i piccoli di quella tribù decidere quali sono le elefantine e quali gli elefantini”.

Ecco, in estrema sintesi, l’essenza della teoria gender, che nega alla radice l’esistenza di una differenza oggettiva tra uomo e donna determinata dal sesso biologico, poiché ogni distinzione sarebbe determinato solo ed esclusivamente da presunti condizionamenti e culturali, che proprio l’insegnamento ai nostri figli e nipoti di tale teoria dovrebbe cancellare.

Di fatto, ciò che l’ideologia gender si propone è la cancellazione della prima delle identità umane e cioè dell’identità sessuale; analogamente, peraltro, a quanto avviene da tempo in tema di identità culturale, nazionale, famigliare, atteso che “l’uomo nuovo”, per poter essere più facilmente addomesticabile e quindi manovrabile, deve essere privato di ogni riferimento identitario.

Questo il contesto in cui s’inserisce la presente proposta di mozione, che vuole semplicemente impegnare la Giunta provinciale a rispettare i diritti che i sacri testi sopra richiamati riconoscono (non attribuiscono, si badi bene) ai genitori, o comunque a chi sugli studenti esercita la potestà parentale (non più patria, ovviamente).

Due sono gli impegni cui si vorrebbe vincolare la Giunta provinciale.

Il primo, proposto in via principale, è quello di sospendere l’attuazione dei “percorsi di educazione di genere” in esame e di promuovere un approfondimento sul tema che coinvolga il Consiglio provinciale e, soprattutto, le associazioni di genitori attive in Trentino, in esito al quale decidere se procedere senza alcuna modifica, se apportare qualche correttivo, od addirittura se archiviare l’iniziativa.

Ad oggi, infatti, il tutto si è svolto all’interno della Giunta provinciale, con un rapporto autoreferenziale con soggetti quali la Commissione pari opportunità ed il Centro studi interdisciplinare di genere, la cui rappresentatività, senza offesa per nessuno, pare essere piuttosto limitata.

Ed a noi pare evidente che su temi così delicati non si possa procedere senza aver previamente coinvolto i diretti interessati.

Il secondo, proposto in via subordinata, vuole quantomeno assicurare piena attuazione al diritto dei genitori, riconosciuto, come sopra abbiamo visto, ai massimi livelli (se non Deus, quantomeno Europa vult!), di essere fattivamente coinvolti in progetti educativi (o diseducativi, dipende dalle opinioni) così rilevanti.

Conseguentemente si propone, relativamente al percorso di cui sono destinatari gli studenti:

a) che l’attivazione sia preceduta da una adeguata informazione circa finalità e, soprattutto, contenuti dell’iniziativa (come noto, le vie dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni), rivolta a chi sugli studenti esercita la potestà parentale; e l’informazione per essere adeguata non può certo essere contenuta in fumosi documenti di carattere generico, di cui nessuno o quasi viene a conoscenza, ma deve essere specificamente rivolta ai genitori delle singole classi in occasione d’incontri d’informazione a ciò specificamente organizzati;

b) che sia riconosciuta ai genitori che non dovessero condividere i percorsi proposti, la possibilità di non far frequentare ai propri figli tali iniziative.

Analoga proposta viene poi svolta, in via più generale, alle iniziative didattiche comunque relative all’educazione sessuale ed affettiva e all’identità sessuale (o di genere che dir si voglia).

Quanto sopra premesso,

il Consiglio provinciale impegna la Giunta

 

1) in via principale, a sospendere l’attivazione dei percorsi di educazione di genere di cui in premessa (delibere della Giunta provinciale n. 1230/2014 e n. 869/2015) ed a promuovere un approfondimento del tema, coinvolgendo il Consiglio provinciale e, soprattutto, le associazioni di genitori attive in Trentino, in esito al quale decidere se procedere con il progetto senza modifiche, se procedere apportando delle modifiche o se archiviare definitivamente lo stesso;

2) in via subordinata, per l’ipotesi in cui si volesse procedere nell’attuazione del progetto senza alcun approfondimento, a dare attuazione alla normativa citata in premessa (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e Convenzione Europa per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali), e conseguentemente ad impartire le direttive necessarie affinché:

a) l’attivazione dei percorsi che hanno come destinatari gli studenti siano preceduti da un’adeguata informazione sul tema rivolta agli esercenti la potestà parentale sugli studenti, da effettuarsi con le modalità indicate in premessa;

b) a riconoscere ai genitori la possibilità di far esonerare i propri figli dalla partecipazione ai percorsi in esame;

3) ad impartire analoghe direttive con riguardo alle iniziative didattiche relative all’educazione sessuale ed affettiva ed all’identità sessuale (o di genere).

 

cons. Rodolfo Borga..….…………….………….

cons. Claudio Cia……….………………………..

cons. Claudio Civettini……….…………………

0 1190

Depositato oggi il primo ordine del giorno di Civica Trentina alla legge finanziaria provinciale, primo firmatario il capogruppo Rodolfo Borga. L’ordine del giorno (Ordine del giorno Marie Curie) si occupa dell’Istituto Marie Curie di Pergine, relativamente al quale la Giunta provinciale ha disposto, con delibera n. 1907/2015, la cancellazione  dell’indirizzo tecnico commerciale, vietando l’attivazione di nuove classi dell’Istituto tecnico per il settore economico a far tempo dal prossimo anno scolastico. Con l’ordine del giorno si vuole impegnare la Giunta a rivedere la delibera sopra citata, consentendo così l’attivazione di nuove classi. Confidiamo che tutti coloro che si sono spesi pubblicamente per il Marie Curie, confermeranno con i fatti il loro impegno al momento del voto in Consiglio provinciale a prescindere dall’appartenenza politica, che in questo caso non dovrebbe essere d’ostacolo al raggiungimento di un’intesa che potrebbe anche andare al di là degli schieramenti.

Civica Trentina

Il capogruppo Rodolfo Borga