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Trento

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L’imam Breigheche coglie l’occasione della fine del Ramadan per riproporre il tema della moschea a Trento. Quella che a detta dell’imam (settembre 2016) il P.R.G. di Trento prevede. Il che, tanto per essere chiari, è una colossale bugia.
Civica Trentina ribadisce la posizione già allora espressa. La questione è delicata e complessa, in quanto da un lato concerne la libertà religiosa, dall’altro pone problemi di sicurezza e rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi che sono del tutto evidenti.
Noi ribadiamo che prima anche soltanto di affrontare il tema dell’eventuale costruzione di una moschea a Trento debbano essere chiarite alcune questioni imprescindibili.
L’imam di turno, chiunque esso sia, deve chiarire pubblicamente che non esistono giurisdizioni parallele, analogamente a quanto accade invece in alcune città europee.
In Italia la sola legge applicabile è quella dello Stato italiano, che si applica a cristiani, mussulmani, buddisti, atei, a chiunque. Da noi per la sharia non c’è posto.
Quindi, condanna pubblica di tutto ciò che con la nostra legge contrasta. Condanna della poligamia, che oltre ad essere per noi inaccettabile, costituisce reato. Condanna pubblica dei matrimoni combinati, specie tra minori o con spose bambine.
Pubblico riconoscimento del diritto di ogni mussulmano di convertirsi ad altra religione o lasciare la sua e conseguente condanna di ogni persecuzione in danno di chi faccia tale scelta.
Infine i finanziamenti. Escluso per ovvie ragioni che il contribuente trentino si faccia carico dell’eventuale moschea, ci dovrà essere un rigoroso controllo circa la fonte dei finanziamenti, che non devono essere in alcun modo riconducibili a realtà statuali od associative (è il caso, tanto per esser chiari dei Fratelli Mussulmani) che promuovono a suon di milioni di dollari l’estremismo o addirittura il terrorismo. Infatti, chi finanzia le moschee, di fatto le controlla per il tramite dei suoi predicatori.
In assenza di tali, francamente fin troppo ovvie, condizioni è per noi impensabile anche soltanto parlare di moschea a Trento.
Nel settembre scorso l’imam aveva replicato che a queste condizioni la moschea non interessava. Probabilmente ritiene, ad esempio, che condannare inequivocabilmente la poligamia e riconoscere il diritto ad ogni mussulmano di convertirsi (magari al cristianesimo) sia troppo.
Ora ritorna però alla carica. Ebbene, la nostra posizione non è mutata. E come allora ripetiamo che l’eventuale nuova moschea dovrebbe passare per una modifica del P.R.G. di Trento. E noi nel Comune di Trento siamo bene rappresentati.
Al seguente link  potete trovare il nostro commento alla replica dell’imam Breigheche. Che resta valida anche oggi.
 

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La stampa locale ha dato giustamente ampio risalto ai recenti dati, che hanno confermato il progressivo peggioramento della situazione economica della nostra Provincia rispetto alla vicinissima, e parimenti autonoma, Bolzano.

Nihil sub sole novum, atteso che da tempo l’economia trentina non regge il confronto con quella sudtirolese. La novità è semmai costituita dal fatto per cui la Giunta provinciale sembra aver recentemente trovato la motivazione di tale ritardo: a Bolzano corrono perché lì si parla tedesco e perché sono vicini al mondo germanico.
E se queste sono le ragioni di un confronto sempre più impietoso, ecco che Rossi e soci hanno trovato la soluzione: il trilinguismo a mezzo metodo CLIL.
Ed ecco che allora i nostri capaci condottieri, in luogo di essere i corresponsabili di questa situazione, vorrebbero presentarsi addirittura come coloro che hanno trovato la soluzione da tempo attesa.
Lasciate che le future generazioni trentine imparino, grazie al CLIL, tedesco ed inglese e vedrete che Bolzano l’andiamo a prendere. Bene, bravi, bis! All’osservatore non del tutto disattento questa interessata ricostruzione però non quadra.
Segnatamente, lasciando in questa sede da parte le difficoltà che la concreta applicazione del CLIL sta determinando, ciò che non quadra sono i dati economici dei primi anni 2000, che ponevano sostanzialmente sullo stesso livello Trento e Bolzano, con Trento addirittura avanti per alcune specifiche situazioni.
Ma se le cose stanno così, cosa diavolo c’entrano il tedesco e la vicinanza al mondo germanico? Forse che nel 2000 in Trentino si parlava tedesco (e magari a Bolzano italiano) o che all’epoca il Trentino era situato più a nord del Sudtirolo?
Stentiamo a crederlo e propendiamo piuttosto per l’ipotesi che chi governa il Trentino da quasi 20 anni abbia dimostrato capacità e competenze assai minori da chi nello stesso periodo ha governato l’Alto Adige.
 Con buona pace dei laudatores in servizio permanente effettivo dell’età d’oro dellaiana e di quella (d’argento, di bronzo?) immediatamente successiva.
Ma c’è di più! Al di là dei dati puramente economici, che in effetti parlano da soli, ciò che più dovrebbe preoccuparci sono quelli, pur essi recentissimi, demografici.
In un’Italia che tocca il nuovo record negativo di nascite, registrando nel 2016 un calo del 1,4 per mille rispetto al 2015 (già a sua volta record negativo rispetto al precedente), la Provincia di Bolzano svetta con un aumento del 6,6 per mille, laddove Trento segna un misero più 0,3 per mille.
Una distanza abissale che segnala la differenza preoccupante tra una società vitale, che guarda con speranza al futuro ed una società chiusa in sé stessa, che evidentemente non trova le ragioni per generare.
 Ma la circostanza non sembra affatto preoccupare la nostra classe dirigente, troppo occupata a portare Arcigay nelle scuole o a patrocinare iniziative come queste   (Donna      Uomo)
 Evidentemente ognuno ha le sue priorità e poi, come ormai acclarato, è colpa del tedesco e della vicinanza al mondo germanico!

 

 

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Dunque il PATT cittadino dice BASTA! Basta al degrado, basta alla sporcizia, basta allo spaccio di droga, basta a tutto ciò che negli ultimi anni ha cambiato il volto di Trento. Benvenuti nel mondo reale, quello che il Sindaco e la sua maggioranza (PATT compreso) hanno sempre pervicacemente negato, vien da dire. Ma, poiché a tutto c’è un limite, riteniamo più opportuno dire basta anche noi. Non già al degrado che denunciamo da anni, unitamente ai suoi responsabili politici e cioè al centrosinistra che da lustri governa la città, facendo finta di nulla, accusando di populismo chi denuncia il degrado cittadino, lisciando il pelo ai suoi amici dei centri sociali, e spendendo vagonate di risorse pubbliche in operazioni di facciata, che non hanno migliorato in alcun modo la situazione. Noi, non diciamo basta al degrado, perché già lo facciamo da anni. Diciamo BASTA, invece, a chi, pur governando la città, ha la spudoratezza di prendersela con l’amministrazione comunale, a chi su degrado e sicurezza ha impostato la campagna elettorale, pur sostenendo il Sindaco uscente, che del degrado a parole denunciato, è il principale responsabile, a chi, standosene comodamente seduti sulle poltrone della Giunta comunale, vorrebbe cavalcare la comprensibile rabbia, il comprensibile sconforto dei cittadini trentini. Basta, insomma, alle prese di posizione contro il degrado di chi, come il PATT di questo degrado è corresponsabile. I cittadini di Trento, che già devono sopportare la situazione in cui versano, ad esempio, la Portela, Santa Maria Maggiore e Piazza Dante, non meritano di essere anche presi in giro.

Civica Trentina

Coordinamento cittadino Trento

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Trento, 21 maggio 2014

Alla Presidente del
Consiglio Regionale
Diego Moltrer
SEDE

INTERROGAZIONE n.

Da qualche tempo politici di diversa appartenenza fanno sovente riferimento nei loro interventi al c.d. Tirolo storico.
A titolo d’esempio, per uscire dall’area del Partito autonomista, rammentiamo che già nella scorsa legislatura l’allora Presidente Dellai, nel commentare, con enfasi invero eccessiva, la prima riunione del GECT, affermava testualmente che “esso è l’anticamera di una vera e propria Regione europea del Tirolo storico”.
Il tema del c.d. Tirolo storico assume, quindi, quantomeno a parole, anche una chiara rilevanza politica, in quanto strettamente collegata a possibili futuri scenari istituzionali ed amministrativi, che a più riprese anche recentemente sono promossi ed auspicati da politici della nostra Provincia e della nostra Regione.
L’utilizzo strumentale della storia da parte della politica, pratica di per sé deprecabile, costituisce operazione ancor più delicata in una Comunità ad identità plurale come la nostra, la cui storia, complessa come lo sono di regola quelle delle terre di confine, mal si concilia con le semplificazioni proprie della superficialità che caratterizza gli interventi di alcuni esponenti politici.
Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

Interroga
il Presidente della Giunta regionale al fine di sapere

che cosa deve intendersi per Tirolo storico (quando si è costituto, in esito a quali avvenimenti storico-politici, che territori comprendeva, chi su tali territori esercitava la sovranità etc..), dizione che spesso viene utilizzata in relazione a possibili futuri scenari istituzionali e politici che interessano la nostra Provincia e la nostra Regione

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.
cons. Rodolfo Borga