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Trento: telefonini cellulari in reparti ospedalieri sensibili utilizzati da qualche utente maleducato, addirittura con il “viva voce”? Quali gli organi deputati al controllo e quali gli strumenti per la tutela della sicurezza per l’operatività strumentale negli ambulatori?

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 Da diversi anni – com’è noto, o per meglio dire come dovrebbe essere ormai noto a tutti – è prassi comune oltre che buona educazione, presso le strutture ospedaliere e assistenziali, il non utilizzo del telefono cellulare, anche perché l’impiego di questi apparecchi può generare pericolose interferenze alcune apparecchiature di grande se non di vitale importanza, quali ad esempio i respiratori artificiali. Tuttavia, non sempre siffatta prassi viene osservata. Anzi, vi sono esempi che dimostrano l’opposto.

Un caso assai singolare, in questo senso, ci viene segnalato con riferimento all’uso, da parte di un unico soggetto, addirittura con la funzione di “viva voce” non di uno bensì di due distinti apparecchi telefonici (come attesta la documentazione fotografica allegata).

Il tutto, in una sala d’aspetto di un reparto ginecologico a Trento. Uno scenario che francamente sconcerta e a fronte del quale, vista la palese maleducazione o non conoscenza delle regole civili, l’Amministrazione provinciale, non dovrebbe esimersi dal definire criteri che permettano il controllo e il rispetto delle regole e della sicurezza messa a rischio dall’utilizzo inadeguato dei cellulari, nei centri clinici.

Ragion per cui pare opportuno chiedere, pur nella consapevolezza dell’impotenza davanti alla manifesta maleducazione o scarsa conoscenza delle regole o della vera e propria arroganza, come si intenda far ottemperare i criteri di sicurezza sull’utilizzo dei cellulari all’interno delle strutture ospedaliere, in particolare laddove, le attività ambulatoriali, sensibili alle onde e frequenze elettromagnetiche, potrebbero essere messe a rischio, proprio per l’utilizzo improprio di tali apparecchi.

Tutto ciò se, tali controlli, rientrano nelle competenze di quei soggetti cui è delegato il controllo sulla sicurezza e se vi siano strumenti atti o adatti affinché i contravventori, possano essere perseguiti o contravvenzionati, proprio nel rispetto come in questo caso, delle future mamme e delle strumentazioni in servizio per i controlli e le verifiche ambulatoriali.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere

interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

  • se convenga, pur nella piena conoscenza dell’impotenza del pubblico sulla manifesta maleducazione e dei comportamenti irrispettosi di qualche cittadino, che si debba dare corso all’inibizione dell’uso dei telefoni cellulari almeno laddove vi sia la presenza di strumentazioni sensibili alla presenza di onde elettromagnetiche e nel caso, quali siano le regole scritte che debbano essere rispettate all’interno degli ambulatori e ospedali;
  • a chi sia deputato l’onere e l’onore di far rispettare le regole del buon senso sull’utilizzo di detti telefoni cellulari all’interno di quei locali –ambulatori o zone ospedaliere sensibili- e quali siano le eventuali sanzioni applicabili ai trasgressori;
  • se sia tollerabile che nella sala d’aspetto dell’ambulatorio ginecologico dell’ospedale di Trento, un cittadino probabilmente poco conoscitore delle regole o certo della impunità, si possa permettere di telefonare addirittura con due cellulari in piena viva voce senza che alcuno si permetta di richiamarlo al rispetto delle regole e delle pazienti presenti;
  • se i cartelli di divieto dell’uso dei cellulari siano presenti nei luoghi sensibili ed operativi delle zone ambulatoriali od ospedaliere e in quali lingue i divieti siano espressi e nel caso, quali, onde evitare alibi di qualsiasi genere per qualche cosiddetto “nuovo cittadino” possa ricorrervi per l’impunità;
  • se non si ritenga di dover far meglio osservare i divieti esistenti in questo senso e, in caso affermativo, entro quali termini e secondo quali modalità intenda attivarsi in tal senso.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini