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Utero in affitto, adozione e sentenza della Corte d’Appello di Trento

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Ovviamente ampio risalto ha avuto la notizia che la Corte d’Appello di Trento di fatto ha legittimato la pratica dell’utero in affitto. Per effetto di tale sentenza – peraltro non definitiva – una coppia di gemelli avrà come “papà e mamma” due uomini, che sono andati all’estero (pare in Canada) per poter ricorrere alla c.d. maternità surrogata, pratica vietata dalla legislazione dello Stato italiano.

Senza entrare nel merito della specifica situazione, Civica Trentina ritiene doveroso ricordare in cosa consiste la pratica che ha permesso ai due uomini di procurarsi i figli. Perché ovviamente coloro che hanno esultato per questo ulteriore passo nel progresso, si guarderanno bene dallo spiegarvelo.

Una coppia (nel caso specifico due uomini) dapprima acquistano un ovulo da una donna, che fecondano con il seme di uno o dell’altro (o di entrambi), per quindi stipulare con un’altra donna un contratto in virtù del quale questa (ovviamente una persona in stato di bisogno economico) s’impegna a portare a termine la gravidanza per poi cedere alla coppia il bambino (o i bambini).

Il tutto ovviamente verso un congruo corrispettivo, perché nessuna donna si presterebbe a tanto se non costretta dal bisogno. Cosa da ricchi, insomma. In sostanza più negozi giuridici, per effetto dei quali la coppia (in tal caso omosessuale) acquista dapprima la “merce” necessaria per la fecondazione, poi “affitta” il corpo di una donna pe la gestazione ed infine “compra” il bambino che la donna ha portato in grembo per i canonici nove mesi.

Una pratica inaccettabile, non a caso vietata in Italia e nella maggior parte dei Paesi del mondo, contro la quale anche recentemente in Italia ed in Europa si sono schierati soggetti della più diversa collocazione politica e culturale: da destra a sinistra, passando per il mondo femminista e per parte di quello omosessuale.

Questa la pratica che la sentenza trentina – di cui auspichiamo la cassazione – finisce con il legittimare. Una pratica che costituisce una triplice forma di prevaricazione: dell’uomo nei confronti della donna, del ricco nei confronti del povero, degli adulti nei confronti dei bambini.

Per parte nostra, nel ribadire l’impegno politico contro l’utero in affitto, non possiamo non pensare, anziché alla soddisfazione dei due uomini che infine hanno ottenuto (almeno per ora) ciò che volevano, al destino dei due bambini, costretti a vivere senza una madre, ed alla donna che si è vista portar via (sia pure previo pagamento) i bambini che ha sentito crescere dentro di sé per nove mesi.

Se questo è il progresso!

Rodolfo Borga                                                                                        

Claudio Civettini