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Tremalzo: mentre i cinghiali distruggono il patrimonio prativo riconosciuto dall’UNESCO, inerzia della politica provinciale senza pari? Inadeguatezza degli strumenti o della politica?

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Parlare per l’ennesima volta dei danni provocati dai cinghiali, sembra offendere l’intelligenza di chi legge, ma in realtà si sottolinea semplicemente l’insipienza politica di coloro che, politicamente hanno il dovere e l’obbligo, di governare il fenomeno, senza isterismi ridaioli, tipici di chi urla, ma con la determinazione che la consapevolezza dei danni arrecati, avrebbe dovuto attivare immediatamente.
A fronte di tanta inerzia politica provinciale, a Tremalzo, si continua a permettere che si consumi una devastazione senza pari di uno dei siti riconosciuto a livello mondiale dall’Unesco, quale “Biosfera” dell’umanità.
Un danno incalcolabile, in una valle meravigliosa e colpevolmente dimenticata –o meglio- ricordata solo nelle scorribande elettorali.
Da quanto emerge, inoltre, i danni oltre al patrimonio prativo, questa volta sono registrati anche vicino a ristoranti e strade, che denuncia una “confidenza” degli animali nei confronti dei luoghi abitati.
In una delle risposte dell’assessore provinciale sul tema, ipotizzando che si possa recintare il mondo per prevenire(!), si legge testualmente “L’art. 33 bis della L.P. 24/91 prevede, al comma 6, che la Provincia possa concedere contributi per la realizzazione di misure di prevenzione ed indennizzi per i danni causati alle attività agricole dalla fauna selvatica. I relativi criteri sono definiti con la deliberazione della Giunta provinciale n. 1062 del 7 ottobre 2010, successivamente modificata con deliberazione n. 2345 del 24 ottobre 2013”.
Poi perdendosi in un sacco di indecifrabili chiacchiere e rincorrendo all’enunciazione della politica della retorica dei rimborsi per i danni, dimenticandosi che danni ambientali come quelli arrecati ad un sito riconosciuto dall’Unesco per la presenza di piante e fiori irripetibili in un “museo naturale” qual è il patrimonio prativo di Tremalzo, non ci sono quantificazioni possibili,l’Assessore,pensando di colloquiare con degli allocchi, insiste dicendo “Peraltro la disciplina del controllo del cinghiale è materia regolamentata dal Comitato faunistico provinciale; eventuali proposte migliorative o integrative rispetto alla disciplina attuale verranno dunque in futuro discusse in tale sede”.
Questo, dimenticandosi che tale Comitato è formato da soggetti ben identificabili dell’apparato burocratico provinciale, ma anche dall’assessore stesso, oltre che da rappresentanti delle varie associazioni, che spesso si trovano a dover interpretare le scelte politiche.
Infatti, a tale comitato fanno parte l’assessore provinciale competente in materia di caccia Michele Dallapiccola, i dirigenti provinciali del Servizio Foreste e fauna, del Servizio Aziende agricole e territorio rurale e del Servizio conservazione della natura e valorizzazione ambientale; il responsabile dell’Ufficio provinciale competente in materia veterinaria e, appunto, rappresentanti delle associazioni faunistiche.
Va anche detto che conseguentemente, l’assessore di merito, invece che rimpallare le responsabilità su chi ha il mandato sulle iniziative specifiche da attivare, ha il dovere di esercitare anche all’interno di tale organismo, tutte quelle iniziative necessarie alla tutela di un equilibrio eco-naturale, oggi messo in crisi a Tremalzo-ma non solo a Tremalzo-da una presenza massiccia del cinghiale che è sfuggito di mano ai doverosi controlli, non certo per la volontà di distruggerli, ma con lo spirito di una cosciente operazione di salvaguardia che a questo punto non può essere basata sulle chiacchiere o sulla retorica dei risarcimenti-qui irrisarcibili, ma su fatti concreti, su un programma di sostanziale riduzione dei cinghiali presenti, con un piano di censimento, abbattimento e controllo della proliferazione basato su dati scientifici e non su ondate emozionali pro o contro tale presenza.
Unica certezza, la necessità di intervenire, con poche parole d’ordine che trovino fondamento sulla prevenzione dei disastri prativi in atto e sulla riduzione drastica delle presenze di tale mammifero artiodattilo della famiglia dei Suidi, rinegoziando le limitazioni imposte dalle normative, a tutela di un equilibrio naturale, inficiato da salvaguardie oggi dimostratesi inadeguate.
Tutto ciò premesso

si interroga il Presidente della Giunta provinciale per sapere:

• cosa si intenda concretamente fare, di là dalle enunciazioni e inutili chiacchiere e arzigogolate delibere, per dare risposte concrete al problema posto che trova a Tremalzo l’iceberg più evidente ma che tocca altre realtà prative trentine di una presenza massiccia del cinghiale, oggi pericolo per la conservazione di un ecosistema straordinario;
• a chi spetta attivare e trasformare in fatti concreti il richiamato Comitato Faunistico Provinciale, affinché si adeguino i permessi di abbattimento alle necessità reali, per ristabilite il giusto equilibrio, soprattutto a tutela di quella vasta area che a Tremalzo è riconosciuta dall’Unesco quale sistema “Biosfera” per la sua specialità di presenza di erbe e fiori irripetibili;
• quali le iniziative dell’assessore provinciale all’interno del Comitato Faunistico Provinciale di cui fa parte di diritto e quali le deliberazioni sul tema proposte dallo stesso e, nel caso, quali le date di presentazione/approvazione e quali i contenuti;

A norma di Regolamento, si richiede risposta scritta.
Cons. Claudio Civettini